Anief “servono sei miliardi per allineare l’indennità di vacanza contrattuale nel 2019 a tre milioni di statali”

di redazione
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Anief – Mentre dietro le quinte si infittiscono le manovre politiche per arrivare ad una maggioranza di Governo, scoppia il caso sul Documento di Economia e Finanza a cui sono affidate le sorti della politica economica del prossimo triennio: il tempo, infatti, è tiranno, perché, scrive oggi La Repubblica, “le misure per scongiurare la manovra bis e l’aumento dell’Iva vanno programmate entro un mese”.

Il Ministro dell’Economia in carica, Pier Carlo Padoan, è intenzionato a presentare sul filo di lana un Def “neutrale” e squisitamente “tecnico”: solo che i leader dei partiti che si sono imposti in occasione delle elezioni politiche di una settimana fa, “Di Maio e Salvini, premono per dar conto delle promesse agli elettori”, in modo da “condizionare i contenuti del Documento di economia e finanza” e trovarsi la strada pronta in caso di affidamento dell’incarico da parte del Capo dello Stato subito dopo Pasqua.

Mentre si sviluppa il braccio di ferro tra l’attuale esecutivo, in scadenza di mandato e in teoria affidatario solo degli affari ordinari, e quello che verrà, dalla composizione quanto mai incerta, Anief lancia un appello al nuovo Parlamento: un terzo delle risorse a disposizione del nuovo documento di economia e finanza deve necessariamente essere destinato ad ancorare l’indicizzazione degli stipendi al 50% dell’aumento dell’inflazione registrata negli ultimi dieci anni.

A sostenerlo non è solo l’organizzazione che tutela i lavoratori, ma lo prevede una norma dello Stato vigente ma non applicata: la Legge 190/2014, che proroga al 2018 i valori dell’indennità di vacanza contrattuale del 2013 che la Legge 147/2013 aveva bloccato al 2008. Pertanto, a fronte di un reddito medio di 30mila euro di un dipendente pubblico degli oltre 3 milioni in servizio, l’indice di inflazione programmata da assegnare ha delle aliquote definite per legge: 4,25 per 4,3 mensilità 2015; 4,26 per tutto il 2016; 4,66 per il 2017; 5,56 per il 2018; 6,46 per il 2019, con ipotesi stessa d’inflazione dell’anno corrente al 50%.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, ricorda che “l’inflazione, il costo della vita, è l’unico parametro costituzionale da rispettare per stabilire se uno stipendio è equo. Stare abbondantemente al di sotto di questo parametro minimo significa non avere rispetto dei lavoratori pubblici. È lapalissiano: lo Stato pretende dai cittadini il rispetto delle leggi, ma poi è il primo a non dare seguito a quello che contengono. Per questo, come sindacato non possiamo esimerci dal ricordare che il Documento di Economia e Finanza in via di approvazione dovrà essere dedicato a coprire tale gap stipendiale. In caso contrario, l’unica via rimane quella del ricorso”.

Nell’attesa di capire come si svilupperanno gli incerti eventi politici che porteranno alla nuova linea di Governo, il sindacato Anief conferma pertanto l’azione giudiziaria mirata a sbloccare gli stipendi dei dipendenti della PA dal settembre 2015, come del resto ha previsto la Corte Costituzionale nel giugno di quello stesso anno: in media, per legge ognuno dei tre milioni di lavoratori statali ha diritto ad avere 2 mila euro in più nel 2019 e 4 mila euro di arretrati se accolto il ricorso dalla stessa Consulta. Per aderire al ricorso è possibile scaricare on line la diffida, propedeutica al ricorso al giudice del lavoro.

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