“Andrà tutto bene”, ma da oggi in poi tutti gli Italiani paghino le tasse. Lettera

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Inviato da Antonio Marchetta, Docente – Tutto ha avuto inizio pochi mesi fa; il primo caso di COVID-19 è stato registrato in Cina, nello Hubei, provincia (per come la concepiamo noi, una sorta di regione) in cui è situata la città di Wuhan, la metropoli attraverso la quale si è propagato il Coronavirus in buona parte del pianeta.

È il 17 Novembre 2019. Il primo caso in Italia di Coronavirus è stato registrato il 21 Febbraio 2020: un italiano 38enne di Codogno (provincia di Lodi) è stato ricoverato in terapia intensiva e per buona sorte qualche giorno fa ne è uscito, tornando a respirare autonomamente.

Quindi non poco più di una semplice influenza, dato che il nostro paziente 0 (nei prossimi giorni sapremo con maggiore certezza se l’incipit è invece avvenuto in Germania) è stato ricoverato in ospedale per 3 settimane, sottoposto ad intubazione; procedura per la quale è prevista l’anestesia generale e l’inserimento nelle vie aeree di un tubo endotracheale.

Ad oggi, 13 Marzo 2020, sono più di 15000 i casi di contagio da COVID-19 con una minore concentrazione nelle aree meridionali, ed una presenza più massiccia nelle regioni settentrionali: Lombardia, Emilia Romagna e Veneto. L’età media dei contagiati è scesa significativamente e ciò comporta che nessuno è immune dall’infezione.

Queste le parole di Ivano Riva, rianimatore dell’ospedale di Bergamo intervistato sull’emergenza coronavirus: “Abbiamo purtroppo pazienti sani, senza patologie, di 30, 40, 50 anni che vengono intubati e ricoverati. Quindi – spiega – bisogna dire chiaramente che il coronavirus, purtroppo, attacca tutte le età. Non c’è più una limitazione e può dare polmoniti interstiziali gravissime a qualsiasi età”.

Effettuata questa doverosa premessa, veniamo al punto. Nelle ultime settimane, nei giornali, nel Web e durante i Talk Show di politica e attualità, serpeggia il concetto per il quale lo Stato italiano nella storia recente non avrebbe fatto altro che tagliare i finanziamenti alla Sanità pubblica e anche alla Pubblica Istruzione, Università e Ricerca.

Ma quello che è poco chiaro ai nostri concittadini è che lo Stato siamo noi: il popolo, il territorio e le regole giuridiche di convivenza civile. E se lo Stato ha dovuto togliere finanziamenti ai servizi pubblici non è certo per una visione politica, destra, sinistra, ideologica o post-ideologica.

Più semplicemente mancavano e mancano all’appello ogni anno circa 109 miliardi di euro: primi in Europa riguardo il tasso di evasione fiscale.
Il nostro è un problema culturale che si trascina da moltissimi anni e non accenna a ridursi. Nell’immane tragedia del Coronavirus forse è possibile trarne qualche insegnamento. Personalmente mi trovo d’accordo con quanto sosteneva l’allora Ministro dell’economia e delle finanze, Tommaso Padoa Schioppa (2007): “Le tasse sono una cosa bellissima”.

Difatti è grazie alle tasse bellissime che molte persone affette da COVID-19 e non solo, oggi in Italia, possono curarsi, e nella stragrande maggioranza dei casi, guarire. Tra essi vi sono sicuramente anche diversi concittadini evasori che, grazie alla Sanità pubblica ed a tutti i cittadini onesti che pagano per intero i contributi fino all’ultimo euro, si giovano delle apposite cure.

In tutto ciò anche l’universo scolastico ha la sua immane responsabilità. Siamo noi Docenti, insieme alle Famiglie, che abbiamo il compito di instillare nei nostri alunni fin dai primissimi anni di vita il senso ed il significato più profondo di Stato, comunità, collettività, società, gruppo.
Ognuno di noi è chiamato a fare la sua parte, a contribuire, a rendere questo paese migliore. Non è retorica, è realtà, constatazione dei fatti. Se tutto ciò non avverrà… non andrà mai bene.

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