Anief: gli amministrativi meno pagati della PA mandano avanti le pratiche Inps del personale, ma non spetta a loro

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Comunicato Anief – Per quale motivo le segreterie scolastiche si devono far carico continuamente della creazione e complicazione di documenti di tipo previdenziale che per legge sono invece di competenza esclusiva dell’amministrazione scolastica centrale, dell’ente di previdenza ex Inpdap?

A denunciarlo è il sindacato Anief, che chiede chiarimenti al ministero dell’Istruzione e annuncia la necessità di sollevare il problema in un confronto con il nuovo ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “non possiamo che esprimere in maniera netta e decisa la nostra contrarietà verso l’attuazione di questi ulteriori adempimenti richiesti al personale amministrativo e Dsga per lo svolgimento di mansioni non previste. Non è possibile che tali figure professionali, con organici tagliati e già professionalmente oberati, siano chiamate ad utilizzare l’applicativo della Nuova Passweb e TFS. Agli assistenti amministrativi vengono richieste competenze e conoscenze di natura tributaria, giuridica, fiscale ed economica, non solo senza un’adeguata e concreta formazione, anche negando loro il giusto compenso. È ora di cambiare registro”.

Il Ministero continua a demandare alle singole scuole mansioni e funzioni di esclusiva competenza dell’amministrazione centrale dell’Inps ed ex Inpdap: un caso tipico è l’elaborazione del trattamento di fine rapporto e fine servizio (Tfr e Tfs) del personale docente e Ata: dalla semplice trasmissione dei dati del dipendente all’ex Inpdap, da alcuni anni si è passati all’elaborazione completa della pratica, tra l’altro da completare necessariamente entro quindici giorni dal termine del contratto per via della sanzione con rivalse da parte del dirigente scolastico.

Dopo la richiesta della compilazione del modello PA/04 da parte delle scuole, esse si sono ritrovate obbligatoriamente a dove usare anche l’applicativo Passweb, per l’integrazione di dati amministrativi e contabili del dipendente ai fini della pensione. Tuttavia, rileva ancora il giovane sindacato, non si tratta di una “piattaforma” del ministero dell’Istruzione (previsto dall’art. 14 del DPR 275/99), bensì di un applicativo dell’ente previdenziale che ne gestisce i tempi, le modalità e i contenuti. Poiché l’Inps sostiene di non avere il personale necessario a evadere tali pratiche, allora le incombenze vengono “appaltate” alle scuole.

A ben vedere, il DPR 275/1999 prevede il decentramento adattate verso le scuole di alcune funzioni che erano a carico degli ex Provveditorati agli Studi, secondo modalità, tempi, organizzazione, gradualità e mediante l’utilizzo di sistemi informativi. Solo che le istituzioni scolastiche – attraverso il sistema telematico Sidi – dovrebbero solamente inserire i dati necessari per permettere all’Inps, con i relativi flussi, di procedere per quanto di competenza (calcoli pensione provvisoria, pensione definitiva, calcolo TFS, ecc.). Ma non di certo l’utilizzo di piattaforme estranee al comparto scuola, nemmeno riconosciute dal ministero dell’Istruzione, peraltro sulla base di presunto accordo con l’Ufficio Scolastico Regionale.

C’è poi un problema di competenze: trattandosi di una materia complessa, il personale che si occupa di queste pratiche deve svolgere una formazione normativa e pratica: non possono bastare, di certo, dei corsi on line affidati tra l’altro a funzionari Inps estranei al mondo della scuola. Senza dimenticare che il personale amministrativo della scuola negli ultimi dieci anni è stato danneggiato dal taglio di diverse migliaia di posti come nessun dicastero della pubblica amministrazione, e risulta quotidianamente sempre più oberato di lavoro. Come, del resto, i dirigenti scolastici e i Dsga.

Tra l’altro, il personale Ata continua a rappresentare il dipendente pubblico che percepisce in assoluti gli stipendi medi più bassi della PA. Gli assistenti tecnici e amministrativi continuano infatti a essere collocati nel quarto livello retributivo, per cui il loro operato rientra nelle mansioni puramente esecutive e non di concetto: l’articolo 52 del contratto, infatti, prevede che non si possano svolgere compiti come quelli delegati dall’Inps. Il lavoratore potrebbe essere adibito a mansioni superiori solo nel caso di posti vacanti in organico e quindi di sostituzione di altro dipendente, previo trattamento economico previsto per la qualifica superiore.

Ecco perché Anief chiede da anni corsi di formazione e di aggiornamento mirati e ben strutturati, rivolti a tutte le qualifiche professionali e pianificati per anno scolastico. Oltre che la Carta Ata, per l’aggiornamento professionale, cosi come previsto per il corpo docente, nonché la revisione delle tabelle degli organici Ata assicurando agli uffici di segreteria una dotazione organica fissa e una flessibile in rapporto alla complessità.

Il giovane sindacato Anief ricorda, inoltre, che il problema dell’assegnazione di compiti di lavoro ulteriori deriva pure dalla mancanza di un dettagliato mansionario del personale scolastico, attraverso il quale chiarire in maniera inequivocabile i compiti legati al singolo profilo ed i consequenziali riconoscimenti economici, come avviene in tutte le altre amministrazioni pubbliche e private. “Per questi motivi – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – chiediamo che tali disposizioni vengano ritirate immediatamente. E per questo chiederemo anche al più presto un incontro specifico con il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi”.

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