AND su Decreto Istruzione: rivedere concorso per Dirigenti, no a formazione docenti coatta per Invalsi e nuove regole per dimensionamento

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AND – Inopportuno e sbagliato affidare alla Scuola nazionale dell’’amministrazione la selezione dei dirigenti scolastici. No a scaricare sui docenti la responsabilità degli esiti scolastici. Il dimensionamento scolastico deve essere orientato da nuovi criteri.

AND – Inopportuno e sbagliato affidare alla Scuola nazionale dell’’amministrazione la selezione dei dirigenti scolastici. No a scaricare sui docenti la responsabilità degli esiti scolastici. Il dimensionamento scolastico deve essere orientato da nuovi criteri.

In una nota inviata al Ministro Maria Chiara Carrozza (Istruzione, Università e Ricerca) e al Ministro Gianpiero D’Alia (Pubblica Amministrazione e Semplificazione), il prof. Francesco Greco, presidente dell’’Associazione Nazionale Docenti, rappresenta le osservazioni dell’’Associazione Nazionale Docenti sul  decreto legge (104/2013) varato lo scorso 12 settembre, recante “Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca”.

Nella nota il prof. Greco, sottolinea come “Dopo decenni di politiche di spoliazione di risorse, il decreto in oggetto segna, certamente, una positiva attenzione alla scuola”. Tuttavia – aggiunge Greco- è necessario, ad avviso dell’AND, intervenire su alcune criticità che si rinvengono in alcune parti del testo normativo.

Tali criticità riguardano, in particolare l’art. 17, che modifica il sistema di reclutamento dei dirigenti scolastici, affidandolo alla Scuola nazionale dell’amministrazione. “Riteniamo –scrive Greco- del tutto inopportuno affrontare la questione della dirigenza scolastica limitatamente all’aspetto del reclutamento, per di più affidandolo ad un ente che per finalità seleziona e forma i dirigenti della pubblica amministrazione. Una modifica che dissocia ancor di più la figura del capo di istituto da quello che dovrebbe essere il suo profilo giuridico, culturale e professionale. Quello che dovrebbe rappresentare il rimedio al fallimento dell’ultima selezione concorsuale è, a nostro giudizio, peggiore del male che vorrebbe curare.

Anzi, equivarrebbe a condividere la scelta poco accorta allora compiuta con il D.lgs 59/98 che attribuì la dirigenza ai capi di istituto. Perseverare in quella direzione, non può che accentuare quegli aspetti perniciosi di riforme calate sulla scuola, mutuate da altri contesti, espressione di una visione tecnico-burocratica e aziendalistica che ne sta immiserendo il suo ruolo primario, di ente preposto alla formazione dell’uomo e del cittadino.
È necessario, invece, un intervento organico che inevitabilmente deve investire il ruolo e la funzione del capo di istituto e il governo delle istituzioni scolastiche. Da tempo sosteniamo che il capo di istituto, cosi come avviene per le università e i conservatori, deve essere eletto dalla comunità professionale che opera nella scuola e che la nomina deve essere a tempo”. Conclude Greco, “Per questi motivi chiediamo di voler considerare attentamente la nostra richiesta di sopprimere l’art. 17”.

Altro punto di critico preso in considerazione da Greco riguarda l’art. 16 che dispone l’obbligo di formazione a carico dei docenti che svolgono servizio nelle “zone in cui i risultati dei test di valutazione sono meno soddisfacenti ed è maggiore il rischio socio-educativo… ” . Tale obbligo, a parere di Greco, “non può che scaricare sui docenti l’intera responsabilità degli esiti scolastici dei loro studenti. Anche se si volessero tralasciare –continua Greco-  i risultati della ricerca scientifica sul ruolo dei diversi fattori che condizionano i risultati scolastici, è assai singolare che per decreto si stabiliscano degli assiomi pedagogici e che ad essi si connettano degli obblighi di prestazione a carico di alcuni. In ogni caso, un tale obbligo non può certo prescindere da un’attenta valutazione del rispetto dell’autonomia e della libertà che ai docenti deve essere assicurata riguardo alla scelta dei contenuti, delle modalità e delle fonti che gli stessi intendano utilizzare per il proprio aggiornamento professionale. Inoltre, la previsione di un coinvolgimento, l’’ennesimo, delle università nelle attività di formazione non potrà che operare una reiterata forma di trasferimento di risorse dalla scuola all’università. Per  cui, se si vuole veramente operare una svolta nel modus operandi degli interventi volti a migliorare le condizioni della nostra scuola, si dovrebbe riconoscere il diritto al rimborso delle spese sostenute per la formazione e l’aggiornamento e riconoscere la facoltà per i docenti di scegliere le attività di formazione che ritengono meglio corrispondenti alle loro reali esigenze di aggiornamento professionale. Ovviamente, restano fermi i requisiti che devono possedere i soggetti che erogano formazione”.

Per questi motivi, l’AND chiede “la modifica dell’art. 16, integrando il comma 1, prevedendo la formazione come obbligatoria per tutti i docenti, quantificando il numero delle ore annue necessarie e il diritto al rimborso delle spese sostenute, ma lasciando liberi i docenti di scegliere contenuti, forme e soggetti qualificati che erogano formazione.

L’ultimo punto preso in considerazione riguarda l’art. 12, che introduce alcune modifiche alla normativa sul dimensionamento delle istituzioni scolastiche. “Anche l’intervento sul dimensionamento delle istituzioni scolastiche –scrive Greco- assumerebbe una diversa rilevanza se inserito in un intervento di sistema volto a configurare una diversa organizzazione dell’offerta formativa sul territorio. I piani di dimensionamento finora adottati sono stati il mero risultato di operazioni quantitative senza alcuna capacità di condizionare ed orientare la tipologia e la qualità dell’offerta formativa sul territorio. Cosi molte delle istituzioni autonome altro non sono che delle sommatorie, a volte anche elefantiache che inglobano livelli scolastici diversi (IISS, IC, IO), finalizzate solo ad assicurare l’autonomia di alcune istituzioni scolastiche, leggasi sedi di dirigenza. Operazioni che, in molti casi, anziché determinare risparmi di spesa, hanno generato nuovi oneri per la finanza pubblica. Mentre, un’organizzazione efficace dell’offerta formativa, anziché essere orientata a costituire istituzioni scolastiche numericamente dimensionate, dovrebbe preoccuparsi, soprattutto, di assicurare la più ampia offerta formativa territoriale, evitando inutili duplicazioni di percorsi di studi e ottimizzando i servizi complementari -trasporti, mense, servizi alla persona, laboratori, palestre,  etc.-. Non solo si gestirebbero efficacemente le risorse pubbliche, ma, ancor di più, ne gioverebbe la qualità dell’offerta formativa.

L’organizzazione dell’offerta formativa territoriale è, a nostro giudizio, imprescindibile –continua Greco- da una nuova configurazione del modello di governo delle istituzioni scolastiche. Questo significa superare l’autonomia funzionale e attribuire alle scuole autonomia statutaria e un’organizzazione democratica basata su una leadership distribuita che consenta un governo autonomo, democratico e responsabile della gestione dell’istituzione scolastica. Un aspetto che, come si può comprendere, si intreccia con quanto esposto sopra e che evidenzia come ogni intervento sulla scuola non possa prescindere da una visione e una valutazione di insieme”.

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