Anief: priorità a edilizia, sostegno e rinnovo contratto

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Comunicato Anief – Fioramonti presenta la linea, propositi buoni ma serve un cambio di passo. Il sindacato non revoca lo sciopero del 12 novembre.

La sicurezza degli edifici prima di tutto, invertire la tendenza sulle cattedre di sostegno scoperte, digitalizzazione guidata, introdurre un nuovo reclutamento, docenti e Ata più formati e meglio pagati, sì al tempo pieno, più risorse pubbliche alla scuola: sono i passaggi cruciali dell’intervento tenuto ieri dal ministro dell’Istruzione Lorenzo Fioramonti presso le VII Commissioni Cultura di Senato e Camera, in occasione della presentazione delle linee programmatiche del nuovo corso ministeriale attivato con la costituzione del Governo M5S-PD. “La visione del Ministero presieduto dal sottoscritto può essere incapsulata in tre parole: sicurezza, innovazione e sostenibilità”, ha esordito il ministro. Anief reputa sostanzialmente condivisibili gli obiettivi posti dal ministro a capo del dicastero dell’Istruzione pubblica, ma se nei prossimi giorni non saranno esplicite le modifiche alle modalità per realizzarli, il sindacato non ha intenzione di revocare lo sciopero del prossimo 12 novembre con manifestazione annessa davanti a Montecitorio.

Il nuovo ministro dell’Istruzione sembra avere buone idee su come rilanciare la scuola italiana. Solo che le annunciate modalità per realizzarle rischiano di vanificare tutto. Anief indica quindi al titolare del Miur le modifiche prioritarie da attuare per raggiungere gli obiettivi prefissati. Obiettivi che il Paese non può permettersi più di sbagliare, perché stavolta danneggerebbero in modo fatale il già provato servizio di formazione pubblica di cui fruiscono oggi otto milioni di alunni.

Le priorità dell’ANIEF

Per quel che riguarda il problema dell’edilizia scolastica italiana, va ricordato la maggior parte degli edifici risale a prima degli anni Settanta e questi stabili necessitano di continua manutenzione ordinaria e straordinaria: laddove gli interventi non assicurano la massima vivibilità dell’edificio, lo Stato si deve far carico della ricostruzione in toto della struttura scolastica.

Sul sostegno agli alunni disabili, invece di migliorare, negli ultimi anni il quadro è decisamente peggiorato: un numero altissimo di posti in deroga, con scadenza 30 giugno pur se vacanti e disponibili, non sono entrati a far parte dell’organico di diritto, e vengono assegnati come supplenze al 30 giugno. Su 150mila insegnanti di sostegno, ricorda proprio oggi la stampa specializzata, un terzo sono decisi ad anno scolastico iniziato da sentenze dei tribunali ai quali si rivolgono le famiglie degli alunni con disabilità o da decisioni dell’Ufficio Scolastico.

In questo modo, il fabbisogno stimato con l’organico di diritto regione per regione non corrisponde alle esigenze reali e ad essere penalizzati sono non soltanto gli alunni, ma anche gli insegnanti, che non possono usufruire di quelle cattedre per i trasferimenti e le assunzioni. Tutto ciò, nonostante una recente sentenza del Tribunale amministrativo regionale abbia imposto al Ministero dell’Istruzione di rivedere la consistenza dell’organico di sostegno in Sicilia e di conseguenza un’assunzione di responsabilità e una revisione degli organici tale da garantire effettivamente la copertura del reale fabbisogno di docenti specializzati sul sostegno in tutto il territorio nazionale trasformando, finalmente, i posti attivati “in deroga” in posti in organico di diritto. E otto cattedre su dieci vengono assegnate a supplenti non specializzati, perché il Miur continua a creare bandi di specializzazione con pochi posti e anche mal distribuiti.

Per Anief, è necessario avviare una fase di reclutamento nuova e straordinaria. Questa, però, deve avere una precisa connotazione. “Sulla supplentite – ha detto oggi Marcello Pacifico, presidente Anief – bisogna in primo luogo ampliare il numero di ammessi alle graduatorie utili per il ruolo dai posti esauriti dalle GaE a tutti coloro che superano la prova selettiva”, dichiara Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato. Ovviamente, risulta necessario estendere il concorso riservato anche alla scuola dell’infanzia, della primaria e al personale educativo, senza dimenticare di trovare una soluzione per gli insegnanti di religione. Il servizio prestato nell’anno in corso deve essere valutato come quello su sostegno, nella scuola paritaria e nei corsi regionali professionali”.

Il primo passo da intraprendere per ridurre la supplentite si completerebbe con la riduzione a 24 mesi del servizio minimo valutabile in linea con la legislazione vigente sui contratti a termine. Con i collaboratori scolastici da stabilizzare, se in possesso degli stessi requisiti e la stessa valutazione del personale delle cooperative. Con il ruolo del ricercatore universitario oggi ad esaurimento da ricollocare a tempo indeterminato, con nuove procedure di reclutamento. Con le supplenze affidate a graduatorie di istituto provinciali, aggiornabili ogni anno e aperte.

Allo stesso tempo, è necessario agire con fretta sul rinnovo contrattuale, attraverso adeguati aumenti stipendiali. La strada però è lontana da compiersi: per il rinnovo del contratto dei dipendenti pubblici, il Governo è pronto a inserire nella manovra di fine anno uno stanziamento che si ferma ad un miliardo di euro. La cifra verrebbe anche divisa in due tranche, con una parte per il 2020 e un’altra per il 2021: si tratta di risorse che vanno a sommarsi ai 1,775 miliardi di euro già stanziati dal precedente esecutivo. A scriverlo è Il Messaggero, che ha anche quantificato i fondi per il rinnovo del contratto 2019-2021 da assegnare ai dipendenti statali: “potrebbe contare complessivamente su 2,7 miliardi di euro circa”.

Anief ricorda che la busta paga dei nostri docenti è di appena 28.147,00 euro: una cifra su cui pesano gli oltre mille euro di potere d’acquisto perso negli ultimi sette anni e che colloca i docenti agli ultimi posti Ue rispetto ai colleghi dei Paesi avanzati. Con l’aggravante che oltre confine lavorano in media anche meno ore. Ancora più scandalosa è quella del personale Ata, il meno pagato del comparto pubblico, con i collaboratori scolastici neo assunti fermi a mille euro al mese. I motivi del gap retributivo, che ha condotto al disallineamento degli stipendi dall’inflazione, misurabile in dieci punti percentuali dell’attuale stipendio rispetto al blocco decennale del contratto e ai già deludenti aumenti del 3,48% dell’ultimo rinnovo 2016/18, sono diversi: si va dall’invalidità finanziaria nelle assunzioni per via dell’abolizione del primo gradone stipendiale voluto dal CCNL del 4 agosto 2011 e coperto dalla Legge 128/12, alla disparità di trattamento negli scatti stipendiali tra personale precario e di ruolo, contraria al diritto dell’Ue, come certificato dalla Cassazione; dal mancato adeguamento dell’organico di fatto a quello di diritto, che continua ad essere attuato dallo Stato per contenere la spesa nell’erogazione del servizio e che nel sostegno dal 2013 è stato pure legalizzato.

Sul tempo pieno, l’esigenza di digitalizzare le scuole e di fornire loro un maggior budget in modo di attuare quell’autonomia che sino ad oggi è rimasta “strozzata” proprio per la mancanza di risorse adeguate, siamo tutti d’accordo: non ci si può tuttavia fermare ai proclami, perché questo è accaduto negli ultimi anni. Introdurre, ad esempio, appena 2 mila posti in più per garantire l’uscita da scuola nel pomeriggio, come è stato fatto nell’ultimo periodo, e poi fermarsi per rivedere il piano, sostenendo che al Sud molte famiglie hanno rinunciato, non appare la scelta migliore: meglio, allora, trovare i finanziamenti per Regioni ed Enti locali per assicurare il tempo mensa oltre all’urgente messa in sicurezza degli edifici, perché il gap tra il Nord e il Sud del Paese sull’apertura delle scuole in orario pomeridiano rimane agghiacciante.

Cosa ha detto il ministro Fioramonti

Il resoconto dell’intervento del ministro dell’Istruzione tenuto il 15 ottobre davanti alle VII Commissioni Cultura di Senato e Camera.

Sicurezza

“Non possiamo immaginare – riporta Orizzonte Scuola – una nuova scuola se non facciamo fronte alle emergenze. La scuola deve essere grande fucina di innovazione, ma prima bisogna pensare alle migliaia di scuole senza certificato di agibilità.”

“Portare idee innovative – ha detto Fioramonti – sembrerebbe pretestuoso quando il dirigente scolastico dice che va tutto bene ma che le porte cadono a pezzi e sono lasciati soli, oltre che essere responsabili”.

“Edilizia sarà un focus importante, già riattivata la task force per accompagnare gli appalti e le gare per realizzare i lavori, da parte delle amministrazioni”. “Se le amministrazioni non saranno in grado, si sostituirà lo Stato direttamente.”

Ambiente scolastico

“Che significa, capacità di essere accoglienti nei confronti di tutti. Siamo stati trai primi paesi che ha adottato un sistema di inclusione. Le diversità nelle abilità non devono essere un ostacolo. Ma se non riesci a farlo – ha sottolineato Fioramonti – rischi di pregiudicare i presupposti della scelta. Abbiamo troppe cattedre di sostegno scoperte e troppi insegnanti di sostegno non formati”.

“Abbiamo – ha detto inoltre, avviato una indagine interna per capire perché a settembre non abbiamo avuto una struttura per le necessità della scuola”. “Ho riattivato osservatorio inclusione e da subito inserito 5 milioni nella formazione degli insegnanti di sostegno e formazione del personale in generale. Dobbiamo tendere a scuole inclusive, in tutte le sue formulazioni”.

Innovazione

“Senza sicurezza non c’è innovazione. Sempre di più le scuole migliori sono quelle dove lavorano in situazioni di alto reddito pro-capite”. Digitalizzazione intelligente, dobbiamo formare ragazzi ad essere in grado ad adeguarsi al cambiamento, ma di guidarlo”, ha sottolineato il Ministro.

“Le tecnologie consentono formazione continua e il mio mandato sarà dedicato anche a questo”.

“Dobbiamo acquisire competenze di processo e non solo contenutistiche”

“Mi piacerebbe – ha continuato Fioramonti – realizzare un modello con sacche di sperimentazione per stravolgere il modello educativo”.

Sostenibilità

“Le nostre scuole sono e possono essere cuori pulsanti del territorio. La scuola è un’istituzione, che può essere più importante del Parlamento, perché si costruisce la consapevolezza della cittadinanza”. “Da subito avvieremo iniziative sul bilancio energetico, formazione studenti a nuove tecnologie rinnovabili, seguiremo una traiettoria green”.

Nuovo sistema di reclutamento

“No a percorsi abilitazione ad ostacoli, complessi e dilazionati nel tempo. Abbiamo bisogno di un sistema di abilitazione per gli insegnanti delle scuole cui lavoreremo con ddl collegati alla finanziaria”.

Dare valore ai docenti

“Abbiamo bisogno di docenti più formati e meglio pagati. Lo dico per il nostro orgoglio nazionale. Siamo abituati ai danesi e svedesi, ma ricordo che anche gli spagnoli pagano di più i docenti. Stessa cosa per gli amministrativi della scuola, che fanno un lavoro fondamentale”. “Abbiamo bisogno, inoltre, di dirigenti ambiziosi, di personale di segreteria a tempo pieno formato e con le competenze necessarie”.

Tempo pieno

“Abbiamo bisogno di classi che possano sostenere il tempo pieno”.

Risorse per la scuola

“Mi sono impegnato da subito per far arrivare più risorse. Impegniamoci al di là degli schieramenti politici. Non possiamo tollerare un settore strategico che riceve le briciole”. “Il futuro è il capitale umano”.

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