Anief. Riforma PA – Riduzione comparti, fumata grigia all’Aran ma senza aumenti veri è tutto inutile

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ANIEF – Sulla riforma del pubblico impiego, oggi all’Aran si è assistito all’ennesimo rinvio. Anche se stavolta l’accordo con le confederazioni sindacali sulla riduzione dei comparti sembrerebbe in dirittura d’arrivo. A gennaio, dopo la pausa natalizia, potremmo assistere alla ratifica della riforma della pubblica amministrazione, con le parti che sembrano convenire sull’allestimento di nuovi quattro macro-comparti: la scuola, la sanità, gli enti locali e le amministrazioni centrali.

ANIEF – Sulla riforma del pubblico impiego, oggi all’Aran si è assistito all’ennesimo rinvio. Anche se stavolta l’accordo con le confederazioni sindacali sulla riduzione dei comparti sembrerebbe in dirittura d’arrivo. A gennaio, dopo la pausa natalizia, potremmo assistere alla ratifica della riforma della pubblica amministrazione, con le parti che sembrano convenire sull’allestimento di nuovi quattro macro-comparti: la scuola, la sanità, gli enti locali e le amministrazioni centrali.

Tuttavia, se l'Agenzia per la contrattazione nel pubblico impiego canta vittoria, perché adegua la pubblica amministrazione alle norme previste dal Decreto Legislativo 150/09, per oltre 3 milioni di lavoratori statali c’è poco da esultare: l’accordo è infatti propedeutico per il nuovo assetto organizzativo dei vari comparti pubblici, ma è anche reputato dall’amministrazione indispensabile per giungere ai rinnovi contrattuali attesi da sei anni. E qui sta il punto.

“A tutt’oggi – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, segretario organizzativo Confedir e confederale Cisal – mancano i soldi necessari ad un adeguamento almeno sufficiente degli stipendi e per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale. Il Parlamento, attraverso la Legge di Stabilità 2016 in via di approvazione finale, ha previsto meno di 10 euro lordi a dipendente pubblico. È una vera elemosina, se solo si pensa che servono almeno 110 euro per il recupero dell’indennità di vacanza contrattuale e altrettanti di vero e proprio aumento in busta paga. È una quota imprescindibile, che rivendichiamo da tempo, in mancanza della quale non ci sono possibilità di dialogo”.

“Se il Governo non agisce con un intervento urgente – prosegue Pacifico – la convocazione di gennaio, oltre che il probabile prossimo accordo sui comparti, rischia di diventare un passaggio inutile. Servono dei fondi veri, basta con la politica del rinvio e degli oboli. Altrimenti il confronto si sposterà in tribunale. Ricordiamoci che Corte Costituzionale ha già reputato illegittimo il blocco dei contratti e degli stipendi della PA. Il messaggio è stato chiaro: anziché stanziare 300 milioni complessivi, servono 12 miliardi di euro l’anno”.

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