Anief: M5S dice no alla Scuola-Azienda, avanti così 

di redazione
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Anief – “Per quanto riguarda la Scuola e l’Università, il nuovo Governo dovrà assolutamente operare in discontinuità rispetto alle politiche degli ultimi venti anni e da quando qualche sedicente “progressista” ha deciso che la scuola potesse essere gestita più efficientemente come un’azienda”:

a dirlo è stata la senatrice del Movimento 5 Stelle Bianca Laura Granato, durante il suo intervento sulla fiducia al Governo Conte.

Le speranze della senatrice del M5S sono anche quelle dell’Anief.

Fuori le logiche industriali dalla scuola. Lo dice apertamente la senatrice del M5S Bianca Laura Granato: “Abbiamo il dovere di salvare la scuola pubblica italiana con interventi di buonsenso: processi di reclutamento selettivi e trasparenti, garanzia della continuità didattica, assegnazione ai ruoli tutte le cattedre vacanti e disponibili, mobilità sostenibile del personale, ruolo centrale della didattica; governance agli organi collegiali. E ancora: retribuzione adeguata per tutto il personale scolastico”.

La senatrice Granato, scrive Orizzonte Scuola, ha anche auspicato una maggiore attenzione al settore formativo cosiddetto ‘terzario’: “per l’Università e per la ricerca e per l’AFAM c’è tanto da fare a cominciare dal reclutamento, passando dall’estensione del diritto di accesso alle università a numero chiuso, all’abbassamento delle tasse universitarie, per finire con investimenti nella ricerca e per il personale che vi opera”, ha concluso Granato.

L’impiegatizzazione del corpo docente e la cancellazione sempre più facile della sede e delle scuole, con l’innalzamento del numero minimo di alunni per istituto autonomo – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief -, rientrano in questa logica. Anche le ultime riforme, quelle dei Governi Berlusconi e Renzi, hanno insistito su questi aspetti: la prima andando a tagliare un terzo degli istituti e il 20 per cento del tempo scuola; la seconda, asservendo gli studenti, impegnati nell’alternanza scuola-lavoro, a logiche aziendaliste e di sfruttamento della manodopera.

È ora di voltare pagina, naturalmente anche per alzare gli stipendi dei lavoratori della scuola, ancora oggi i meno pagati del comparto pubblico italiano”, conclude il sindacalista autonomo.

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