Anief, numerosi disabili privi di sostegno come lo studente sordo-cieco di Platì

di redazione
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Comunicato ANIEF – Ad un mese e mezzo dall’inizio del nuovo anno, il giovane, frequentante la terza media in provincia di Reggio Calabria, è ancora privo sia dell’insegnante di sostegno sia dell’assistente educativo che fornisce un indispensabile servizio pratico-logistico.

“Non è possibile ogni anno appesantire croci che le famiglie sono costrette a portare in un calvario che potrebbe avere fine solo se ognuno, sensibilmente, facesse il proprio dovere. Chi non lo fa paghi”, ha detto il Garante per i diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza, Antonio Marziale, che ha presentato un esposto alla Procura di Locri.

Secondo Marcello Pacifico, leader del giovane sindacato Anief, “di situazioni come questa ve ne sono tante e si trascinano per ben più tempo. Ed in molti casi le famiglie, alla lunga si abituano all’idea che lo Stato non è in grado di fornire l’assistenza e il supporto didattico ‘speciale’ previsto dalle commissioni mediche e scolastiche preposte. Ma noi non ci rassegniamo e per questo rilanciamo l’iniziativa Anief “Sostegno, non un’ora di meno!” che ogni anno scolastico si trova a patrocinare, senza costi per le famiglie, un numero di casi sempre più alto del precedente: con esiti sistematicamente favorevoli.

 Tra gli almeno 80 mila casi di sostegno negato agli alunni disabili vi sono anche allievi affetti da gravi patologie o menomazioni. Anche dinanzi a loro, l’inerzia della macchina amministrativa non fa sconti. Andando a produrre una lesione ancora più grave del diritto allo studio perpetrata nei confronti di un giovane in stato di estremo bisogno personale. Come il tredicenne sordo-cieco di Platì, in provincia di Reggio Calabria, che ad un mese e mezzo dall’inizio del nuovo anno scolastico è ancora privo sia dell’insegnante di sostegno sia dell’assistente educativo che fornisce un indispensabile servizio pratico-logistico.

Secondo la Gazzetta del Sud, siamo dinanzi ad una storia di “diritti negati da inadempienze di chi dovrebbe agire e non lo fa” aggiungendo che, sulla vicenda, il Garante per i diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza, Antonio Marziale, ha presentato un esposto alla Procura di Locri portando il caso anche all’attenzione delle istituzioni competenti. La storia del ragazzo che dovrebbe frequentare la terza media, riporta il giornale, è costellata di ritardi da parte del sistema Stato. E non sarebbe un caso isolato.

“Ho contattato la mamma del ragazzo – ha detto il Garante – e una volta avuta contezza della situazione ho scritto alla Prefettura, alla Commissione straordinaria del Comune di Platì, all’Ufficio scolastico regionale e quindi all’ufficio provinciale, al dirigente dell’Istituto scolastico di Platì e alla Procura di Locri. Alle mie richieste ha risposto la commissione straordinaria che guida il Comune di Platì, che ha chiesto al dirigente scolastico di verificare e valutare le iniziative da assumere di quanto di sua competenza sul servizio di assistenza educativa, sulla cui attivazione però nessuna richiesta risulta pervenuta da parte dell’istituto. Non è possibile ogni anno appesantire croci che le famiglie sono costrette a portare in un calvario che potrebbe avere fine solo se ognuno, sensibilmente, facesse il proprio dovere. Chi non lo fa paghi”, ha concluso Marziale

La posizione del Garante per i diritti dell’Infanzia e dell’adolescenza è più che condivisibile: è assurdo che debba intervenire un altro organismo statale per rimediare alle inadempienze degli uffici scolastici. “Siamo convinti che per il ragazzo di Platì si troverà una soluzione al più presto – spiega Marcello presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – ma riteniamo inconcepibile che debba essere intervenuto il Garante dei diritti dell’Infanzia. Di situazioni come questa, tuttavia, ve ne sono tante, che si trascinano per ben più tempo. Ed in molti casi le famiglie, dopo aver compreso di avere a che fare con una missione impossibile, alla lunga si rassegnano all’idea che lo Stato non può fornire l’assistenza e il supporto didattico ‘speciale’ previsto dalle commissioni mediche e scolastiche preposte”.

Il rischio è ora quello di abituarsi alla negazione del diritto. È una situazione dovuta, senza dubbio, alla crescita esponenziale di situazioni gravi: se nel 2006 gli alunni disabili certificati erano 180 mila, oggi se ne contano circa 255 mila: molti di loro necessitano del massimo delle ore previste dalla legge vigente (25 all’infanzia, 22 alla primaria e 18 nella secondaria), ma gli uffici scolastici forniscono alle scuole dei “pacchetti” di ore complessive quasi sempre inferiori a quelle richieste. Così i dirigenti scolastici sono costretti a suddividerle tra i vari alunni disabili frequentanti le loro scuole, penalizzando così tutti.

Non tutte le famiglie però si rassegnano a subire gli eventi negativi indotti dalla cattiva amministrazione della scuola, vedendo i figli privati di un diritto sacrosanto. Ecco spiegato anche il motivo dell’iniziativa Anief “Sostegno, non un’ora di meno!”, che ogni anno scolastico si trova a patrocinare, senza costi per le famiglie, un numero di casi sempre più alto del precedente: sanno bene che solo il giudice, vista la latitanza dello Stato, possono rendergli giustizia, condannando l’amministrazione pubblica sia a concedere le ore di sostegno negate, sia l’assegnazione di risarcimenti adeguati al danno arrecatogli. Dallo loro parte c’è una sentenza emessa dalla Corte Costituzionale, la n. 80/2010, da cui deriva che le necessità di bilancio pubblico e di razionalizzazione delle risorse statali non possono prevaricare il diritto allo studio, ancor più quando si tratta di un allievo disabile.

“La nostra iniziativa – continua Pacifico – vuole evitare che gli alunni e le famiglie vessate si trovino inermi dinanzi ad un muro di gomma. Le nostre azioni legali mirano ad opporsi a questa mancata integrazione e sostegno agli studenti con disabilità. E il giudice non può di certo rimanere indifferente alle nostre richieste, ancora di più perché in Italia le norme in materia, a tutele dall’uguaglianza sostanziale, a partire dall’articolo 3 della Costituzione, sono dalla parte dei disabili e non dello Stato inadempiente”.

Il giovane sindacato ricorda che l’indirizzo [email protected] è a disposizione di tutte le famiglie, dei docenti e dei dirigenti che necessitano di un intervento risolutore, al fine di ottenere per ogni alunno il corretto apporto di ore di sostegno prescritto dalla Programmazione Educativa Individualizzata, nel pieno rispetto della normativa e dei diritti degli alunni con disabilità.

Ragazzo sordo-cieco a casa in attesa del docente di sostegno

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