Anief, dati Ocse sui docenti italiani: pagati poco, precari a vita e demotivati

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Comunicato Anief – Emerge un quadro drammatico dal più recente studio dell’Organizzazione per la Cooperazione e per lo Sviluppo Economico. Pacifico: “Età media altissima, professione usurante. Bisogna aumentare gli stipendi e permettere ai docenti di andare in pensione prima”.

Un quadro realistico e sconfortante. Non ci sono solo gli alunni nei dati Ocse – Pisa 2018 sugli apprendimenti in Italia. La stampa specializzata riporta anche il focus realizzato dall’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico sugli insegnanti di casa nostra, che sono risultati “demotivati, con stipendi tra i più bassi d’Europa, precari emigrati e con poco entusiasmo nel lavoro. Infatti, gli studenti di 15 anni alla domanda se durante le lezioni i docenti erano sembrati entusiasti e divertiti del loro lavoro hanno risposto negativamente”.

Secondo quanto si legge su Orizzonte Scuola: “Tra i paesi in cui si riscontra lo stesso grado di “entusiasmo” troviamo paesi come l’Albania, Kosovo e Korea”. Sui 76 Paesi considerati l’Italia occupa il 58° posto. Una classifica non entusiasmante, dati preoccupanti per il ministro dell’Istruzione, Lorenzo Fioramonti, “non perché siano diversi da quelli di un anno fa ma perché sono molto peggio rispetto a quelli di 20 anni fa”.

LA POSIZIONE DI ANIEF

Le cause del poco entusiasmo e della poca motivazione, secondo il giovane sindacato rappresentativo, sono da ricercare anche nelle retribuzioni insoddisfacenti, nel perenne precariato e nell’uscita tardiva dal lavoro, che caratterizza il cammino professionale dei docenti italiani. Gli stipendi del personale scolastico, come quello di tutta la pubblica amministrazione, rimangono di una decina di punti sotto al costo della vita e distante da quelli dei colleghi UE. Per il giovane sindacato è necessario ancorare i compensi al costo della vita come è avvenuto ed è stato siglato per i lavoratori nel privato. Serve ben altro rispetto a quanto viene pronosticato dalla politica. Anche in tal senso Anief rispetto alla Legge di Bilancio, AS 1586, ha suggerito 40 emendamenti. Altri recenti dati OCSE hanno sentenziato altre statistiche incontrovertibili e che dovrebbero destare scandalo: i nostri docenti sono i più anziani tra i Paesi sviluppati rispetto all’Europa ma anche a tutto il mondo: ben il 58% dei docenti italiani, tra elementari e superiori, ha più di 50 anni, contro una media OCSE del 34%.

IL COMMENTO DEL PRESIDENTE PACIFICO

“L’identikit dei docenti italiani che emerge dallo studio Ocse – commenta Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è sconfortante e impone una seria e generale riflessione, oltre che delle risposte urgenti e concrete. Gravissimo il nodo dell’inadeguato ricambio generazionale del personale. L’età media dei lavoratori è altissima, l’Italia è tra i paesi più anziani, se si considera il corpo docente. La soluzione all’annoso problema non è respingere i precari storici, ma inserire l’insegnamento di ogni ordine e grado, non solo quello dei maestri della scuola dell’infanzia, tra le professioni più usuranti, da comprendere tra le meritevoli dell’Ape Social. Anche l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha inserito il burnout nell’elenco dei disturbi medici: lo stress collegato all’insegnamento ha ripercussioni sulla spesa sociale, in virtù dell’insorgenza di patologie invalidanti. Altri Paesi, ad esempio Francia e Germania, hanno anticipato la pensione per i loro insegnanti attorno ai 60 anni o con meno di 30 anni di contributi, senza particolari decurtazioni. L’Italia persevera diabolicamente nell’errore”.

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