ANDIS rivendica perequazione economica dei dirigenti scolastici con le altre dirigenze dello Stato

di Lalla
ipsef

ANDIS – Dopo quattro anni e un percorso che definire tormentato rende solo parzialmente la realtà dei fatti, dal 15 luglio 2010 la dirigenza scolastica ha un nuovo contratto. Il terzo, per l’esattezza, dal 1 settembre 1999, data di attribuzione della dirigenza agli ex direttori didattici e presidi.

ANDIS – Dopo quattro anni e un percorso che definire tormentato rende solo parzialmente la realtà dei fatti, dal 15 luglio 2010 la dirigenza scolastica ha un nuovo contratto. Il terzo, per l’esattezza, dal 1 settembre 1999, data di attribuzione della dirigenza agli ex direttori didattici e presidi.

L’ANDIS ritiene che la firma, arrivata in un momento congiunturalmente critico per le finanze dello Stato e in piena crisi economico/finanziaria mondiale, fosse un atto se non dovuto, quantomeno riparatore di una vacanza ormai francamente inaccettabile.

Tuttavia la soddisfazione dell’Associazione è appena moderata, considerata la chiusura al ribasso rispetto alle legittime attese della categoria. La vicenda contrattuale induce seri interrogativi sullo stato attuale della dirigenza scolastica e porta l’ANDIS a riflettere e a porre in atto azioni che consentano di contrastare l’appannamento del profilo professionale.

Se non l’Associazione professionale, chi?
Ormai è forte il dubbio che gli interlocutori, politici e sindacali, non abbiano ben valutato come la marginalizzazione della dirigenza scolastica, confermata dagli esiti contrattuali, possa mettere a rischio la tenuta dell’intero sistema scolastico. Se dopo dieci anni di dirigenza scolastica siamo a questo punto, sicuramente vi sono le responsabilità di chi non ha voluto, o saputo, tradurre le norme in prassi coerenti, le promesse in atti concreti. Certamente anche l’ANDIS ha una sua parte di responsabilità. Troppo impegnati nella soluzione dei problemi quotidiani, i dirigenti si sono presi cura in modo insufficiente dei propri profili contrattuali, che – sia detto con chiarezza – sono strettamente correlati al profilo professionale.

È necessaria, pertanto, un’inversione di rotta e una maggiore attenzione alla condizione attuale della dirigenza scolastica.

Primo problema: l’ANDIS rivendica la giusta e sacrosanta perequazione economica con il resto della dirigenza pubblica. Questo obiettivo, promesso fin dagli albori del nuovo profilo professionale con l’avvento dell’autonomia scolastica, sembrava toccasse per atto dovuto. L’inquadramento retributivo secondo i parametri delle altre dirigenze dello stato non c’è stato, nonostante le enunciazioni di principio, forse anche perché talvolta inquinate da fuorvianti distinguo di fonte sindacale. Da una parte si conferma il riconoscimento della legittimità e della dignità della rivendicazione, dall’altra, semplicemente, non si procede in coerenza con quanto dichiarato. Cicli economici negativi si sono alternati con congiunture più favorevoli; dichiarazioni ufficiali e risoluzioni parlamentari riconoscono come la dirigenza scolastica sia a tutti gli effetti una dirigenza piena, perfino con caratteristiche di più rilevante complessità e responsabilità rispetto alle altre, indubbiamente meritevole di maggiore attenzione, ma lo stato delle cose non si è modificato.

Secondo problema. I significativi cambiamenti si sono invece verificati con l’aumento, avvenuto in modo esponenziale, dei carichi di lavoro, di responsabilità, di estrema visibilità sociale, difficili da gestire anche a causa della progressiva erosione dello spazio d’azione conseguente alle nuove politiche neocentralistiche. Inoltre, l’aumento delle intromissioni indebite ha creato ulteriori difficoltà ai dirigenti, soggetti pure a tentativi – neanche tanto nascosti – di condizionamento all’autonoma gestione delle istituzioni scolastiche.
Troppi impedimenti creano debolezza alla funzione, sviliscono la figura del dirigente e il suo ruolo strategico di governo della scuola, nonché la stessa autonomia delle istituzioni scolastiche, sancita dalla riforma del Titolo V della Costituzione e della quale il dirigente è garante.

A tali problemi l’ANDIS esige funzionali soluzioni, e per questo ha promosso un confronto con le organizzazioni sindacali firmatarie del contratto dell’Area V della Dirigenza Scolastica, FLC CGIL, CISL Scuola, UIL Scuola, SNALS CONFSAL e ANP CIDA, che è avvenuto a Roma il 29 e il 30 settembre 2010. I due giorni di serrato dibattito hanno visto la partecipazione convinta e attenta degli interlocutori e hanno avviato un percorso significativo con i soggetti preposti a prendersi cura delle attese economiche della categoria e a tutelarne i bisogni professionali.
È lecito che l’Associazione professionale chieda al sindacato, il cui ruolo è quello di garantire i diritti e gli interessi dei lavoratori, quali azioni pone in essere allorché peggiorano le condizioni di lavoro anche rispetto ai vecchi profili di direttore didattico/preside.

È lecito esigere che si agisca contro il pericoloso stallo in cui versa l’autonomia scolastica, per evitare che la mancanza di cura si traduca in un cocente fallimento del più innovativo disegno riformatore che la scuola abbia avuto.
È lecito denunciare l’eccessiva burocratizzazione e duplicazione di procedure, nonché la delega delle decisioni a una pluralità di soggetti.
Tali azioni mortificano l’autonomia scolastica e tradiscono la funzione del dirigente tracciata dal decreto legislativo 165/01, e dal recente, e ancora non compiuto, 150/09, senza ritorni in termini di efficienza ed efficacia.

L’ANDIS non vuole che l’interlocuzione con le Organizzazioni Sindacali si esaurisca nella “due giorni” di Roma. È indispensabile rafforzarla e diffonderla, anche a livello locale, in vista di una possibile, forte iniziativa pubblica nazionale . È opportuno quindi che le strutture territoriali dell’Associazioni promuovano incontri per continuare in modo capillare ad occuparsi di questo tema, per sviluppare proposte, per facilitare il raggiungimento dell’obiettivo della perequazione economica, battaglia di dignità e di equità.

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