Ammissione non abilitati mortifica chi ha rispettato i passaggi che la legislazione impone. Lettera

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Sono un'insegnante abilitata e da anni insegno lettere nelle scuole secondarie. Ho sempre voluto fare questo mestiere, che mi appassiona ogni giorno di più: ho studiato con impegno per poterci arrivare e ho sempre rispettato i passaggi che la legislazione mi imponeva.

Sono un'insegnante abilitata e da anni insegno lettere nelle scuole secondarie. Ho sempre voluto fare questo mestiere, che mi appassiona ogni giorno di più: ho studiato con impegno per poterci arrivare e ho sempre rispettato i passaggi che la legislazione mi imponeva.

Quando mi sono laureata avevano appena chiuso le SSIS e non era ancora stato previsto un percorso di abilitazione che le potesse sostituire: ho così iniziato a lavorare dalla III fascia d'Istituto, aspettando nel frattempo l'apertura di nuove procedure per l'abilitazione. 

Dopo promesse, miraggi e slittamenti la mia occasione è finalmente arrivata nello scorso anno scolastico. Mi sono messa in gioco con impegno e dedizione, ho affrontato sacrifici, economici e non solo (il percorso abilitante è coinciso con la mia gravidanza: ho sostenuto tre esami il giorno prima del parto, ho lasciato mia figlia appena nata per intere giornate per poter frequentare i corsi a Milano, l'ho tenuta con me durante gli esami finali, allattandola tra un esame e l'altro), e tutto perché il legislatore ci aveva detto che senza l'abilitazione non avremmo mai potuto accedere ai futuri concorsi a cattedra.

Conseguita l'abilitazione, è iniziata l'attesa per il concorso: doveva essere bandito entro il 1 dicembre 2015, è arrivato a marzo 2016, riservato solo agli abilitati anche se pieno di punti dolenti, come l'attribuzione di punteggi altissimi ai titoli post laurea e bassissimi agli anni di servizio nelle scuole.

Dopo due mesi di di funambolismi per conciliare il lavoro a scuola, lo studio e le necessità della famiglia, a tre giorni dalla data della prima prova scritta arriva la notizia che i tribunali stanno accogliendo i ricorsi dei non abilitati, i quali saranno ammessi con riserva alle prove.

Non sappiamo ancora cosa scaturirà da questa decisione, cosa ne sarà del concorso e di noi. Mi sembra però evidente che, ancora una volta, chi come me si è dimostrato fiducioso nelle istituzioni e rispettoso delle regole avrà vita durissima, mentre chi ha puntato sulle scorciatoie troverà la strada spianata.

Dove sta la giustizia e l'equità in questo? Dove il merito? Dove il principio di uguaglianza? Chi li deve difendere?

Anna Fornasiero

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