Anief, il Ministro colmi il gap tra chi fa le norme e chi opera, noi pronti a collaborare

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Anief – “L’avvio, oggi, del lavoro e delle consultazioni del nuovo ministro dell’Istruzione con i sindacati rappresentativi deve costituire un motivo di svolta per le sorti della scuola: l’amministrazione prenda atto del gap enorme che si è venuto a determinare tra chi opera nelle aule scolastiche, a stretto contatto con otto milioni di alunni, e chi decide nel chiuso delle stanze di Viale Trastevere. Servono dei cambiamenti importanti e noi siamo pronti a collaborare”: a dirlo è Marcello Pacifico, confermato presidente nazionale Anief fino al 2020, al termine del secondo Congresso nazionale del giovane sindacato.

Nel corso del Congresso, oltre 400 delegati Anief si sono confrontati sui temi più “caldi” della scuola: per ognuno di questi, sono stati stabiliti gli obiettivi da centrare, in modo da superare le attuali ingiustizie e discriminazioni di trattamento.

Sono diverse le mozioni approvate. Innanzitutto, i sindacalisti Anief reputano centrale riaprire le Graduatorie a esaurimento a tutti i docenti abilitati oggi relegati in seconda fascia d’istituto. Ritengono, poi, fondamentale cancellare le peculiarità lesive contenute nella “Buona Scuola”, che derubricano la professionalità del docente. È importante, poi, riconoscere da subito e integralmente il servizio pre-ruolo, ai fini della carriera, equiparare i diritti del personale di ruolo a quello precario, in attuazione della Direttiva Comunitaria 1999/70/CE, nonché abolire il vincolo di permanenza per un triennio nella provincia di immissione in ruolo, unitamente a qualsiasi vincolo che riduca e mortifichi il diritto costituzionalmente garantito del lavoratore alla libera circolazione sull’intero territorio nazionale. Bisogna, infine, riconoscere un ruolo attivo al sindacato attraverso l’impegno associativo, al perseguimento degli obiettivi di crescita e sviluppo del Paese, ad iniziare dal contrasto del fenomeno dei neet e della dispersione scolastica, congiunta a un’azione di “formazione dei formatori”.

“La nostra azione si muoverà per il raggiungimento di tali obiettivi: sulle GaE, infatti, si è generata un’evidente disparità di trattamento tra docenti spesso in possesso del medesimo titolo abilitante e la congenita precarizzazione del personale della scuola abilitato cui viene precluso uno dei due canali di accesso ai ruoli nella scuola pubblica. Sulla Legge 107/15, riteniamo di possedere le conoscenze utili a porci come interlocutore attento al rispetto dei principi di trasparenza e buon andamento della pubblica amministrazione nonché del principio di imparzialità nel settore pubblico, tutelato dall’art. 97 della Costituzione Italiana. Bisogna anche affrontare la problematica della ricostruzione di carriera del personale docente e ATA ponendo in essere, con tutte le modalità via via ritenute consone, un sistematico adeguamento della normativa interna volta al riconoscimento immediato e integrale del servizio preruolo, al riconoscimento integrale del servizio svolto nelle scuole paritarie e all’eliminazione della cosiddetta “temporizzazione” della carriera”.

“Per superare la lesione dei diritti dei precari – continua Pacifico – è giunta l’ora di cancellare la discriminazione del servizio svolto con contratti di lavoro a tempo determinato, sia ai fini della carriera, sia ai fini del riconoscimento dell’anzianità di servizio anche durante il periodo di precariato, sia ai fini dei diritti, contrattualmente regolati, alla fruizione di ferie, permessi retribuiti e qualsiasi altro diritto riconosciuto al personale di ruolo e non attribuito ai lavoratori per il solo fatto di svolgere o avere svolto la propria attività con contratti a tempo determinato. Occorre, poi, attuare una riforma della normativa di settore sulla mobilità scolastica, a partire dall’abolizione del vincolo di permanenza per un triennio nella provincia di immissione in ruolo. Riteniamo, inoltre, utile che il sindacato diventi un’entità utile a supportare i rappresentanti delle istituzioni e le altre rappresentanze sociali, per il rispetto della loro professionalità e della fondamentale funzione della scuola pubblica italiana e di chi la vive come discente”, conclude il sindacalista Anief.

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