Ancora opere d’arte prese di mira dagli ambientalisti. La Lega: “Un anno di galera con arresto in flagranza di reato per chi deturpa”

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Ancora un’azione di protesta per sensibilizzare sull’emergenza climatica e che ha preso di mira l’arte: in Spagna, due attiviste di Futuro Vegetal si sono incollate alle cornici dei dipinti di ‘La Maja nuda’ e ‘La Maja vestita’ di Francisco de Goya esposti al Museo Nazionale del Prado, a Madrid.

Sulla parete nel mezzo dei due dipinti hanno scritto il messaggio ‘+1,5’ per mettere in guardia sull’aumento della temperatura globale “che causerà un clima instabile e gravi conseguenze in tutto il pianeta”.

Gli altri precedenti

La protesta al Prado di Madrid si aggiunge ad altre che si sono succedute nelle ultime settimane. L’ultima ieri 4 novembre a Roma, a Palazzo Bonaparte, dove quattro attiviste hanno lanciato zuppa di piselli contro “Il seminatore” di Vincent Van Gogh.

A ottobre, due membri del gruppo Last Generation avevano invece imbrattato un olio di Monet al Museo Barberini di Potsdam, in Germania, lanciandogli contro purè di patate. Colpito anche il celebre dipinto di Vermeer, “La ragazza con l’orecchino di perla”, esposto al Mauritshuis Museum all’Aja: un attivista ha cercato di incollarsi al quadro mentre un secondo gli rovesciava addosso una scatola di passata di pomodoro.

Il primo capolavoro a essere preso di mira è stato però “I girasoli” di Van Gogh, conservato alla National Gallery di Londra: intorno a metà ottobre due ecologiste della campagna Just Stop Oil avevano lanciato sull’opera della zuppa. Le azioni dimostrative di questo tenore sono in aumento anche in vista della Cop27, la conferenza dedicata al clima che quest’anno si terrà in Egitto.

La Lega: “Proposta di legge per colpire chi deturpa un’opera”

Prime reazioni dalla politica sull’argomento. Il senatore della Lega, Claudio Borghi, su Twitter, ha annunciato che la prossima settimana depositerà una proposta di legge “per un sano annetto di galera con arresto in flagranza e immediata detenzione per chi deturpa o tenta di deturpare (la scusa di “tanto c’è il vetro” non deve reggere) un’opera d’arte custodita in un museo per motivi di propaganda”.

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