Anche l’istruzione parentale ha bisogno di maestri e professori

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Inviato da Sergio Leali (Presidente LAIF) – Istruzione parentale versus Scuola; spesso il rapporto tra questi due istituti è posto in termini di opposizione.

Questa percezione può scaturire dall’idea che vi sia da parte delle famiglie in istruzione parentale/familiare una avversità preconcetta che darebbe sostanza ad una negazione di appartenenza al sistema istituzionale dello Stato; quest’ultimo quindi non sarebbe da esse riconosciuto.
Una seppur breve visitazione dei presupposti legislativi che sostengono l’istruzione parentale/familiare dovrebbe essere sufficiente per fugare tale percezione e per farne invece maturare un’altra che pone in luce le grandi potenzialità che questo istituto ha in sé.
Spesso l’attenzione viene posta, quando ciò avviene(!), sugli aspetti educativi e di istruzione di cui l’istruzione parentale è portatrice. E ciò è auspicabile che avvenga in sempre maggior misura.
Ma vi sono altre sfaccettature che possono avere un forte rilievo anche in un prossimo e non lontano futuro.
La drammatica situazione che stiamo vivendo ha evidenziato delle fortissime criticità nel sistema dell’educazione e dell’istruzione e sta agendo in maniera particolare su due elementi portanti: la scuola e la famiglia.
Sulla prima sta operando una vera e propria destrutturazione (temporanea?!), avendo tolto dal suo essere la componenti essenziali del luogo e del tempo: la scuola tradizionale o corrente, se non ha un proprio spazio di esercizio, non ha luogo e se, analogamente, non ha il controllo del tempo, non può inverarsi.
Sulla seconda, la famiglia, in maniera certamente traumatica, le vicende attuali hanno rimesso in capo proprio i medesimi elementi che si sono defilati dalla scuola: il luogo ed il tempo; un trauma, ma anche una grande opportunità. Avendo nuovamente luogo e tempo, questa entità potrà riprendere a cercare se stessa , pur tra tanti sforzi dovuti anche ad una mancanza di allenamento.
L’esperienza forzata di questo periodo porterà dei cambiamenti nel sistema soprattutto per il fatto che i giovani, i genitori e gli insegnanti hanno provato sulla propria pelle che alcuni meccanismi dati per scontati e consolidati possono essere innovati e portati ad un miglior grado di modernità.
Modernità non è qui intesa semplicisticamente come una intensificazione tecnologica, che può avere aspetti deleteri, ma come un atteggiamento che amplia lo spettro delle tematiche che impegnano giovani, famiglie, docenti e amministrazione. La didattica a distanza per via telematica in questo momento è un atto di buona volontà e come tale ha una sua ragion d’essere, ma la sua pratica acritica rischia di amplificare le contraddizioni preesistenti nel sistema; non è scuola, come pure non è istruzione parentale/homeschooling.
Modernità, invece, come processo di arricchimento che individua le soluzioni più adeguate alla complessità del nostro tempo e delle nostre esistenze. L’apprendimento di uno studente non si risolve certo in termini quantitativi rispetto alle conoscenze che ha assemblato per ottenere una media di valutazioni sufficiente, o ottima, per poter incamerare un diploma o altro.
Uno studente è una persona nella sua globalità nel momento difficile della crescita e dello sviluppo; il sistema attuale (famiglie, scuole, istituzioni di varia natura, media, ecc.) sembra non esserne convinto effettivamente.
Questi ed altri sono argomenti fondamentali che dovranno essere trattati molto seriamente; ne va del futuro delle persone e della società.
Vi sono, in questa metamorfosi che incidentalmente si è avviata, delle opportunità nuove che possono interessare i docenti ed il sistema scolastico in termini amministrativi, di valorizzazione e di impiego di professionalità qualificate.
L’istruzione parentale vede riporre sui genitori le funzioni educative e quelle legate all’istruzione, dando così piena attuazione al dettato costituzionale dell’articolo 30, “… è dovere e diritto dei genitori istruire ed educare la prole …”; questo implica che lo Stato, per garantire una coerenza sociale, svolga degli accertamenti al fine che questo dovere/diritto sia svolto in termini di civiltà.
Vi è quindi una fase di raccordo tra l’istituzione famiglia e l’istituzione amministrativa di servizio, scuola, che deve essere condotta con appropriatezza. Questa sarà verificata se ad operare saranno figure con professionalità adeguate ed all’altezza della funzione. Non si può accertare una realtà non scolastica con i criteri di un sistema scolarizzato; è una contraddizione di fondo e da superare.
Servono quindi nuovi professionisti con formazione specifica o professionisti già inclusi negli organici opportunamente adeguati.
Servono quindi anche formatori che abbiano acquisito delle vere competenze in questo ambito, che magari siano andati ad acquisire all’estero e/o studiando la realtà dell’istruzione parentale in Italia, visto che nel nostro Paese non si sono palesati finora esperti e dotti su questo argomento, tant’è che gli esperti genuini (fino a prova contraria) sono le famiglie che da due o tre lustri la stanno praticando.
Vi è l’idea che nell’istruzione parentale siano i genitori che si fanno carico di impartire l’istruzione in tutti gli ambiti del sapere; nulla di più fuorviante.
I genitori organizzano e si servono delle fonti del sapere e delle realtà disponibili, tra queste dovrebbe esserci anche la scuola che con il suo “deposito e laboratorio di conoscenze e competenze” potrebbe entrare in gioco laddove il progetto di istruzione che la famiglia avrà predisposto lo preveda. Anche questo è lavoro qualificato e foriero di soddisfazioni; ad esempio non è raro trovare tra i giovani in istruzione parentale grandi lettori, che leggono e studiano perché sentono che sono dei momenti belli e necessari della loro vita.
E’ da notare come questo scenario collaborativo tra istituzione famiglia e l’istituzione scuola sia una necessità ed un dovere reciproco in quanto componenti fondanti dello Stato, operanti nell’interesse generale, ai sensi dell’art. 118 della costituzione. In questo articolo di grande portata e potenzialità, lo Stato si impegna a favorire ”….. l’autonoma iniziativa dei cittadini singoli e associati per lo svolgimento di attività di interesse generale, sulla base del principio di sussidiarietà”.
Inoltre una progettualità costruttiva potrebbe esercitarsi sulla gestione degli spazi e delle attrezzature della scuola con una estensione degli utilizzi e quindi di una loro ottimizzazione.
Si profilerebbe una scuola effettivamente inclusiva e aperta al territorio, snodo cruciale per quella che potrebbe definirsi come una comunità educante, in più passaggi evocata e perseguita in chiari documenti ufficiali del ministero, vedasi ad esempio le linee guida per il curricolo del 2012 aggiornate nel 2017/2018.
LAIF (L’Associazione Istruzione Familiare) si sta adoperando perché si avvii una fase di sinergia e collaborazione tra gli enti che intervengono nel delicato e cruciale fenomeno dell’educazione, dell’istruzione e della gestione dei rapporti tra le generazioni.

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