Ancora nascite in calo nel 2022: il Governo ha già pronto il piano di dimensionamento scolastico per i prossimi anni

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Tutto come previsto: nel 2022 si è registrato un nuovo calo di nascite che l’ISTAT riporta nell’ultimo rapporto. Calo che dunque avrà ricadute dirette sulla popolazione scolastica, già al centro delle manovre di politica scolastica.

Alla luce dei primi risultati provvisori, la popolazione residente in Italia al 1° gennaio 2023 è di 58 milioni
e 851mila unità, 179mila in meno sull’anno precedente, per una riduzione pari al 3%.

Prosegue, dunque, la tendenza alla diminuzione della popolazione, ma con un’intensità minore rispetto sia al 2021 (-3,5‰), sia soprattutto al 2020 (-6,7‰), anni durante i quali gli effetti della pandemia avevano accelerato un processo iniziato già nel 2014.

Quello che emerge più chiaramente dal rapporto Istat, è che nel 2022 i nati sono scesi, per la prima volta dall’unità d’Italia, sotto la soglia delle 400mila unità, fermandosi infatti a 393mila.

Dal 2008, ultimo anno in cui si registrò un aumento delle nascite, il calo è di circa 184mila nati, di cui circa 27mila concentrate dal 2019 in avanti.

Quali sono i motivi? La diminuzione, si legge sul rapporto, è dovuta solo in parte alla spontanea o indotta rinuncia ad avere figli da parte delle coppie.

In realtà, tra le cause pesano molto tanto il calo dimensionale quanto il progressivo invecchiamento della popolazione femminile nelle età convenzionalmente considerate riproduttive (dai 15 ai 49 anni).

La diminuzione della popolazione scolastica e i tagli di sede e personale

Il dato, ovviamente, si lega con la progressiva diminuzione della popolazione scolastica. Tendenza che come sappiamo è già in atto e che ha già portato il Governo a prevedere un piano di dimensionamento scolastico.

Infatti, la norma del dimensionamento scolastico, contenuta nell’ultima legge di bilancio, prevede l’accorpamento e la chiusura delle scuole con meno di 900 studenti iscritti. E conseguente taglio dell’organico di dirigenti scolastici e Dsga.

Questa misura potrebbe avere ricadute maggiori nel Mezzogiorno, in particolare nelle regioni della Campania, della Sicilia, della Calabria, della Puglia e della Sardegna, a causa del calo demografico e di una situazione preesistente più complessa, ma che riguarda tutta l’Italia. Ma anche le Regioni del Centro-Nord si oppongono e già hanno fatto sentire la propria voce.

Come accennato in precedenza, alla base di tale dimensionamento c’è la diminuzione della popolazione scolastica: si prevede infatti un calo da oltre 8 milioni a meno di 7 milioni in 10 anni.

Questo calo, insieme ai limiti imposti dall’UE con il Pnrr, sarebbe la ragione per cui la Legge di Bilancio ha previsto una normativa sul dimensionamento scolastico, che comporta un taglio di sedi e personale.

Questi tagli avranno effetto principalmente dal 2024/2025 ma si faranno sentire già a partire dal prossimo anno scolastico.

La norma ha già comunque smosso gli animi di alcune Regioni, tanto che i Governatori di Campania, Puglia, Emilia Romagna e Toscana hanno già presentato ricorso alla Consulta.

Il Ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, difende la norma spiegando le ragioni:  “Sul tema del dimensionamento scolastico le scelte del dicastero vanno nella doppia direzione di mitigare gli effetti delle normative precedenti e osservare i vincoli dell’Ue in attuazione del PNRR: non si può essere europeisti a corrente alternata“.

Se non fossimo intervenuti si sarebbe arrivati a una disciplina più penalizzante per 90 posizioni di dirigente scolastico e direttore amministrativo. La norma da noi proposta non prevede chiusure di plessi scolastici, ma l’efficientamento della presenza della dirigenza sul territorio, eliminando l’abuso della misura della reggenza“, aggiunge Valditara.

“Questo modello consentirà di pianificare il numero di istituzioni scolastiche per ogni triennio, permettendo alle Regioni di adeguare la pianificazione locale alle esigenze del territorio”, conclude il Ministro.

Su Il Fatto Quotidiano, proprio in merito al dimensionamento scolastico, intervengono i sindacati: “La situazione non è uniforme nel nostro Paese: in alcune regioni i nuovi parametri corrispondono alla situazione in atto, in altre la consistenza media degli istituti è molto più bassa, quindi occorrerà sfruttare appieno le gradualità previste dalla norma e, se necessario, introdurre ulteriori correttivi che consentano di rendere sostenibile il percorso di riorganizzazione. La scuola non può essere governata con criteri ragionieristici, i numeri sono persone cui garantire un diritto fondamentale”, spiega Ivana Barbacci, numero uno della Cisl Scuola.

È vero che il dimensionamento riguarda le circa 8mila istituzioni scolastiche oggi esistenti, intese come unità amministrative, non le 40mila e più sedi in cui effettivamente il servizio scolastico viene svolto, ma resta il fatto che in alcuni casi la sede di direzione dell’Istituto sarebbe più lontana dalle scuole, così come si avrà un calo di organico per dirigenti e Dsga. Per questo devono essere attentamente valutate le specificità delle diverse situazioni”, prosegue.

Anche il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico chiede chiarezza: “il dimensionamento scolastico deve essere rivisto perché va contro le stesse linee guida del Pnrr che intendono superare il vecchio rapporto numero di alunni per classe per giungere a un servizio più legato ai risultati. Per garantire il successo formativo bisogna aumentare le sedi di presidenza drasticamente già ridotte di un terzo negli ultimi dieci anni nonostante rappresentino un presidio dello Stato e assegnare docenti alle classe in base ai reali fabbisogni e alle sfide educative”.

Dimensionamento scolastico: cosa si prevede con la manovra 2023

La riforma del dimensionamento scolastico che è stata approvata con l’ultima legge di bilancio 2023, propone dunque interventi secondo il Ministero dell’Istruzione e del Merito.

Sono previsti tagli calcolati di sedi e organici che avranno effetto principalmente a partire dal 2024/2025.

In particolare è previsto un decreto del Ministro dell’istruzione e del merito, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, previo accordo in sede di Conferenza unificata, per la determinazione dei criteri per la definizione del contingente organico dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi generali e amministrativi e la sua distribuzione tra le Regioni, sia da adottare entro il 31 maggio (anziché il 30 giugno) dell’anno solare precedente all’anno scolastico di riferimento.

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