Anief: non si risolve il precariato annunciando l’assunzione solo di una parte dei docenti abilitati

di redazione
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Anief – Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e candidato al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, se non si modifica il testo, gli insegnanti non cambieranno le loro idee negativa sul documento.

Anief – Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e candidato al Consiglio Superiore della Pubblica Istruzione, se non si modifica il testo, gli insegnanti non cambieranno le loro idee negativa sul documento.

Anziché continuare a dire che questo Governo sta cancellando il precariato, il premier in carica farebbe bene ad informarsi che gli Esecutivi passati hanno programmato un numero maggiore di immissioni in ruolo in organico di diritto. E che nessun Governo era riuscito a lasciare fuori dalle assunzioni così tanti docenti.

Ecco perché questa riforma è tutta da rifare: nemmeno l’ex ministro dell’Istruzione, Letizia Moratti, riuscì nell’impresa di ottenere la chiamata diretta del personale. Mentre quella attuale, tanto osannata dal ministro Giannini, dopo otto mesi di attesa ha partorito solo un fastidioso topolino, su cui tutto il personale della scuola si scaglierà contro a partire dallo sciopero di Anief, Unicobas e Usb del 24 aprile.

“Anziché dire che fa ridere uno sciopero contro questo governo che sta assumendo 100mila insegnanti – dice Pacifico -, il premier dovrebbe informarsi sul fatto che il suo Esecutivo sta realizzando la metà delle assunzioni, in organico di diritto, attuate dall’ultimo Berlusconi presidente del Consiglio. E che le assunzioni dell’attuale Governo, sono inferiori anche alle 150.000 programmate dall’ex ministro dell’Istruzione, Giuseppe Fioroni, 10 anni fa di questi tempi dopo aver bene compreso il principio della parità di trattamento per i neo-assunti: la differenza è che rispetto a quelle immissioni in ruolo, ai neo-assunti del 2015 non sarà pagato il primo gradone stipendiale. Poi quel piano triennale voluto da Fioroni, con la Legge 296/2006, che trasformò le graduatorie da permanenti ad esaurimento, nel tentativo di eliminare la precarietà alla sua radice, si sciolse come neve al sole: solo il primo anno, il 2007/08, le 50mila assunzioni previste andarono in porto, poi con il cambio di Governo dimezzò la seconda tranche e annullò la terza”.

“Siccome il passato insegna – continua il presidente Anief -, gli insegnanti italiani sanno bene che le immissioni in ruolo nella scuola non basta annunciarle. Inoltre, non si risolve il problema del precariato stabilizzando solo una parte degli insegnanti abilitati: in questo modo si mettono contro gli aspiranti docenti e si mette in difficoltà lo Stato italiano, che si espone al rischio più che fondato di risarcimenti milionari. 

“Per la stabilizzazione dei precari della scuola – ricorda ancora il sindacalista – si schierò anche il ministro Gelmini, che con la Legge 106/2011 tentò di non applicare il D.lgs. 368/2001 che recepiva la direttiva comunitaria del 1999 sull’abuso dei contratti a termine, autorizzando un nuovo piano di immissioni in ruolo di 67.000 unità su organico di diritto ma a invarianza finanziaria, con stipendi bloccati per i successivi 9 anni, nonostante qualcuno dei neo-assunti da precario già ricevesse gli scatti stipendiali grazie ai giudici del lavoro. Un compromesso avallato dai sindacati rappresentativi, convinti ad accettare un contratto che avrebbe fatto miseramente annullare il primo gradone di stipendio dei dipendenti della scuola, a partire già dal 2011, violando in tal modo nuovi articoli di legge”.

“Persino l’ex ministro Maria Chiara Carrozza varò un piano di assunzioni straordinario, salvo vedere sfumato il progetto perché la vita del Governo fu così breve da non veder realizzata nemmeno la prima parte: si salvarono solamente, a dire il vero, le assunzioni in organico di diritto degli insegnanti di sostegno, però limitate ad un numero sottodimensionato. Tanto che oggi ancora ci ritroviamo con appena il 70% di posti coperti da personale di ruolo ed il resto da assegnare annualmente in deroga”.

“Per finire – dice ancora Pacifico – nel 2014 arrivò l’attuale Governo, che nel settembre del 2014 promise 150mila assunzioni. Salvo perdersene per la strada, nei primi mesi del 2015, ben un terzo. Riuscendo anche a inglobare il provvedimento in un disegno di legge, che oggi prevede la stabilizzazione di soli 50mila docenti in organico di diritto, e che viene contestato da tutti. Il premier, resosi conto di ciò, ha stabilito con il suo establishment che per trovare consensi occorre avviare il prima possibile una campagna mediatica in tutto il Paese. Attraverso cui tornare a rendere pubblico l’obiettivo impossibile: cancellare una volta per tutte la piaga del precariato”.

A complicare le cose è stato anche il Miur, che non ha mai realizzato il promesso censimento di tutti i posti vacanti e utili ad assumere in ruolo nuovi insegnanti. Con più di 100mila docenti precari abilitati delle graduatorie d’Istituto che rimangono ancora una volta fuori dal piano di assunzioni, malgrado la Corte di Giustizia europea sostenga l’esatto contrario. Saranno, peraltro, in buona compagnia: perché a non essere assunti sono oggi, secondo il Governo, anche migliaia di idonei del concorso a cattedra e i 30mila docenti delle GaE, perlopiù della scuola dell’infanzia.

Assieme a loro, Miur e Governo avrebbero voluto tenere pure i 55mila diplomati magistrale, a cui si continuava a negare l'inserimento in terza fascia delle Graduatorie a Esaurimento. Ma il Consiglio di Stato, con la sentenza n. 1973/2015, ha accolto il ricorso pilota patrocinato dall'Anief e accertato senza riserve il diritto dei docenti in possesso di diploma magistrale conseguito entro il 2001/2002 ad essere inseriti proprio nelle GaE negate per tanto tempo.

Per non parlare della ratio del disegno di legge stesso, che sposta la governance dalla scuola dall’armonia degli organi collegiali alle scelte decisionali del preside padrone: una disposizione così antidemocratica che nemmeno il ministro Moratti, con la Legge 53/2003, con tanto di decreti attuativi, era riuscita a contemplare nell’introdurre le funzioni presidenziali nelle scuole. E che dire del cosiddetto ‘merito’ del personale, che secondo il ddl 2994 scatterà solo per staff e pochi eletti, tutti rigorosamente scelti dai presidi? Mentre la grandissima parte dei dipendenti della scuola continuerà a vedersi bloccato lo stipendio sino al 2019, quando finalmente potrà contare su appena 5 euro di aumenti netti mensili, per il via libera all’indennità di vacanza contrattuale?”.

Ora, come si fa a dire a questo personale che il prossimo 24 aprile non dovrà scioperare? Come si fa a dire che se la protesta non darà i suoi frutti, non dovrà continuare e che non bisognerà scendere in piazza anche nel mese di maggio per fermare un disegno di legge tutto da rivedere?”.

Tutti coloro che sono interessati a prenotare il pullman per raggiungere la capitale venerdì prossimo, possono scriver entro il 21 aprile a [email protected]. Anief dà appuntamento il 24 aprile, alle ore 10.00 in Piazza della Repubblica dove il corteo di protesta si muoverà in direzione Piazza Sant’Apostoli per concludersi alle 13.00; poi, ancora in piazza per il sit-in a Piazza del Parlamento dalle 15.00 alle 18.00.

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