ANDIS: sulla scuola serve un cambio di passo, più risorse all’istruzione

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Comunicato Andis – E’ perfino ovvio e del tutto comprensibile che i docenti e i dirigenti scolastici, nonché le associazioni professionali che li rappresentano, siano in questo momento totalmente impegnati nella gestione di una delle fasi più delicate e complesse della storia della scuola italiana.

E’ altrettanto vero, d’altro canto, che le risorse del Next Generation EU costituiscono un’opportunità unica e irripetibile per lo sviluppo e il rinnovamento del Paese.

Governo e Parlamento sono chiamati ad approvare, nell’ambito del Piano nazionale di ripresa e resilienza, i relativi progetti di intervento che dovranno indicare le politiche di supporto e di riforma a sostegno degli investimenti pubblici, della ricerca e dello sviluppo, della riforma della pubblica Amministrazione, del fisco, della giustizia e del lavoro.
In tale contesto istruzione e ricerca sono tra le priorità segnalate dalla Commissione mentre i commentatori più autorevoli citano scuola e università come uno dei principali fattori, se non il principale, di una crescita solida e duratura.
Dopo decenni di tagli massicci e indiscriminati e di disattenzione del decisore politico, il nostro sistema formativo dovrà beneficiare di investimenti importanti, continuativi, programmati sulla base di un’attenta analisi delle reali esigenze.

Tra i molti possibili l’ANDIS indica 8 punti ritenuti prioritari per contrastare la povertà educativa e innalzare la qualità del servizio scolastico:
1. formazione iniziale e in servizio del personale;
2. trattamento economico, carriera e sviluppo professionale;
3. procedure di reclutamento;
4. edilizia scolastica (in termini di modifica strutturale del patrimonio scolastico italiano con attenzione alle nuove esigenze della didattica); 5. digitalizzazione e multimedialità;
6. interventi di perequazione per il Sud e le aree interne
7. dimensionamento delle istituzioni scolastiche
8. organici personale docente, educativo, ATA

1. L’ANDIS ritiene di porre al centro della propria proposta la formazione iniziale e in servizio del personale, a partire da quella dei docenti, senza la quale non c’è rinnovamento della didattica, né contrasto alla dispersione scolastica.
Via Lusitania 16, c/o Istituto Comprensivo “A. Manzoni” – 00183 ROMA Tel. 3337332688 – fax 0656561363 – e-mail: [email protected] – sito web: www.andis.it
Formazione capillare, permanente, di qualità. Una formazione di questo tipo richiede risorse ingenti e capacità progettuale, ma soprattutto valide e permanenti strutture, a partire dalla qualità dei formatori, di supporto alle scuole. Rispetto alla formazione iniziale dei docenti, si ritiene fondamentale un forte potenziamento delle strutture universitarie, in reale collegamento con le realtà scolastiche di ogni ordine e grado.
In tale contesto il possesso di competenze didattiche e metodologiche deve assumere una centralità pari a quella disciplinare, non di meno deve essere curato il possesso di competenze “informatiche, linguistiche, organizzativo-relazionali, di orientamento e di ricerca, documentazione e valutazione”, in accordo con quanto previsto dal CCNL vigente.
Le risorse per la formazione del personale devono servire a sostenere la professionalità docente anche con riferimento alle pratiche di didattica digitale. Un grande piano di formazione del personale docente richiede anche un controllo sulla reale penetrazione di questa formazione nel tessuto professionale della scuola italiana, per cui devono essere previsti dei moduli formativi validati solo attraverso azioni di controllo e di feedback sugli apprendimenti realmente acquisiti. Occorre inoltre rilevare che lo sviluppo tecnologico continuo ha comportato immediate ripercussioni sulle modalità di svolgimento delle attività amministrative sempre più complesse e decisive per il buon funzionamento dell’istituzione scolastica, per cui anche per il personale ATA si pone l’esigenza di una formazione permanente e di qualità.

2. Strettamente legato alla formazione esiste un problema di trattamento economico e quindi di motivazione e di riconoscimento
professionale e sociale del personale. Ai dirigenti, ai docenti e al personale ATA va riconosciuto un trattamento pari a quello che percepiscono i loro colleghi europei. Il tema della retribuzione è legato a filo doppio al tema dello stato giuridico e alla ridefinizione in sede contrattuale delle condizioni e delle prestazioni lavorative, nel cui ambito è necessario definire in particolare:
– modalità di sviluppo della carriera docente: se da un lato, infatti, l’obiettivo di fondo è far sì che tutti i docenti possano migliorare i propri standard professionali in un’ottica di innovazione didattica, competenza professionale, capacità di relazionarsi con gli allievi, miglioramento della qualità del servizio soprattutto in termini di risultati di apprendimento degli alunni; dall’altro rendere pubblici e riconoscibili gli standard attesi rappresenta uno stimolo alla crescita personale e professionale: uno sviluppo di carriera che proceda esclusivamente sulla base dell’anzianità può considerarsi “rassicurante”, ma di certo non è stimolante, né spinge verso soluzioni e scelte innovative.
– modalità di valutazione del personale che consenta la valorizzazione delle competenze professionali, in termini di responsabilità di docenza (es. tutoring), senza negare il valore dell’esperienza è tempo di concedere spazio alla riflessione,
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alla documentazione, alla certificazione di competenze acquisite, che attestino il raggiungimento di elevati standard professionali.
– la stabilizzazione delle figure di “middle management”, anche al fine di garantire continuità ai processi organizzativi e gestionali e, a fronte dell’accresciuta complessità del lavoro del dirigente, la possibilità di delegare determinati compiti a personale che abbia acquisito specifica formazione e competenza.
Tutto ciò richiederà l’assegnazione di cospicue risorse per un significativo riconoscimento delle competenze e dell’impegno effettivamente esercitati.

3. Altro aspetto essenziale è un ripensamento del sistema di reclutamento ad iniziare da quello dei docenti: nel rispetto del principio costituzionale che impone il reclutamento attraverso pubblici concorsi, occorre individuare procedure che consentano una selezione diversa rispetto a quella attuale e assicurino la presenza di tutti i docenti fin dal primo giorno dell’anno scolastico.
Il reclutamento di docenti preparati è atto essenziale e in tale processo assume centralità sia la valutazione rigorosa del periodo di prova, che non può costituire un atto esclusivamente formale, sia l’accertamento della qualità dei valutatori. L’avvio alla professione docente deve essere accompagnata da peculiari modalità di formazione e adeguate forme di tirocinio per consentire un efficace e graduale inserimento nella realtà scolastica.
Va inoltre prevista una specifica modalità di reclutamento per una quota di personale da gestire da parte delle autonomie scolastiche nell’ambito delle graduatorie nazionali, sulla base delle esigenze e della progettualità di istituto.
Anche per il personale amministrativo e tecnico occorre ripensare alle competenze necessarie in ingresso, rendendo prioritarie le competenze informatiche, in aggiunta alle conoscenze relative alle procedure amministrative, essenziali per la gestione degli uffici.

4. Occorrono investimenti a medio e lungo termine in edilizia scolastica. Le scuole italiane sono in gran parte vecchie e insicure, progettate per una didattica trasmissiva e frontale. L’emergenza sanitaria sta evidenziando ulteriormente che le scuole non dispongono di ambienti di lavoro idonei, sicuri ed accoglienti: non è più rinviabile un piano nazionale di riqualificazione / ammodernamento degli edifici scolastici, non solo dal punto di vista della sicurezza ma anche sul piano della funzionalità pedagogica e didattica. Si tratta, a partire dalle migliori esperienze già in atto, di progettare e costruire ambienti di apprendimento idonei ad ospitare una didattica attiva e modulare e quindi dotati di laboratori, biblioteche, palestre, spazi di incontro, dotati di cablaggio con fibra ultraveloce nell’ottica della digitalizzazione e della transizione green.
Le strutture scolastiche dovranno costituire elementi di rigenerazione urbana e fungere da centri di aggregazione sociale (per lo svolgimento di attività e servizi attrattivi per la popolazione non solo scolastica). Questo piano non deve essere gestito dai soli enti locali, ma deve prevedere il coinvolgimento delle scuole attraverso i propri dirigenti.
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Il connubio virtuoso tra insegnanti validamente formati, anche sul piano pedagogico e psicologico (ciò che oggi principalmente manca, soprattutto nel secondo ciclo) ed ambienti di apprendimento funzionali a una didattica innovativa, potrebbe effettivamente portare a quel salto di qualità in grado di migliorare in modo significativo gli esiti dei processi formativi e di contrastare in modo sostanziale la dispersione scolastica.

5. La digitalizzazione e la multimedialità saranno sempre più al centro dell’apprendimento futuro che supererà le tradizionali partizioni disciplinari procedendo verso oggetti/obiettivi complessi, multidimensionali, nei quali coesisteranno elementi linguistici, fisico-matematici, estetici e anche musicali e filosofici, come potrebbe essere in unità di apprendimento supportate dalle tecnologie della realtà aumentata e virtuale.
I piani di studio non potranno che essere più leggeri e personalizzati, da costruire attorno a un core curriculum essenziale (italiano, lingua inglese, matematica, scienze, tecnologia).
Le idee guida delle politiche educative, tenendo conto anche del goal 4 dell’Agenda 2030 dell’ONU (“Assicurare un’istruzione di qualità, equa ed inclusiva, e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti”), saranno digitalizzazione, inclusione, personalizzazione, flessibilità nella progettazione dei percorsi di apprendimento, nella pianificazione degli orari, nella definizione del monte ore; irrinunciabile infatti il focus sulla interdisciplinarità a partire dalla progettazione per assi di conoscenza e non più per singole discipline.
Serve investire di più, fin dalla scuola primaria, sul potenziamento delle competenze digitali e informatiche di base, ma anche sulle competenze matematiche e scientifiche. Particolare attenzione va posta al miglioramento della didattica negli istituti del 2° ciclo.
Da questo punto di vista, non si può non rilevare l’assenza di iniziativa centralizzata per l’attivazione di una piattaforma digitale condivisa che permetta anche agli istituti privi di esperienza e di strumenti di attivarsi in maniera strutturale.

6. E’ fondamentale operare in direzione di una perequazione degli interventi volta a sanare i forti squilibri esistenti nel nostro Paese, in termini di infrastrutture e di servizi (nidi, scuole dell’infanzia, tempo pieno, tempo prolungato), squilibri che si ripercuotono in modo drammatico anche sui risultati dell’azione educativa delle istituzioni scolastiche. Senza la scuola le diseguaglianze sono destinate ad accentuarsi, forse irrimediabilmente. Sarà necessario investire anche sul segmento 0-6 anni, a partire dalla fascia 3-6 anni attraverso l’adozione di un piano di generalizzazione della scuola dell’infanzia.

7. Occorre rivedere i parametri per il dimensionamento delle istituzioni scolastiche riportando le scuole alla dimensione di 900-1000 alunni, fatte salve le caratteristiche storiche proprie di ciascuna autonomia scolastica, in modo da garantire funzionalità e
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migliori condizioni di esercizio dell’autonomia, con un forte richiamo alla responsabilità delle regioni in tale materia, anche al fine del superamento delle realtà sottodimensionate rispetto ai parametri minimi di legge.

8. Vanno potenziati e stabilizzati gli organici del personale docente, educativo, ATA. L’intervento dovrebbe essere accompagnato dalla riduzione del numero di alunni per sezione/classe.
Occorre, inoltre, un piano di rilancio delle politiche per l’inclusione ed il contrasto all’abbandono e alla dispersione che preveda il potenziamento dell’organico di diritto sul sostegno e di tutti gli strumenti di supporto alle disabilità / fragilità.
Ovviamente molti altri possono essere gli interventi possibili e auspicabili a partire dalla riforma degli ordinamenti, che potrebbe non comportare costi, ma inserirsi efficacemente in un contesto complessivo di rinnovamento.
Per quanto riguarda in particolare i dirigenti scolastici, il Ministero deve riconoscere che, specie nell’attuale situazione, essi si pongono come forma autonoma davanti agli obblighi, scelgono quale direzione far prendere alla progettualità della propria scuola, si rapportano con gli utenti e il territorio in un mondo divenuto sempre più esigente. Ciò vuol dire che occorre che la comunicazione tra i vari uffici ministeriali e regionali e i dirigenti deve diventare biunivoca, trovando strumenti rapidi di consultazione e monitoraggio delle decisioni assunte, riconoscendo il peso fortissimo delle responsabilità e dei tempi di lavoro oggi richiesti.

L’ANDIS ha ritenuto di evidenziare alcuni aspetti considerati particolarmente strategici nel non più rinviabile processo di rinnovamento della nostra scuola. E’ fondamentale che la scuola non si lasci sfuggire questa imperdibile occasione per non ritrovarsi, ancora una volta e alla fine di tutto, in fondo se non addirittura fuori dalla lista. E bisogna che sia il mondo della scuola reale a esprimere priorità e progetti e non solo manager di successo di multinazionali, o politici esperti di scuola all’occorrenza o, ancora, funzionari amministrativi di più o meno lungo corso.

Su questo l’associazionismo della scuola, che non ha interessi particolari da difendere e che dispone di esperienza, conoscenza specifica e competenza, ha il dovere di offrire al decisore politico un contributo concreto e qualificato che, si ritiene, debba essere attentamente considerato.

In tal senso l’ANDIS auspica che i dirigenti scolastici, attraverso le loro associazioni, siano coinvolti in forma permanente nelle fasi di progettazione del Next Generation EU per gli aspetti relativi alla scuola e alla formazione.

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