Anief: non si parli di tempo pieno. In legge di bilancio non è prevista assunzione docenti

di redazione
ipsef

item-thumbnail

Comunicato ANIEF – Come si fa a realizzare più tempo scuola senza assumere gli insegnanti a cui affidarlo?

Lo denuncia il sindacato Anief, a seguito del mancato inserimento nel testo della manovra economica dei provvedimenti promessi a più riprese dai più alti esponenti del governo per ridurre il divario Nord-Sud sul fronte dell’istruzione. È indicativo, invece, che tra i finanziamenti accordati sinora siano assenti quelli per procedere all’assunzione di 27.400 docenti e Ata chiesti dal Miur, di recente ricordati dal Ministro dell’Istruzione nel corso di un question time alla Camera, come primo assaggio verso l’incremento del tempo scuola nelle regioni più deprivate a livello di agenti culturali. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal), il rischio concreto è che il progetto si perda strada facendo, per via dei vincoli imposti dal Mef. Come per altri annunci e disegni legge virtuosi, quali l’introduzione dei docenti di educazione motoria alla primaria, di musica di inglese.

Come si fa a continuare a parlare di tempo pieno se nel testo della prossima manovra economica 2019, “bollinata” dalla Ragioneria di Stato, non ci sono norme in questa direzione e, soprattutto, non si prevede l’assunzione di nuovi insegnanti per attuare l’incremento di tempo scuola al Sud? A chiederlo è l’Anief, dopo che anche la stampa specializzata si è resa conto che sul “tempo pieno il governo del cambiamento non cambia”.

Così scrive oggi la rivista Tuttoscuola, ricordando anche che il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti “in occasione della sua recente visita in Sicilia, aveva dato per imminente il varo di un piano governativo per rafforzare il tempo pieno nelle regioni del Sud con l’obiettivo di combattere la dispersione scolastica. Ma di questo piano non c’è traccia finora nella Legge di Bilancio 2019, e Bussetti ha dovuto barcamenarsi, sotto gli occhi di quei parlamentari del Movimento 5 Stelle che, come il Presidente della Commissione Cultura alla Camera, Luigi Gallo, avevano assicurato che “il contratto di Governo prevede il recupero dei gap che esistono fra una regione e l’altra”.

Anche il vicepremier Luigi Di Maio ha annunciato che “nei prossimi due mesi dovremo dare più soldi a scuola, università e ricerca” andando a ridurre “le detrazioni e gli sgravi fiscali ai petrolieri” per girarle in primis “per la formazione dei ragazzi”. Quelli indicati dal Ministro dell’Istruzione e dal vicepresidente del Consiglio sono “impegni precisi, di cui prendiamo nota e di cui daremo conto se si tradurranno in realtà o meno. Il fatto che non fossero inclusi nella manovra inviata alle Camere e alla Commissione europea desta preoccupazione, ma il modo per recuperare c’è”, conclude Tuttoscuola.

Il modo ci sarebbe, prima di tutto, se il governo si decidesse a dare il consenso all’aumento degli organici dei docenti. Il problema è che nemmeno si è proceduto, nella stessa Legge di Stabilità, ad accordare i 27.400 posti chiesti dal Miur e di recente ricordati dal Ministro dell’Istruzione nel corso di un questione time alla Camera: rispondendo ad una precisa domanda sugli organici dei docenti, in particolare sull’ampliamento di quelli della scuola dell’infanzia e primaria, Bussetti ha detto di avere “chiesto al presidente del Consiglio Conte e al ministro dell’Economia Tria che nella legge di bilancio vengano trovate le risorse per il rafforzamento dell’organico dei docenti, in particolare alla scuola dell’infanzia e alle primarie”. Perché solamente “attraverso un consistente ampliamento dell’organico che riguarderebbe, in particolare, le regioni meridionali dove è maggiore l’esigenza di potenziamento del tempo pieno – ha concluso Bussetti – potranno, infatti, crearsi le condizioni per dare soluzione agli effetti negativi prodotti dalla legge 107″.

Su questo punto, stavolta Anief trova corretta la linea assunta dal Ministero dell’Istruzione: pur trattandosi di un numero esiguo di posti, poco più di un decimo del reale fabbisogno, considerando anche la possibile uscita di 80 mila docenti a seguito dell’approvazione di quota 100, cominciare ad incamerare nuovi maestri e insegnanti è il minimo che il governo possa fare se davvero vuole dare seguito al progetto di allineamento del tempo pieno annunciato da tempo e ribadito di recente dai vertici del Ministero.

“A Viale Trastevere – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – sono coscienti del fatto che le regioni meridionali e le isole maggiori, dove imperversano abbandoni precoci dei banchi e Neet, necessitano di un organico maggiorato di docenti. Senza di loro, qualsiasi progetto anti-dispersione e di rilancio della cultura, in territori deprivati di strutture e agenti che portano sviluppo, sarebbe destinato a naufragare. Non vorremmo, però, che il progetto si perdesse strada facendo, per via dei vincoli imposti dal Mef”.

“Il rischio c’è e riguarda anche altri annunci e disegni legge altrettanto virtuosi, come l’introduzione dei docenti di educazione motoria alla primaria, ma anche di musica di inglese. La verità, ed è bene che al governo se lo mettano in testa, è che senza una quota maggiorata di organici, di docenti specialisti, di maestri dell’infanzia e della primaria anche in compresenza non potremo mai pensare di ottenere una scuola di livello. Anziché accelerare sulla regionalizzazione dell’istruzione pubblica, prevista sì dall’articolo 116 della Costituzione ma mai andata in porto sino ad oggi, proprio per non accentuare il gap Nord-Sud in materia, è bene allora – conclude Pacifico – che le energie e le risorse vengano investite invece su tempo pieno e organici da ampliare a seconda del fabbisogno”.

Versione stampabile
Argomenti:
anief
soloformazione