Ancora vodka a scuola, questa volta succede in una scuola media in Emilia Romagna. L’età si abbassa, cosa fare? [INTERVISTA]

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Ancora vodka a scuola. Dopo il caso di Ancona, registriamo un altro incredibile episodio in Emilia Romagna. Stavolta succede addirittura in una scuola media, una secondaria di primo grado della provincia di Modena, dove alcuni, tra studenti e studentesse, sono stati sospesi proprio ieri dalle lezioni dopo che gli insegnanti avevano sorpreso gli alunni a bere vodka da una bottiglia che una di loro aveva portato da fuori. Il fatto si aggiunge a un episodio analogo accaduto nei giorni scorsi in un liceo di Ancona.

Ma stavolta parliamo di una scuola media, con ragazzini e ragazzine che dovrebbero stare molto alla larga da alcolici e superalcolici oltre che rispettare le leggi e i regolamenti scolastici che certo non consentono a nessuno di portare in classe bottiglie di vino, di birra né tantomeno di superalcolici pericolosi come la vodka: “Il consumo di alcol nei giovani – avverte lo psicoterapeuta Giuseppe Lavenia – causa un rischio quattro volte superiore di sviluppare alcol dipendenza in età adulta”.

Lavenia, che conferma la crescente diffusione dell’alcol tra i giovanissimi, aggiunge però che i provvedimenti punitivi di allontanamento degli studenti dalle lezioni, in casi del genere, potrebbero non essere quelli più convenienti e proficui da prendere.

Le studentesse del liceo di Ancona avevano addirittura pubblicato un video che faceva vedere come due di loro prendono in mano la bottiglia durante la ricreazione. Il filmato, come ha riferito il Corriere Adriatico, è stato visto non solo dagli altri studenti ma anche dai docenti che hanno avvisato immediatamente i genitori e sospeso i ragazzi dalle lezioni. La maggior parte è stata colpita con sospensioni dai tre ai sette giorni. Mentre a una ragazza è stata inflitta la punizione più pesante, a causa del ruolo avuto nella vicenda: dovrà stare per quindici giorni lontana dai banchi di scuola.

Giuseppe Lavenia, psicoterapeuta, è docente presso l’Università Politecnica delle Marche e insegnante di Psicologia del lavoro e delle organizzazioni e psicologia delle dipendenze tecnologiche per l’Università telematica Ecampus ed è pure presidente dell’associazione Di.Te.

Professor Lavenia, in questi casi e in altri le scuole reagiscono con sospensioni dalle lezioni. E’ sufficiente? Non potrebbero essere, questi casi, invece, un’occasione per allacciare una relazione chiedendo ai ragazzi e alle ragazze perché arrivano a tanto?

“La sospensione non serve a nulla. Anzi, secondo una ricerca pubblicata su Psycological medicine, allontanare uno studente dalle lezioni può innescare nel tempo disturbi psicologici come stati di ansia, depressione o disturbi del comportamento. L’esclusione che la sospensione porta porta solo a peggiorare nella maggior parte dei casi la saluta mentale già fragile del sospeso. Quando un alunno fa qualcosa di sbagliato l’ultima cosa da fare per farlo migliorare è non farlo più venire a scuola. Si rischia solo di più la dispersione scolastica. Insomma la sospensione come la maggior parte delle punizioni è uno dei metodi educativi meno adeguati perché rischia di funzionare da rinforzo”.

Si può immaginare un dipendenza sempre più precoce nella dipendenza da alcol?

“Assolutamente. L’età si sta abbassando sempre di più e dobbiamo essere consapevoli che il consumo di alcol nei giovani causa un rischio quattro volte superiore di sviluppare alcol dipendenza in età adulta”.

Quale tipo di disagio viene restituito agli osservatori da questi episodi che vedono coinvolti minori che escono da anni di restrizioni in cui sono aumentati vistosamente pure la dipendenza digitale e il ritiro sociale?

“Che la salute mentale dei ragazzi è sempre più fragile e che abbiamo sottovalutato il trauma psicologico del covid e, aimè, il covid passa ma il trauma resta. Il 51 per cento degli adolescenti non immagina più un futuro e il 70 se prova ad immaginarlo ha forte ansia. Quasi 200.000 ragazzi sono reclusi in casa e gli altri disturbi psicopatologici come i disturbi del comportamento alimentare e il Cyberbullismo sono esplosi. Come sono allarmanti i dati del suicidio che ci ricordano che la seconda causa di morte in adolescenza in Italia è il suicidio. Insomma mettiamo in prima linea la salute mentale dei ragazzi, ascoltiamo il disagio, non neghiamolo”.

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