Anief, i dieci motivi della protesta dei precari per il decreto scuola

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Comunicato Anief – È in dirittura d’arrivo l’esame del decreto legge sulla scuola, il cosiddetto salva-precari, per la cui conversione finale in legge, con passaggio obbligato a Palazzo Madama, c’è tempo fino al 29 dicembre.

Sul testo migliorato pesano diversi veti posti dal ministero dell’Economia, in particolare sull’assegnazione dei posti che si andranno a liberare con “Quota 100”; l’inclusione nel concorso per Dsga degli assistenti amministrativi facenti funzione da almeno tre anni; la trasformazione dei contratti sottoscritti dai maestri con diploma magistrale con sentenza negativa in supplenze con scadenza 30 giugno.

Marcello Pacifico (Anief): “Approvare quegli emendamenti è il minimo che si possa fare, visto che già questi provvedimenti non risolvono i tanti problemi aperti. Rimane l’amaro in bocca per la stesura di norme mal fatte: partite da un fine giusto, se non si correggono faranno esaurire piuttosto che salvare i precari e genereranno un contenzioso mai visto per migliaia di esclusi e il groviglio di graduatorie per il personale docente”.

IL COMMENTO DI ANIEF

Altro che salva-precari: la supplentite tra i docenti con questo decreto, Atto Camera 2222, non si supera affatto. Poi, non c’è alcuna soluzione per il personale precario Ata e dell’Università.

La politica è ancora in tempo per accogliere gli emendamenti da noi proposti ed evitare la condanna della Commissione e della Corte di giustizia europea.

Bisogna ricordare, tanto per fare un esempio, che chi partecipa al concorso straordinario per la secondaria e lo vince sarà assunto soltanto laddove il posto risulti vacante dallo scorrimento delle vecchie graduatorie di merito.

Quindi, non ci saranno 24 mila assunzioni ma 24 mila precari inseriti in una nuova graduatoria, in sub ordine alle attuali GaE, quando bastava riaprirle annualmente al personale abilitato e autorizzare regolari corsi abilitanti.

Cui prodest? Non alla scuola di certo. Così come il testo va riscritto.

I MOTIVI DELLA PROTESTA DEI PRECARI

Ci sono almeno dieci motivi perché migliaia di precari si sentono traditi dal decreto legge:

1 – Neo-immessi in ruolo: nessuno stop ai licenziamenti, nonostante abbiano superato l’anno di prova per gli organi collegiali interni agli istituti.

2 – Precari seconda e terza fascia docenti: nessuna stabilizzazione, inserimento in GaE, assunzione dalle graduatorie di istituto, partecipazione senza selezione ai corsi abilitanti.

3 – Precari paritarie e IeFP: esclusi dal concorso straordinario, al pari dei precari dell’infanzia e primaria, come dei precari che insegnano religione cattolica, educatori e dottori di ricerca.

4 – Giovani laureati precari: esclusi, anche con due anni di servizio, persino dai corsi abilitanti.

5 – Precari di sostegno senza specializzazione: esclusi dalla procedura concorsuale e dal corso abilitante.

6 – Idonei ultimo concorso dirigenti scolastici: esclusi dalle assunzioni dalle graduatorie di merito.

7 – Ricorrenti concorsi per dirigenti scolastici: esclusi dalla partecipazione a nuovi corsi-concorsi.

8 – Precari collaboratori scolastici e Ata con 36 mesi di servizio: esclusi dalla stabilizzazione prevista per il personale delle cooperative.

9 – Dirigenti tecnici precari: esclusi da procedure riservate o quota di posti riservati.

10 – Ricercatori universitari: esclusi dell’assunzione in ruolo a tempo indeterminato.

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