Anief: aprire GaE a tutti gli abilitati e confermare in ruolo maestre assunte con riserva. No a concorsi riservati

di redazione
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comunicato Anief  – “Confermare l’immissione in ruolo delle maestre, così come di tutti gli insegnanti assunti con riserva che hanno superato l’anno di prova; aprire le GaE a tutto il personale abilitato dall’infanzia alle superiori; trasformare le graduatorie d’istituto in permanenti e provinciali; no categorico, invece, ad una fase transitoria di reclutamento, estesa alla scuola del primo ciclo dopo la fallimentare esperienza delle superiori, che introdurrebbe l’ennesimo inutile concorso seppure riservato”. A ribadire la posizione dell’Anief è Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato, all’indomani della manifestazione di protesta tenutasi davanti al Miur, nel secondo giorno di sciopero consecutivo, il quarto in cinque mesi, organizzato per sensibilizzare Governo e Parlamento ad approvare un decreto d’urgenza che salvi tanti docenti dal licenziamento.

“Siamo soddisfatti delle prime reazioni alla nostra iniziativa – dice Pacifico – perché grazie alle nostre pressioni diversi membri del Parlamento hanno cominciato a prendere atto del problema: onorevoli e senatori di Forza Italia, Fratelli d’Italia e di Liberi e uguali, con disegni di legge o pubbliche dichiarazioni, hanno chiesto apertamente quello che l’Anief rivendica da tempo attraverso una dettagliata bozza di decreto legge. Così, all’inizio della XVIII legislatura, dopo una netta chiusura registrata nell’ultimo quinquennio dall’ex partito di maggioranza, anche il PD – quello che a dire il vero aveva già ottenuto in passato la riapertura delle GaE – sembra essere favorevole nuovamente a fare passare gli abilitati nelle graduatorie ad esaurimento. Altri partiti, come la Lega Nord, hanno chiesto di eliminare il divieto delle supplenze introdotto dalla Legge 107/2015; altri ancora, a partire dal Movimento 5 Stelle, stanno interrogando la ministra per sapere quali soluzioni urgenti voglia prendere per risolvere il problema”.

“Credo che tutto questo – continua il sindacalista – sia frutto di una presa di coscienza generalizzata, trasversale ai partiti, che non va sottovalutata: finalmente, tutti hanno compreso come il problema non possa essere risolto con l’annuncio di nuovi concorsi. Si sta comprendendo che non c’è alcuna guerra tra poveri, perché deve essere solamente rispettato il diritto secondo il quale ognuno in possesso di un’abilitazione riconosciuta dallo Stato italiano deve essere assunto in base al punteggio ottenuto. E non si venga a dire che le 6 mila maestre di ruolo, in procinto di essere licenziate per via dell’Adunanza Plenaria del 20 dicembre scorso, saranno contente di partecipare ad una eventuale procedura concorsuale ancorché non selettiva per entrare di ruolo fra 50 anni. Così come non sono contenti i pochi precari abilitati d’inglese che hanno presentato la domanda per insegnare nelle scuole superiori del Lazio e non è un caso se soltanto uno su quattro ha presentato la propria candidatura per partecipare al regime transitorio sul territorio nazionale”.

Anief ricorda che il problema è oggi delle maestre con diploma magistrale, ma presto si allargherà ad altri profili di insegnamento pubblico. “Qualcuno dell’amministrazione scolastica centrale – dice il presidente Anief – ci dovrebbe spiegare cosa c’entra il regime di reclutamento transitorio con le GaE e le supplenze, perché il problema è che partecipandovi altri 45 mila maestri saranno cacciati dalle GaE e non più richiamati come supplenti. Come potrebbe accadere ad un migliaio di insegnanti delle superiori. Il vulnus, lo ripeto, riguarda tutti i precari in possesso di un’abilitazione, al di là dell’ordine e grado”.

Ecco il motivo per cui, secondo il giovane sindacato, quella di un decreto legge approvato dal Governo e ratificato dal Parlamento rimane l’unica soluzione plausibile e ragionevole. “Certamente – puntualizza Pacifico – se l’attuale maggioranza trasversale che si trova tra i gruppi parlamentari non dovesse concretizzarsi in un atto in tal senso, l’ultima strada rimarrebbe la trasformazione delle graduatorie d’istituto in permanenti e provinciali, con l’accorpamento della prima e seconda fascia per tutto il personale abilitato, l’aggiornamento annuale aperto ai nuovi abilitati e laureati, l’abolizione del divieto delle supplenze dopo 36 mesi e la conferma nei ruoli di tutto il personale assunto con riserva che abbia superato l’anno di prova. Ma di certo, non si può invocare un transitorio inutile e non risolutivo. Per questi motivi, siamo pronti a continuare la protesta fino a quando il diritto non sarà ripristinato”.

Poi, non si venga a dire che i posti per assumere questi precari non ci sono: “Basterebbe ripristinare l’insegnamento per moduli e sbloccare 30 mila posti in organico – replica il presidente Anief – ma anche recuperare il tempo scuola ridotto per motivi finanziari e riattivare 70 mila cattedre, trasformare l’attuale organico di fatto in organico di diritto per recuperare altri 100 mila posti. Oltre ad aprire una ‘finestra’ pensionistica a 63 anni per il lavoro usurante nella scuola per sbloccare altri 50 mila posti. Un Governo che vuole cancellare la ‘supplentite’, infine, dovrebbe avviare un piano straordinario di 250 mila immissioni in ruolo, con il finanziamento di un punto in più di PIL nella scuola”.

04 maggio 2018

Ufficio Stampa Anief

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