Anief chiede l’attivazione della Didattica a Distanza e la modalità in remoto del pubblico impiego

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Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato autonomo, dopo avere chiesto pubblicamente al Governo da alcune settimane di far rientrare gli studenti dalle festività natalizie con la modalità della didattica a distanza, oggi si è rivolto direttamente al ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi al quale ha richiesto di utilizzare la DAD al 100%: “Se non dovesse accadere, il Governo sarà responsabile dei contagi che ci saranno nelle singole scuole, quindi nei confronti del personale, ma anche degli studenti e delle loro famiglie”.

La richiesta del sindacato rappresentativo Anief affonda le radici nel “Protocollo d’intesa per garantire l’avvio dell’anno scolastico nel rispetto delle regole di sicurezza per il contenimento della diffusione di COVID 19” del 14 agosto 2021, con il quale il ministero dell’Istruzione ha convenuto “sulla necessità che ciascuna istituzione scolastica proceda con il coinvolgimento del relativo responsabile del servizio di prevenzione e protezione e del medico competente e nel rispetto delle competenze del RLS, ad integrare il documento di valutazione rischi di cui al decreto legislativo 9 aprile 2008, n. 81. Lo stesso D. Lgs. 81/2008 e s.m.i. prevede all’art. 17 che la valutazione dei rischi sia effettuata, come funzione non delegabile, dal datore di lavoro a cui il dirigente scolastico è assimilato.

I numerosi appelli all’attivazione della didattica a distanza lanciati dai lavoratori, da una quota degli studenti nonché da una parte importante della dirigenza della scuola, con tanto di petizione di 3 mila dirigenti scolastici, in questi ultimi giorni sono legati all’evidenza che le valutazioni del rischio biologico sono state effettuate e che le condizioni per il rientro in sicurezza nei luoghi di lavoro non ci sono.

Il repentino aumento dei casi di contagio anche tra le persone vaccinate, il basso tasso di vaccinazione della popolazione adolescente, i difficili controlli sulle capienze dei trasporti pubblici, l’impossibilità di garantire il distanziamento fisico nei locali scolastici per i mancati investimenti negli organici, le indicazioni del parere del Comitato Tecnico Scientifico, espresse nel verbale n. 31 del 25 giugno 2021, che ha trasformato il “metro tra le rime buccali” del protocollo 2020-21 nella meno vincolante attuale formulazione “qualora logisticamente possibile”, ha portato l’ANIEF a non firmare il protocollo scuola 2021-22: tutto questo suggerirebbe il rinvio delle lezioni in presenza con conseguente attivazione delle modalità in remoto sia delle mansioni legate alla didattica per il personale docente, sia dei servizi alla comunità scolastica da parte del personale Ata.

Non è un caso che diversi governatori regionali, al pari di numerosi sindaci, abbiano rinviato di alcuni giorni la riapertura delle scuole inizialmente prevista per il giorno 7 gennaio.

Non da ultimo, si citano i commi 1 e 2 dell’art 44 del TU sulla sicurezza sui “Diritti dei lavoratori in caso di pericolo grave e immediato”: 1. Il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa; 2. Il lavoratore che, in caso di pericolo grave e immediato e nell’impossibilità di contattare il competente superiore gerarchico, prende misure per evitare le conseguenze di tale pericolo, non può subire pregiudizio per tale azione, a meno che non abbia commesso una grave negligenza.

Tutto ciò premesso la scrivente Associazione sindacale auspica un intervento del decisore politico affinché si eviti che il rallentamento del contagio sia affidata alle iniziative dei singoli lavoratori, e riterrà responsabile il ministero dell’eventuale aumento dei contagi in area scolastica.

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