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Pensioni, dal 1° gennaio 2021 anche per part time verticale 52 settimane di contributi accreditati

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contributi figurativi

Con la legge di Bilancio 2021 si equipara al part time orizzontale quello verticale o ciclico. Vediamo cosa cambia.

Non tutto il part time è uguale e anche se molti non lo sanno ci sono profonde differenze tra il part time orizzontale (laddove il lavoratore svolge la propria attività tutti i giorni lavorativi ma con un orario ridotto) e quello verticale (laddove il lavoratore lavora tutto il giorno ma solo per alcuni giorni della settimana). Esiste, poi, anche il part time ciclico in cui il lavoratore è impegnato solo per alcuni periodi (una settimana si e una no, per esempio, oppure a mesi alterni).

Lavoro part time e differenze

Dal punto di vista retributivo non esistono differenze tra part time orizzontale, verticale e misto visto che as essere retribuite sono le ore effettivamente lavorate. Unica differenza nella retribuzione può essere ravvisata nell’assegno al nucleo familiare che viene retribuito per intero solo se si lavorano almeno 24 ore settimanali, in caso contrario viene erogato in maniera ridotta.

La grossa differenza, fino al 2020, era rappresentata dalla valenza del lavoro part time orizzontale, verticale e misto a livello previdenziale. Per il part time orizzontale, infatti, vengono considerata tutte le 52 settimane (a patto che la retribuzione oraria non sia inferiore ai minimali retributivi INPS), per il part time verticale o misto, invece, vengono considerati solo i periodi temporali effettivamente lavorati. Con la conseguenza che, a parità di ore lavorate, un lavoratore con part time orizzontale poteva avere anche il doppio delle settimane contributive utili al diritto alla pensione rispetto ad un lavoratore con part time verticale (ai fini del calcolo della pensione, invece, la cosa è indifferente).

Part time ciclico e verticale nella Legge di Bilancio, le novità

La Legge di Bilancio 2021 porta della importanti novità al riguardo equiparando, di fatto, ai fini della pensione, il part time orizzontale con quello verticale o ciclico. In tutti i casi, quindi, per ogni anno effettivamente lavorato intero vengono accreditate 52 settimane ai fini previdenziali, sempre a patto che la retribuzione non sia inferiore ai minimali INPS.

La legge di Bilancio, di fatto, va a sanare una ingiustizia che per troppo tempo ha negato un diritto ai lavoratori in part time ciclico verticale riconoscendo anche in questa forma di lavoro la contribuzione anche per i periodi non lavorati (quelli di sosta ciclica).

La normativa introdotta quindi dall’ultima manovra, nello specifico prevede che per i contratti di lavoro con part time ciclico o verticale in corso al 1 gennaio 2021 (o con decorrenza successiva a tale data) sia riconosciuta in via automatica la contribuzione per le 52 settimane annue (o in ogni caso riproporzionate al minimale contributivo settimanale che nel 2020 era di 206,23 euro).

Per i contratti, invece, che sono cessati prima del 1 gennaio 2021, data di entrata in vigore della Legge di Bilancio, il riconoscimento delle 52 settimane contributive è condizionato alla presentazione di apposita domanda corredata dalla documentazione necessaria.

Quanto contenuto nella Legge di Bilancio 2021, in ogni caso, avrà effetto solo sulla liquidazione dei trattamenti pensionistici a partire dal 1 gennaio 2021.

Equiparazione part time: effetti solo sul diritto della pensione

Attenzione: l’equiparazione in questione ha effetto solo sul diritto della pensione (ovvero sul raggiungimento del requisito contributivo per accedere ai trattamenti previdenziali) e non sull’importo dell’assegno che viene sempre calcolato sugli effettivi contributi versati calcolati sulle retribuzioni.

Questo cosa significa? Che se fino al 2020 il lavoratore con part time orizzontale che aveva lavorato per 40 anni accedeva alla pensione con 40 anni di contributi mentre il lavoratore part time verticale che aveva lavorato per 40 anni accedeva con molti anni di contributi in meno (28 o 30 anni), con la novità in questione entrambi i lavoratori, se hanno lavorato per 40 anni, accederanno alla pensione con 40 anni di contributi.

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