Anief, monito Papa Francesco su stipendi adeguati va inteso in senso assoluto

di redazione
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Comunicato Anief – Il Pontefice invoca compensi per chi insegna a scuola commisurati al costo della vita.

Il Papa lo ha fatto in occasione della sua visita al Cantiere di Mahatazana ad Antananarivo, nel Madagascar: nel corso della preghiera per i lavoratori, il Santo Padre ha chiesto in modo perentorio che “i nostri bambini non siano costretti a lavorare, possano andare a scuola e proseguire i loro studi, e i loro professori consacrino tempo a questo compito, senza aver bisogno di altre attività per la sussistenza quotidiana”.

“I docenti, e ancora peggio i dipendenti Ata della scuola, possono contare su stipendi che non rispettano minimamente quanto previsto dall’articolo 36 della Costituzione – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – perché nei fatti non possono godere di una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del loro lavoro, così come non si tratta di compensi sufficienti ad assicurare a loro e alle loro famiglie un’esistenza libera e dignitosa. Come fa a vivere senza patemi, magari anche lontano da casa e dagli affetti, un collaboratore scolastico che prende mille euro al mese o un insegnante che ne percepisce 1.300 per tutto il periodo di precariato e i primi otto anni di servizio?”.

Quello del Papa va considerato un monito assoluto, non limitato alla difficile realtà lavorativa della grande isola dell’Oceano Indiano. Gli stipendi di chi insegna vanno infatti rapportati al costo della vita del contesto territoriale: quello che in Italia, per intenderci, negli ultimi dieci anni si è incrementato di oltre il 14%, con 8 punti accumulati tra il 2007 e il 2015. Sopperire a questo ritardi, come è stato fatto con l’ultimo contratto collettivo nazionale del lavoro, con degli aumenti ridicoli pari al 3,48% e poi aggiungervi, dall’aprile scorso, l’indennità di vacanza contrattuale, non molto superiore allo 0,5%, la dice lunga sul livello dei compensi mensili assegnati ai docenti della scuola pubblica italiana.

Il confronto con gli altri dipendenti pubblici

Anief ha di recente ricordato che il compenso dei dipendenti della scuola italiana diventa ancora più impietoso e insufficiente se si rapporta, come ha fatto l’Aran, agli comparti pubblici, il cui salario medio è pari al 34.491 euro, mentre quello dei docenti e Ata non arriva a 30 mila euro: basta dire che alla presidenza del Consiglio gli stipendi medi annui raggiungono i 64.611 euro, oppure le Autorità indipendenti superano i 91.259 euro. Per non parlare dei magistrati che vanno oltre i 137 mila euro. Gli stessi ministeriali (con 30.140) superano gli insegnanti. E se il confronto si fa con l’estero la storia non cambia, perché un docente della Germania o dell’Olanda può contare su compensi praticamente doppi rispetto ai nostri. 

Il parere del presidente Anief

“Come Anief – commenta Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato – abbiamo più volte proposto di partire con aumenti di almeno 200 euro, che non comporterebbero alcun onere se non quello di sbloccare i soldi destinati alla scuola dai risparmi derivanti dalla Legge 133 del 2008. In quel modo si valorizzerebbe il ruolo professionale dell’insegnante, come previsto anche dal programma del neo Governo M5S-Pd, e si predisporrebbe pure il passaggio di livello funzionale degli Ata, anche questo previsto per legge ma mai introdotto”. 

I ricorsi di Anief

Anief raccoglie, dal personale scolastico interessato, ricorsi al giudice del lavoro per ottenere la partecipazione al piano straordinario di stabilizzazione o il risarcimento del danno per illecita reiterazione di contratti a termine. Inoltre, per opporsi all’ingiustizia stipendiale, invita il personale vessato a presentare ricorso al giudice del lavoro, al fine di adeguare l’indice di incremento al tasso IPCA reale e non aggiornato dal settembre 2015.

Papa Francesco, stipendi adeguati per i docenti

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