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Andare in pensione a 64 anni con assegno ridotto del 18% converrebbe?

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Andare in pensione a 64 anni con un ricalcolo contributivo in quali casi potrebbe convenire?

Mentre nessuna decisione è stata ancora presa in ambito riforma pensioni, continuano a susseguirsi le proposte e le ipotesi. Unica cosa certa, al momento, è che a fine anno, dopo la scadenza della quota 102, tornerà in vigore la legge Fornero permettendo il pensionamento:

  • a 67 anni con almeno 20 anni di contributi;
  • al raggiungimento dei 42 anni e 10 mesi di contributi (per le donne un anno in meno).

Ma per chi volesse andare in pensione prima dei 67? Con l’esclusione di rari casi in cui si potrà godere della quota 41, della quota 97,6 , le possibilità non sono moltissime. Anche se l’accordo tra governo e parti sociali dovrebbe, in qualche modo, garantire una forma di flessibilità, non è detto che questa possa essere conveniente per i lavoratori.

Pensione a 64 anni

I sindacati premono affinchè il tavolo di confronto con il governo venga riaperto e spunta nuovamente l’ipotesi di una pensione a 64 anni con almeno 20 anni di contributi. Quello che attualmente è previsto per i contributivi puri che possono accedere alla pensione anticipata contributiva con i requisiti appena menzionati.

Estendere questa possibilità a tutti, però, richiederebbe per chi ricade nel sistema misto, un ricalcolo contributivo dell’assegno.Per chi ricade nel sistema misto questo, secondo calcoli fatti, comporterebbe una penalizzazione sull’assegno di circa il 3% per ogni anno di anticipo. La riduzione totale dell’assegno, quindi, scegliendo questa opzione, non comporterebbe una perdita superiore al 10%.

Ma per chi ha versato almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995 potrebbe perdere di più. In questo caso la decurtazione dell’assegno potrebbe arrivare anche al 18% (in considerazione del fatto che per loro il calcolo retributivo riguarda tutti i contributi versati fino alla fine del 2011).

Supponiamo di prendere in considerazione una pensione di 2000 euro lordo. Nel caso di meno di 18 anni di contributi versati al 1995 la perdita sarebbe di circa 200 euro al mese. Ma bisognerebbe anche considerare che la pensione verrebbe erogata per un periodo di tempo più lungo. 3 anni di pensione corrisponderebbero a circa 70mila euro (considerando la quota già penalizzata) e per iniziare a sentire la perdita economica si dovrebbe percepire la pensione da almeno 26 anni. A quel punto ci si andrebbe a perdere 200 euro al mese.

Se, invece, prendiamo in considerazione chi ha versato almeno 18 anni di contributi al 1995, la penalizzazione potrebbe arrivare al 18%. In questo caso su una pensione lorda di 2000 euro si perderebbero 360 euro al mese. La perdita economica, in questo caso, anche percependo la pensione per 3 anni in più, si accuserebbe a partire dal quindicesimo anno di godimento della pensione.

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