Anche le future maestre hanno difficoltà con la grammatica, non sottovalutiamo il problema. Lettera

di redazione
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Mario Bocola – Si discute da tempo delle abilità di scrittura e di lettura degli studenti e del fatto che questi ultimi leggono e scrivono male. Le prove concorsuali della scuola dell’infanzia e primaria hanno messo in evidenza un’altra triste e amara realtà.

Molti candidati che hanno partecipato all’ultimo concorso hanno commesso negli elaborati errori grammaticali che sono imperdonabili (confusione tra a preposizione semplice e “ha” verbo; assenza delle doppie; consecutio errata) ma chi si appresta ad insegnare non può fare questi errori, perché che ricadute avranno sugli alunni?

E’ vero che le prove concorsuali per insegnare nella scuola sono molto tecniche e richiedono la conoscenza di nozioni teoriche di pedagogia, docimologia, standard valutativi che sono importanti per la formazione dell’insegnante, ma si sta evidenziando che bisogna insistere sulla conoscenza delle regole della buona grammatica, perché le nuove leve le hanno dimenticate.

Non è pensabile che il futuro insegnante che si appresta ad entrare nel mondo della scuola e che, quindi, assume il delicato ruolo di assumersi la responsabilità di istruire le nuove generazioni, compia nelle prove concorsuali defaillance grammaticali. Non bisogna sottovalutare affatto questo problema perché, purtroppo, il livello culturale, rispetto al passato, si è notevolmente abbassato da far paura, come altrettanto grave è la prospettiva futura.

Con questi chiari di luna e con una preparazione culturale inadeguata, che cosa possiamo pretendere dagli alunni che hanno serie difficoltà nella scrittura? Ė urgentissimo un approfondimento e un’analisi per tutti coloro che si apprestano a partecipare ad un concorso per entrare nella scuola, delle conoscenze basilari della nostra lingua italiana. Ė urgente un ritorno al metodo di insegnamento degli insegnanti di un tempo che facevano riempire agli alunni intere pagine di quaderni sulle regole grammaticali e sintattiche (e non era un metodo sbagliato, anzi ha funzionato benissimo per intere generazioni di studenti).

Urge guardarsi indietro e tornare a interrogarci sulla disfatta della lingua italiana, altrimenti l’asticella verso l’alto non la alzeremo più e tutto il sistema scolastico imploderà. Quindi dalla scuola primaria alla secondaria di II grado gli insegnanti devono abituare gli studenti a leggere di tutto e a scrivere molto, un esercizio continuo di laboratorio di scrittura (pagine di diario, riassunti, analisi dei testi, esercizi di comprensione e rielaborazione personale.

I ragazzi devono imparare a tenere bene la penna in mano perché la scrittura corrente rende più plastico il cervello e, quindi, affina molto le abilità comunicative, espressive e di rielaborazione.

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