Andeisp: un educatore e un pedagogista in ogni scuola

Andeisp (Associazione Nazionale Docenti Educatori nella Pubblica Istruzione Statale) – Un ponte tra scuola, famiglia e società … ecco chi è l’educatore. Una delle professioni meno riconosciute e tutelate del nostro Paese e oggetto di numerosi equivoci. 

Andeisp (Associazione Nazionale Docenti Educatori nella Pubblica Istruzione Statale) – Un ponte tra scuola, famiglia e società … ecco chi è l’educatore. Una delle professioni meno riconosciute e tutelate del nostro Paese e oggetto di numerosi equivoci. 

In ambito scolastico si continua ad “appaltare” alle cooperative sociali il reclutamento di “educatori”  anche sprovvisti di laurea, di abilitazione, di specializzazioni, a cui viene richiesto di attuare un progetto educativo ed assistenziale rivolto ai nostri giovani. Un ulteriore paradosso è rappresentato dal fatto che le attività affidate a questi pseudo educatori sono prioritariamente di natura assistenziale. L’educatore, invece, è una figura specializzata che rientra nelle professioni delle “relazioni d’aiuto” e non in quelle di tipo “assistenziale”.

Può un sistema scolastico pubblico continuare a perpetuare una simile ingiustizia nei confronti dei professionisti dell’educazione e, soprattutto, nei confronti dei propri giovani che vengono affidati a personale non qualificato e specializzato? Negli ultimi anni ciò che la Scuola ha perso di vista è proprio il “bisogno educativo” dei giovani e delle loro famiglie. I genitori si trovano sempre più in difficoltà nell’educazione dei figli, perché hanno meno tempo da dedicare loro e perché le pressioni mediatiche, la perdita di valori della società rendono complesso il processo educativo.

Un ruolo delicato quello delle famiglie e della scuola. Ma chi sostiene i genitori che si confrontano e si scontrano con i docenti?

Chi sostiene i giovani allo sbando che attuano comportamenti devianti a scuola per manifestare insicurezza, rabbia e paura? Chi aiuta il Dirigente scolastico ed il personale scolastico a progettare interventi mirati ed individualizzati alle esigenze del gruppo classe e dei singoli?

Probabilmente nessuno, visto che la figura dell’educatore e del pedagogista è estromessa dai compiti educativi e scolastici che le competono.

ANDEISP denuncia l’incapacità del sistema scolastico di assolvere in pieno alla sua funzione di istruzione e formazione, poiché tutela e privilegia esclusivamente l’aspetto didattico rispetto a quello formativo/educativo.

Noi proponiamo a gran voce che:

  • in ogni scuola sia presente un educatore e un pedagogista con funzioni di progettazione, coordinamento e gestione di interventi educativi
  • il personale educativo abilitato e qualificato inserito in GAE (classe PPPP)sia utilizzato per coprire la necessità di educatori e pedagogisti nelle scuole
  • non siano più le cooperative sociali a gestire il reclutamento di personale esterno in qualità di “educatore”, poiché esistono graduatorie provinciali pubbliche (GAE) a cui attingere, che si sono formate a seguito di concorso pubblico
  • il personale educativo abilitato e qualificato inserito in GAE (classe PPPP) sia utilizzato nell’ambito dei progetti educativi e formativi finanziati nell’ambito di progetti comunitari e dei PON
  • i convitti annessi alle istituzioni scolastiche vengano valorizzati e non ridotti, poiché i successi formativi ed i percorsi di crescita attivati sono di qualità e supportano i giovani nello sviluppo e nell’acquisizione della stima di sé
  • il personale educativo nei convitti sia incrementato e non ridotto, poiché le attività extrascolastiche da attivare necessitano di personale qualificato per riuscire a garantire la qualità del servizio proposto

Ci auguriamo che la “Buona Scuola” prenda finalmente atto che non si può estromettere oltre il personale educativo dai contesti scolastici in cui è indispensabile la sua presenza.

Auspichiamo che il Governo mostri davvero interesse per la “questione educativa” e si impegni perché il personale preposto a “formare ed educare” possa essere impiegato per aiutare i giovani a crescere nella nostra complessa società.

Un giovane non ha solo bisogno di “sapere”, ma di “saper fare” e “saper essere” … e solo un educatore e pedagogista può promuovere l’empowerment. Cambiare in meglio si può. Basta volerlo.

 

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