Anief: concorsi ordinari e straordinari non risolvono supplentite

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Comunicato Anief – Alla delegazione CISAL che ha incontrato il ministro Dadone ha partecipato anche il vicepresidente nazionale dell’ANIEF, Gian Mauro Nonnis, con un documento che rappresenta il quadro, le problematiche, le urgenze e le soluzioni anche per il personale della scuola, dell’università e della ricerca.

Nello stesso giorno in cui il Consiglio dei ministri dovrebbe approvare la manovra di bilancio e il decreto fiscale che la accompagna, la nuova ministra della Funzione Pubblica, Fabiana Dadone, ha convocato le confederazioni che rappresentano i lavoratori, al fine di individuare quali siano i nodi da sciogliere con urgenza.

Il primo, indubbiamente, è quello della sottoscrizione dell’ipotesi di accordo quadro per l’attribuzione delle prerogative sindacali, insieme al rinnovo del contratto e allo stanziamento delle risorse per garantire gli aumenti di stipendio degli oltre tre milioni di dipendenti pubblici, di cui quasi la metà nel comparto dell’istruzione e della ricerca dove Anief ha avuto certificata la soglia della rappresentatività.

Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, ricorda come “in questo comparto centrale per la costruzione della società, la formazione dei cittadini e lo sviluppo del Paese, prioritari risultano interventi su reclutamento, organici, status professionale. Sono problemi connessi cui bisogna dare una risposta con un visione d’insieme ma urgente”.

Parte la stagione del confronto nella pubblica amministrazione durante la fase finale di stesura della legge di Bilancio. Il Governo, stando alle ultime indiscrezioni giornalistiche, sarebbe pronto a inserire nella manovra di fine 2019 uno stanziamento di poco superiore al miliardo di euro, da dividere nel biennio e in aggiunta ai 1,775 miliardi di euro già stanziati, per 2,7 miliardi di euro da poter corrispondere per rinnovare i contratti e assegnare 80 euro lordi mensili a dipendente pubblico. La quota, pero’, non recupererebbe l’inflazione cresciuta dal blocco contrattuale e sarebbe la metà di quella ottenuta nel settore privato, come ha scritto Il Messaggero.

Sul fonte stipendiale, la posizione di Anief, quindi, non può essere che molto critica. Tanto da avere appena confermato lo sciopero del 12 novembre: tra le motivazioni vi è anche la mancata copertura del tasso d’inflazione prodotto negli ultimi anni – in particolare gli 8 punti di ritardo accumulati tra il 2007 e il 2015 – e lo stanziamento di una somma che produca un incremento stipendiale almeno tre volte maggiore. È l’unico per recuperare il gap, entro un triennio, rispetto alla media stipendiale dei colleghi europei. Altrimenti si continuano a illudere i dipendenti.

Prima di parlare dei problemi del comparto, Anief ricorda come risulti fondamentale ridefinire le regole della contrattazione. Assurdo, dichiara Marcello Pacifico, dopo 18 mesi dalle elezioni RSU e quasi due anni dalla rilevazione delle deleghe, che una nuova organizzazione sindacale rappresentativa non possa esercitare le sue prerogative. Questo è il simbolo della lentezza del funzionamento della pubblica amministrazione. Poi bisogna ritornare allo spirito del Testo Unico con regole uguali tra settore pubblico e privato dove chi non sottoscrive un contratto non è escluso dalla contrattazione integrativa come invece si legge negli accordi di comparto.

Per il personale della scuola la prima delle emergenze da affrontare è legata a un sistema di reclutamento che mette in crisi l’efficienza stessa della scuola: ogni anno si assiste all’avvicendarsi di quasi 250 mila supplenti ad anno scolastico già avviato, mentre i concorsi straordinari e ordinari non hanno risolto il problema della supplentite. L’attuale decreto salva-precari, dal ministro Fioramonti, ribattezzato, salva-scuola potrebbe dare una risposta soltanto se sarà emendato con i punti richiesti dal giovane sindacato, con un sistema più snello e rapido nell’affidamento delle supplenze, nell’assegnazione dei ruoli, nell’incontro tra domanda e offerta, per tutto il personale docente, Ata ed educativo, anche perché la procedura d’infrazione da parte della Commissione Europea non è stata mai archiviata.

La seconda emergenza riguarda la dotazione organica, il 15% dei posti è affidato in supplenza, il 40% su posti di sostegno con classi pollaio sempre più affollate ed edifici in sicurezza collocati in 3 mila Comuni. Bisogna adeguare l’organico di fatto all’organico di diritto e assegnare gli organici al territorio con meccanismi di premialità laddove lavorare risulta oggettivamente più difficile, senza trascurare norme che garantiscano il diritto al lavoro senza compromettere quello alla famiglia.

La terza questione emergente, irrisolta, riguarda quella degli investimenti e delle risorse per il rinnovo del contratto che già potrebbe partire sulla parte giuridica in attesa dei fondi necessari. La Nadef, presentata il 30 settembre 2019, descrive una situazione di decrescita della spesa per l’Istruzione con un trend negativo che farà registrare il 3.4% del PIL nel 2020 e la prosecuzione di una tendenza negativa fino al 2035. Si va dunque nella direzione opposta a quella degli annunci del Ministro Fioramonti e inevitabilmente in contrasto con la posizione del nostro sindacato. Sia per gli ATA che per i docenti l’andamento degli stipendi ha visto una perdita consistente del potere di spesa: il rinnovo contrattuale e la parziale indennità di vacanza contrattuale hanno permesso un recupero che non va oltre il 5%, ben lontano dal +14% del costo della vita registrato nell’ultimo decennio. Non meno importante è sanare la disparità di trattamento del personale della scuola precario che ha un trattamento economico e giuridico nettamente svantaggioso. Il personale precario della scuola non percepisce scatti di anzianità, non gode delle stesse prerogative del personale di ruolo in termini di ferie e permessi. Bisogna adeguare gli stipendi alla media europea.

Per quanto riguarda l’università, con la riforma universitaria del 2010 si è abolito il profilo del ricercatore universitario per introdurre una nuova precarietà attraverso i contratti a termine di tipo A e di tipo B, nonostante ci siano più di 40 mila dottori e assegnisti di ricerca, docenti a contratto da inquadrare quali ricercatori universitari secondo quanto già definito dalla Carta europea dei Ricercatori.

Per quanto concerne l’Afam (Alta Formazione Artistica e Musicale), l’ultima riforma non ha risolto il problema della precarietà ed urge un pesante ripensamento.

“La normativa vigente è inefficace e priva di uno sguardo progettuale, le risorse economiche sono carenti, i compensi retributivi minimi e non adeguati alla mole di lavoro, scarsa è l’attenzione alla qualificazione e alla formazione del personale che spesso si trova costretto a formarsi in maniera autonoma per cercare di mantenere alti gli standard di resa, decisamente alta è l’esposizione al rischio di burnout: per tutti questi motivi, siamo pronti a partecipare a tutti i tavoli successivi a condizione che ci sia una sincera volontà politica all’ascolto e alla risoluzione delle problematiche evidenziate”, conclude Pacifico.

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