Alzare i voti allo scrutinio per evitare la bocciatura è falso in atto pubblico? Intervista Giorgio Ragazzini

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di Eleonora Fortunato – E’ la provocazione avanzata dal Gruppo di Firenze, che alla vigilia della maturità ammonisce i docenti e i Consigli li di Classe pronti a ‘regalare’ promozioni e ammissioni agli esami non meritate. “Se il problema è evitare il trauma della ripetenza, organizziamo una didattica per livelli e per moduli, come all’università”.

di Eleonora Fortunato – E’ la provocazione avanzata dal Gruppo di Firenze, che alla vigilia della maturità ammonisce i docenti e i Consigli li di Classe pronti a ‘regalare’ promozioni e ammissioni agli esami non meritate. “Se il problema è evitare il trauma della ripetenza, organizziamo una didattica per livelli e per moduli, come all’università”.

Quest’anno dall’ombra del David di Michelangelo non partiranno strali contro le copiature e le altre irregolarità che si registrano durante gli Esami di Stato: “Sarebbe stato il quarto anno di seguito, non volevamo diventasse un rito” è stato il commento di Giorgio Ragazzini del Gruppo di Firenze “mentre abbiamo preferito focalizzarci sulla fase immediatamente precedente agli esami, cioè l’ammissione”.

“E’ arrivata proprio ieri l’ennesima mail – continua – di una docente scandalizzata per la facilità con cui il suo Consiglio ha votato per l’ammissione di un allievo presentato con sei insufficienze su otto discipline. Sono tanti gli insegnanti che seguono il nostro blog e che, conoscendo le nostre posizioni sugli esami di Stato, tengono a informarci di quello che avviene nelle loro scuole”. Proprio mentre parliamo, da un liceo arriva un’altra testimonianza: “Una parte del  Consiglio di Classe voleva promuovere in quarta uno studente con quattro 4 e tre 5. C’è voluto l’intervento della preside e una votazione di misura per prendere una decisione che avrebbe dovuto essere ovvia”.

E già, la scuola italiana degli ultimi trent’anni non si può certo portare come modello di rigore selettivo, ma perché fare queste riflessioni così amare proprio oggi? Secondo il termometro dei docenti fiorentini il fenomeno della ‘promozione regalata’ negli ultimi anni è cresciuto: “Pensiamo che sempre più nella valutazione subentrino fattori di carattere emotivo o psicologico che nulla dovrebbero avere a che vedere con essa – continua Ragazzini – Si cercano tutte le attenuanti possibili per non ricorrere alla bocciatura. Eppure promuovere un ragazzo che ha sei insufficienze su otto discipline è una cosa che si avvicina molto al falso in atto pubblico. Ma non ho mai sentito parlare di un ricorso contro una promozione!”.

Nell’ultimo dossier elaborato dal Gruppo e inviato anche al Ministro Giannini la posizione espressa da Ragazzini prende contorni ancora più chiari: “Siamo fermamente contrari all’abolizione delle ripetenze prospettata da più parti e motivata da una presunta inutilità e da motivi di risparmio: non potrebbe che risolversi in un abbassamento generalizzato della preparazione e in una de-responsabilizzazione ulteriore dei giovani. Il rifiuto di una bocciatura generalizzata ha però i suoi buoni motivi  anche  sul  versante  della  serietà,  perché  spesso  vengono  “abbonate”  gravi carenze in diverse materie per evitare un provvedimento sentito come draconiano. La verifica dei debiti a settembre è stata un passo avanti, ma non sufficiente, perché spesso vi si ripropone il dilemma rinviato a giugno”.

Ci sentiamo di sottolineare che sempre più spesso gli insegnanti possono sentirsi disorientati di fronte a normative e a orientamenti pedagogici che cambiano di continuo (Bes, successo formativo, dispersione scolastica) e che sempre più mettono in discussione la funzione formativa del respingimento: “Questi fattori ci sono, è vero – risponde Ragazzini – ed è molto difficile districarsi nella complessa  materia rappresentata per esempio dai Bes, ma non possiamo ignorare il fatto che ci siano istituti con poche decine di casi e altre con qualche centinaio. Nella scuola italiana sentiamo ancora troppo il bisogno di sentirci buoni”.

Poi ci sono anche i ricorsi: è di pochi giorni fa la notizia dell’ennesima bocciatura considerata illegittima dai giudici. “Questo fattore sta diventando importante e in qualche modo limita l’autonomia dei docenti –continua il rappresentante del Gruppo di Firenze – i quali sanno benissimo che i cavilli di forma possono essere tantissimi. E’ chiaro, più leggi si fanno più sarà difficile osservarle. L’intrusione della magistratura di questi tempi è forte”.

“Ormai– aggiunge – si considerano la promozione o la bocciatura dei ragazzi come cose che hanno a che fare con loro e basta, ma dimentichiamo che la scuola non costruisce solo rapporti individuali con gli studenti, ma deve rispondere in termini di responsabilità e obiettività all’intera collettività. Regalare una promozione significa in qualche modo non aver assolto a una funzione, quella di certificare la preparazione e la formazione dei futuri cittadini”.

Sotto accusa è, certo, l’intero percorso, ma non c’è dubbio che l’esame in sé sia vissuto “come un momento formale, nonostante la riforma, i commissari esterni, tutte le materie. E’ sempre più forte l’equazione ammissione = promozione”. Dove potrebbe essere la soluzione? “Non certo alla fine del processo formativo – conclude Ragazzini – bensì all’inizio, come succede in paesi come la Germania o la Finlandia, dove assistiamo a una forte selezione in entrata e soprattutto all’organizzazione della didattica per moduli e non per anni scolastici, di modo che anche l’impatto psicologico di un bocciatura sia molto ridimensionato”.

Nel dossier si legge: “Proponiamo che per le scuole superiori si studi un’organizzazione per livelli: in pratica, non si passa dalla prima classe alla seconda (e così per le altre), ma dal primo al secondo corso  di  italiano,  da  primo  al  secondo  di  matematica e  via  dicendo,  un  po’  come succede all’università, dove si devono superare algebra 1 e algebra 2, fisica 1, 2 e 3, e via dicendo. Si potrà quindi “bocciare” anche in una sola materia e ripetere solo quella, invece che tutte le materie. La verifica degli apprendimenti assumerebbe tutt’altra credibilità. E anche questa soluzione dovrebbe consentire a regime un certo risparmio”. Chissà che cosa ne diranno il Ministro e la sua squadra.

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