Anief: i problemi del primo anno di Buona Scuola

di redazione
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Anief – È passato un anno da quando la riforma della scuola è stata approvata con la Legge 107/2015: nei nostri istituti scolastici abbiamo vissuto dodici mesi di problemi, norme inapplicabili, proteste ad oltranza, bonus professionali e incentivi assegnati solo ad una parte del personale, lavoratori messi uno contro l’altro, organi collegiali operanti nell’incertezza e comitati di valutazione lasciati al loro destino. Il Miur che fa?

Anief – È passato un anno da quando la riforma della scuola è stata approvata con la Legge 107/2015: nei nostri istituti scolastici abbiamo vissuto dodici mesi di problemi, norme inapplicabili, proteste ad oltranza, bonus professionali e incentivi assegnati solo ad una parte del personale, lavoratori messi uno contro l’altro, organi collegiali operanti nell’incertezza e comitati di valutazione lasciati al loro destino. Il Miur che fa?

Anziché fare tesoro di queste storture, che hanno messo in seria difficoltà il servizio scolastico, per rivedere le tante decisioni scellerate, l’amministrazione produce un testo colmo di dati statistici fittizi e investimenti teorici prodotti – su edilizia scolastica, digitale, reclutamento, merito e via dicendo – di cui nelle scuole, a tutt’oggi, non si è avuto sentore.

“La verità – commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal – è che coloro i quali vivono la scuola tutti i giorni, hanno trascorso un anno in perenne disagio. Basti pensare alle attività progettuali e a sostegno della didattica, visto che il Fondo d’Istituto, legato al cosiddetto Mof, a differenza di quanto sostiene il Miur, è rimasto dimezzato rispetto al 2011, con le scuole costrette a fare pressioni sui genitori per chiedere dei contributi che hanno poco a che vedere con il volontariato e con effetti negativi importanti per la conduzione anche ordinaria degli istituti”.

Anche la supplentite è stata tutt’altro che debellata: il numero di supplenze annuali riscontrate nel 2015/16 è lo stesso degli anni passati, circa 116mila, con l’aggravante che si continuano a tenere fuori dalle GaE e dalla stabilizzazione almeno 80mila precari abilitati pur in presenza di 150mila posti vacanti accertati. A questi docenti, supplenti di lungo corso, continua poi ad essere ingiustamente negata l’anzianità di servizio, malgrado sempre più giudici la pensino diversamente. Per non parlare dei tanti laureati rimasti esclusi dal concorso a cattedra, pur avendo tarato la loro preparazione accademica proprio per questo obiettivo, e dei diplomati magistrale, ancora inopinatamente estromessi da qualsiasi opportunità di stabilizzazione tramite le graduatorie ad esaurimento.

“In questi mesi abbiamo girato tantissime scuole – dice ancora Pacifico – riscontrando discriminazioni su più fronti: nell’assegnazione del bonus da 500 euro, per le nomine tra personale docente e Ata, da GaE e graduatoria d’Istituto. Come enormi sono gli interrogativi che i lavoratori continuano a porsi sull’organico potenziato impazzito, sulle tante deleghe ancora in alto mare, sui posti su sostegno bloccati, su migliaia di scuole senza dirigenti e Dsga, sui tanti precari discriminati e mortificati, sull’avvio della chiamata diretta, anche dopo l’accordo con i sindacati che a breve dovrebbe portare ad una sequenza contrattuale tutt’altro che risolutoria. Ecco perché sono state raccolte tante firme per il referendum: per noi è tutto da rifare”.

Anief, in risposta al Miur, ha quindi predisposto un decalogo sui dodici mesi trascorsi a seguito dell’approvazione della Legge 107/15. Come si evincerà, limiti insormontabili e necessità d’intervento, costituiscono le caratteristiche comuni ai tanti settori che ha toccato l’ultima nefasta riforma della scuola pubblica italiana.

Personale scolastico e mancate assunzioni

È un vero caos quello che si è venuto a determinare sulle assunzioni, con forti discriminazioni attuate tra personale docente e Ata, Graduatorie ad esaurimento e d’Istituto, organico potenziato impazzito, deleghe in alto mare, posti su sostegno bloccati pur in presenza di 40mila posti liberi, scuole senza dirigenti e Dsga, precari discriminati e mortificati. Ci sono ancora 80mila precari chiamati da graduatorie d’istituto, a cui il Miur non vuole dare prospettive di stabilizzazione, pur essendo indispensabili per l’ordinario funzionamento, oltre ai 30-40mila Ata da assumere. Non a caso, continuano i ricorsi per combattere queste ingiustizie, anche per l’estensione del contratto dal 30 giugno al 31 agosto. Inoltre, l’accordo sulla chiamata diretta, di origine aziendale, da settembre porterà la scuola a trasformarsi in azienda, con tutti i docenti privati di titolarità e sottoposti al rischio perenne di uscire dalle classi per realizzare progetti.

Alternanza scuola-lavoro

Ancora oggi non c’è traccia, nemmeno di una bozza, del decreto sui diritti-doveri degli studenti lavoratori e sull'aggiornamento degli albi presso le Camere da Commercio. Sul documento base per le esperienze formative in azienda degli studenti del triennio finale degli istituti superiori, come previsto dall'articolo 1 comma 37 della legge n. 107/2015, si è espresso poche settimane fa anche il CNPI, che ha indicato al Governo una lunga serie di modifiche da apportare. Aver portato a termine, ad oggi, appena 50 accordi e 56 protocolli d'intesa rappresenta un sassolino in uno stagno.

Autonomia scolastica

L’organico potenziato è orfano di una componente fondamentale, indispensabile, per l’attuazione dei progetti da portare a termine in ogni istituto, sulla base del Piano dell’offerta formativa triennale: manca il personale Ata. E quello attuato sui docenti non ha rispettato, in quasi tutti i casi, le esigenze delle scuole per via del tradimento della sequenza di operazioni prevista dal legislatore: agli istituti, infatti, sono stati assegnati gli insegnanti “potenziatori” decisi dall’Usr e non quelli precipui indicati dal collegio dei docenti. Da settembre, inoltre, avremo altri 100 istituti in meno, pur in presenza di oltre 8mila studenti iscritti in più, con l’inevitabile aumento delle classi “pollaio”.

Bonus da 500 per la formazione

Il contributo per la formazione professionale è stato previsto solo per una parte del personale di ruolo: il Tar ha già stabilito che andava conferito agli educatori, pure loro inspiegabilmente esclusi, mentre permangono i ricorsi per i docenti precari e per tutto il personale Ata.

Merito

Imporre il merito per pochi docenti, dimenticando che gli stipendi-base di tutti sono fermi da 6 anni, è stata un’operazione strategica tesa al risparmio. In molte scuole i docenti si sono rifiutati di stare a questo “gioco”. Senza dimenticare che alle superiori questi fondi saranno distribuiti anche sulla base dei pareri espressi dagli studenti eletti nel comitato di valutazione, che così passeranno da giudicati a giudicanti, anche dei lor prof.

Stipendi

Rimane da sciogliere il nodo stipendi, reso ancora più evidente degli aumenti approvati in altri Paesi europei, come la Francia, dove gli insegnanti guadagnano più dei nostri presidi e nel 2017 si vedranno comunque corrispondere un aumento di 1.400 euro annue. Mentre in Italia, dove i compensi sono fermi a 29mila euro lordi, il Governo si è fermato ad un rinnovo di 17 euro, quando solo l’indennità di vacanza contrattuale dovrebbe essere pari ad almeno 150 euro. La verità è che la Buona Scuola ha eluso una delle componenti fondamentali per chi opera negli oltre 8mila istituti italiani. Basta ricordare quanto viene percepito dal personale Ata: i 22mila euro lordi l’anno, certificati di recente dalla Corte dei Conti, costituiscono un record negativo per gli impiegati che operano nello Stato. Con il mancato adeguamento delle buste paga, che il Governo continua a non affrontare, c’è l’aggravio del mancato adeguamento dell’indennità di vacanza contrattuale, la quota, prevista per legge, che avrebbe permesso almeno di tenere testa all’aumento dei prezzi e del costo della vita.

Deleghe

Ancora oggi non c’è traccia della formazione iniziale, come del resto del diritto studio, della riforma del ciclo 0-6 anni, che ha bloccato l’assunzione dei docenti della scuola dell’infanzia nell’ultima fase straordinaria di immissioni in ruolo previste proprio dalla Buona Scuola e che ora partirà con molte parzialità. Lo stesso vale anche per tutte le altre deleghe, ferme ai box: il governo è fermo alle consultazioni del Partito Democratico con le parti sociali svolte questo inverno.

Concorso dirigenti scolastici

Le reggenze delle scuole l’anno prossimo potrebbero sfiorare quota 2mila, visto che il concorso per nuovi dirigenti è slittato in autunno e a breve è prevista solo l’assunzione di 200 nuovi presidi, ancora in lista di attesa dopo essere risultati idonei all’ultima tornata concorsuale del 2011. Nel frattempo, anche gli stipendi dei dirigenti scolastici rimangono fermi al palo e ci si concentra su aumenti irrisori, anche questi rivolti a più meritevoli, suddivisi in scala gerarchica di merito.

Edilizia scolastica

È vero: il Governo ha finalmente stanziato dei fondi per le strutture scolastiche fatiscenti. Rimane un dato di fatto che ci sono ancora migliaia di plessi a rischio: non è un’opinione, ma la fotografia di quanto riportato periodicamente dalle associazioni di settore, anche nel corso di quest’anno scolastico. È auspicabile che si passi con celerità agli interventi.

Sostegno

Ad oggi ci sono ancora quasi 40mila insegnanti chiamati annualmente, con la modalità della deroga, pur essendo di fatto operanti su posti liberi. La mancanza di supporto agli alunni disabili, diventa doppiamente sentita perché si continua a disattendere il contenuto della sentenza della Consulta n. 80/2010, che annullando i commi 413 e 414 dell’art. 2 della Legge 244/2007, ha chiesto al Parlamento di superare il vincolo del 70% dell’organico di diritto previsto dalla Legge 128/2013, approvata quando era a capo del Miur il ministro Maria Chiara Carrozza: con il risultato che ancora oggi almeno 33mila posti rimasti vacanti continuano ad essere assegnati in “deroga” e non attraverso l’organico di diritto, vanificando la continuità didattica e l’immissione in ruolo su quelle cattedre libere. Nel frattempo, solo grazie all’opera del sindacato si ottiene la tutela degli alunni con disabilità a cui il Miur continua a negare il giusto apporto delle ore di sostegno, in spregio al loro diritto all’istruzione e all’uguaglianza, con tante sentenze favorevoli provenienti da più tribunali d’Italia, supportate gratuitamente dai legali dell’Anief.

Personale Ata

Con la Buona Scuola, sembra essersi volatilizzato il personale Ata: come se con la scuola dell’autonomia non occorrano più amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici. Quando, in realtà, è l’esatto opposto. Invece, dal 1° settembre scorso non si prevedono più sostituzioni “brevi”, se non dall’ottavo giorno di assenza consecutiva del titolare. Per gli ATA non si fanno assunzioni ormai da due anni, con i posti liberi che nel frattempo sono diventati 30mila ed il Miur che sembra fermarsi ad appena 5mila immissioni in ruolo. Ci si chiede, infatti, che fine abbiano fatto le oltre 6mila assunzioni del 2015, “congelate” per i perdenti posto delle province, ma soprattutto perché con il “potenziamento” della Buona Scuola non si è provveduto ad assumere almeno 20mila Ata, a fronte di quasi 50mila docenti. Ad essere passato nel dimenticatoio è anche il concorso per Direttori dei servizi generali ed amministrativi: la figura professionale che gestisce i bilanci delle scuole e il personale, per i quali vi sono quasi 2mila posti liberi.

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