Anief, Fioramonti detta la linea: no alla regionalizzazione, sì al decreto salva-precari e al rinnovo del contratto

di redazione
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Comunicato Anief – No alla regionalizzazione, sì all’assunzione dei precari e al rinnovo del Ccnl.

Lo ha annunciato oggi, in un’intervista a Il Manifesto, il ministro Lorenzo Fioramonti. A proposito delle pressioni continue della Lega per spezzettare il sistema d’istruzione, il titolare del Miur ha detto a chiare lettere che “la scuola resterà unica, pubblica e nazionale. Con il ministro Boccia – ha detto Fioramonti – ci siamo confrontati più volte. Per me la scuola pubblica in tutto il territorio nazionale è un valore. Boccia sta cercando di capire come si possano coniugare l’esigenza di una scuola pubblica nazionale e quella di occupare nelle regioni tutte le cattedre in maniera tempestiva. Il docente comunque resterà un dipendente dello Stato”.

Le idee chiare sugli stipendi

Il ministro dell’Istruzione è tornato a parlare anche di precariato e stipendi. Sul primo punto, in attesa del decreto, che già la prossima settimana potrebbe essere presentato in Consiglio dei ministri, ha spiegato che “si sta ultimando il negoziato con le forze sindacali e a giorni si annuncerà”. Per quel che riguarda il rinnovo del contratto collettivo nazionale, scaduto lo scorso mese di dicembre, il ministro si è impegnato per portarlo presto a casa e così anche gli aumenti stipendiali: “La legge di bilancio è il momento nodale per entrambe le questioni”, ha concluso Fioramonti.

A proposito del basso livello stipendiale in cui versa il personale della scuola, l’impegno del ministro Lorenzo Fioramonti non sembra di circostanza. Solo poche ore prima, il ministro aveva detto definito “una vergogna” il fatto che sia stata l’Europa a suggerire di aumentare le retribuzioni dei nostri insegnanti. Il ministro, ha scritto Orizzonte Scuola, ha anche “difeso la sua proposta di tassare merendine, bibite gassate e voli aerei, in quanto permetterebbe, da un lato, di trovare le risorse necessarie all’aumento stipendiale, dall’altro, serve a orientare i comportamenti dei cittadini. Qualora la proposta non potesse andare in porto (già Di Maio si è espresso contro), sarà il ministro dell’Economia e il Governo tutto ad individuare ove reperire le risorse necessarie”.

Anief su regionalizzazione

A livello sostanziale, l’Anief ritiene condivisibile le decisioni prese dal ministro. In particolare, sulla regionalizzazione il giovane sindacato ritiene che la scuola detenga già ampia autonomia, a partire dai singoli istituti. Mentre, l’impegno che lo Stato dovrebbe assumersi è quello di reperire e assegnare ulteriori risorse, umane e finanziarie, nelle aree scolastiche dove l’offerta formativa non riesce ad incidere al meglio. I risultati Invalsi prodotti a inizio estate ci dicono che il Meridione si caratterizza per un ritardo generalizzato di competenze acquisite. È chiaro che non si possono abbandonare quelle regioni al loro destino, come vorrebbe la Lega, ma, al contrario, agire con fermezza, anche con organici maggiorati e interventi straordinari, per ridurre l’attuale inaccettabile gap formativo.

Anief sui precari

Per quel che riguarda il precariato, l’Anief ritiene utile approvare un decreto d’urgenza. Per renderlo risolutivo, però, come indicato nella formale proposta contenuta nel decreto #salvascuola di 25 punti consegnato nei giorni scorsi allo stesso ministro Fioramonti, serve che contenga una serie di misure non più procrastinabili, come l’utilizzo delle graduatorie d’Istituto anche per le stabilizzazioni e a scorrimento, le assunzioni di vincitori e idonei di concorso anche fuori regione, la conferma nei ruoli di tutti coloro che sono stati già immessi in ruolo con riserva e hanno superato l’anno di straordinariato, l’assunzione di 40 mila precari Ata e i 600 amministrativi facenti funzione Dsga, di migliaia di maestri delle classi Primavera, assistenti alla comunicazione, educatori e Lsu.

Anief sul rinnovo del Ccnl

Il sindacato ricorda che il raffronto tra i compensi percepiti dai dipendenti della scuola rispetto ad altri lavoratori dei comparti pubblici è emblematico: scorrendo i dati ultimi dell’Agenzia di rappresentanza dell’amministrazione pubblica, si evince che il salario medio annuo lordo è pari al 34.491 euro, mentre per docenti e Ata ci si attesta sotto i 30 mila euro. I più pagati risultano quelli della presidenza del Consiglio, con 64.611 euro annui, seguiti delle Autorità indipendenti con 91.259 e dal personale cosiddetto non contrattualizzato, in particolare i magistrati (137.294). In fondo alla classifica, ma sempre prima della scuola, ci sono i ministeri (30.140).

Le premesse per cambiare registro sono pessime. Perché, mentre degli aumenti a tre cifre promessi in occasione dell’accordo del 24 aprile di Palazzo Chigi si sono perse le tracce, di sicuro l’istruzione pubblica è destinata a riduzioni progressive di spesa previste nell’ultimo Def, con decrementi della spesa continui fini al 2040. Questo avviene mentre è notizia di queste ore, fornita dalla Commissione Europea che in Italia “gli investimenti nell’istruzione (il 3,8% del Pil e il 7,9% della spesa pubblica totale) sono inferiori alla media Ue (4,6% del Pil), in particolare per quella superiore”. Il fatto che in Germania e Olanda gli stipendi siano doppi rispetto ai nostri, è quindi solo una normale conseguenza del mancato investimento.

Secondo l’Anief, quindi, è necessario sbloccare i soldi destinati alla scuola dalla legge 133/2008 con aumenti di almeno 200 euro e immediati: il sindacato ha chiesto di collocare nella voce tabellare degli stipendi tutti i risparmi di spesa già destinati dalla legge alla carriera degli insegnanti. In tal modo si valorizzerebbe al massimo il ruolo professionale del docente, predisponendo pure il passaggio di livello funzionale degli Ata, previsto per legge ma mai adottato.

Il parere del presidente

Secondo il leader dell’Anief, Marcello Pacifico, la logica che c’è dietro a queste scelte penalizzanti è la stessa che porta lo Stato a continuare a fare cassa sui neo assunti, con ricostruzioni di carriera ‘storpiate’  e il primo ‘gradone stipendiale’ spostato dal terzo anno di carriera all’ottavo, con la compiacenza degli altri sindacati. Ecco perché continuiamo a raccogliere ricorsi al giudice del lavoro per ottenere la partecipazione al piano straordinario di stabilizzazione o il risarcimento del danno per illecita reiterazione di contratti a termine”.

“Per opporci all’ingiustizia stipendiale, che non rispetta l’articolo 36 della Costituzione, con i compensi della scuola divorati nell’ultimo decennio dall’inflazione, salita del 14%, con 8 punti accumulati tra il 2007 e il 2015, invitiamo il personale vessato a presentare ricorso al giudice del lavoro, al fine di adeguare l’indice di incremento al tasso IPCA reale e non aggiornato dal settembre 2015”, conclude il sindacalista autonomo.

 STIPENDI DEI DOCENTI EUROPEI A CONFRONTO

Compensi lordi

annui a.s. 2016/17 (espressi in euro)

Italia Olanda Austria Norvegia Germania Svizzera Lussemburgo
Scuola primaria

 

INIZIO

23.051

FINE

33.884

INIZIO

34.760

FINE

54.726

INIZIO

34.595

FINE

62.710

INIZIO

40.066

FINE

47.196

INIZIO

46.984

FINE

62.331

INIZIO

67.072

FINE

102.262

INIZIO

110.718

FINE

153.120

Scuola media

 

24.849 37.211 36.891 54.726 34.595 62.710 40.066 47.196 52.818 69.353 67.072 102.262 110.718 153.120
Scuola superiore

 

24.849 38.901 36.891 75.435 34.519 71.377 50.317 52.214 53.076 76.770 90.604 138.917 110.718 153.120
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