Anief lancia al nuovo Governo il #decretosalvascuola

di redazione
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Dopo la mancata pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del 28 agosto del decreto approvato nel Consiglio dei Ministri del 6 agosto con la formula “salvo intese”, il sindacato Anief lancia al nuovo Governo  quello che definisce  il vero #decretosalvascuola.

“A questo punto – scrive Anief –  spetterà al nuovo Esecutivo di farsi carico del complesso problema della supplentite che nessuno è riuscito non solo a debellare ma nemmeno a ridurre. Perché il problema del precariato in Italia è il risultato di scelte scellerate, come quella di non riaprire le graduatorie ex permanenti (provinciali), ancora utili al 50% delle immissioni in ruolo annuali, a tutto il personale abilitato. Tutto ciò causato da una politica economico-finanziaria di natura restrittiva che non ha permesso la trasformazione dell’organico di fatto in organico di diritto. Parallelamente, si è fatto cassa con il taglio degli organici e lo stallo degli stipendi.”

“Quel decreto, sostiene Anief, concordato con i sindacati maggiori, tardivamente pentiti, non avrebbe comunque portato a nulla se non a stabilizzare una piccola parte degli attuali precari storici. E poi, comunque, sarebbero rimasti da risolvere anche altri problemi cronici del comparto della Conoscenza. Ecco perché abbiamo predisposto alcuni punti fondamentali, che giriamo al nuovo Governo e alla rinnovata maggioranza parlamentare, sperando che riescano a fare meglio di chi li ha preceduti.”

Il decreto salvascuola

I punti riguardano

  • l’adeguamento degli organici di fatto a quelli di diritto e organici differenziati per territorio;
  • il reclutamento dalle attuali graduatorie (GaE, di merito, regionali e d’istituto);
  • la stabilizzazione dei precari docenti, Ata, educatori ed assistenti alla comunicazione, lsu;
  • la conferma dei ruoli degli insegnanti assunti con riserva dopo il superamento dell’anno di prova;
  • la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo con rivisitazione della ricostruzione di carriera;
  • l’utilizzo delle risorse risparmiate nella scuola per rinnovare i contratti, immediatamente con aumenti medi di 200 euro mensili
  • mobilità ordinaria annuale insieme a corsi abilitanti ordinari.

Se il Governo, come sembra, dovesse essere poi confermato nel tempo, si potrebbe anche approvare il disegno di legge sulla cancellazione delle classi pollaio, l’aggiornamento della riforma sul sostegno, l’introduzione dell’educazione fisica anche nel primo ciclo, l’abolizione definitiva degli ambiti territoriali e della chiamata diretta, la fine del contenzioso pendente su tutti i concorsi in atto, la reintroduzione dell’insegnamento su moduli nella scuola dell’infanzia e primaria, lo spostamento dell’obbligo scolastico sino ai 18 anni.

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