Alunno precipita da parapetto: scuola, insegnante e Comune responsabili. I fatti e la sentenza

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Il Miur e il Comune proprietario dell’edificio scolastico sono responsabili verso l’alunno che precipita in un vano scala a seguito di un malore, per essersi appoggiato a un parapetto di altezza non conforme. La Cassazione (Ordinanza 38089 del 2 dicembre) ha confermato le statuizioni del giudice d’appello.

La richiesta danni per caduta dall’alunno. I genitori convennero in giudizio un Comune e il Miur, nonché le rispettive assicurazioni, chiedendone la condanna al risarcimento dei danni subiti dal loro figlio, all’epoca studente diciassettenne presso un istituto tecnico statale, nonché di quelli riflessi subiti dagli stessi genitori, in conseguenza di un incidente occorso all’interno dell’istituto scolastico frequentato dal ragazzo. Questi, uscito sofferente dall’aula e dopo aver percorso il corridoio, nell’appoggiarsi a un parapetto-ringhiera posto a protezione di un vano scala dell’edificio, era caduto nel vuoto riportando gravi lesioni.

La condotta imprevedibile dello studente secondo il Tribunale. Il tribunale, in prima battuta, rigettava la domanda, ritenendo che l’evento fosse ascrivibile solo alla condotta imprevedibile dello studente che, a causa di un malore, era uscito dall’aula velocemente, in un arco temporale talmente limitato da non consentire l’intervento del docente. Escluse che la caduta dello studente fosse da porre in relazione causale con la pericolosità della ringhiera, poiché questa, anche se di altezza di poco inferiore rispetto a quella prescritta, risultava comunque in grado di assolvere la funzione di proteggere gli utenti dalla caduta nel vano scala.

La condanna in appello. La Corte d’appello, al contrario, ha accolto le domande risarcitorie nei confronti sia del Miur che del Comune proprietario dell’edificio, per l’effetto condannandoli in solido al risarcimento dei danni subiti dallo studente e dai suoi genitori, e ponendo a carico di entrambi gli enti le spese del giudizio.

La responsabilità del Miur. E’ stata affermata sul rilievo che, trattandosi di controversia riguardante il risarcimento del danno da autolesione dell’alunno e, dunque, di responsabilità contrattuale, e avendo gli attori (genitori) assolto l’onere sugli stessi gravanti dimostrando che il danno si era verificato nell’arco di tempo in cui il minore era affidato alla scuola, l’amministrazione scolastica avrebbe dovuto dimostrare che sull’allievo medesimo era stata esercitata la sorveglianza con una diligenza idonea ad impedire il fatto, e che dunque l’evento dannoso era stato determinato da causa non imputabile né alla scuola né all’insegnante. Secondo il giudice d’appello tale prova non era stata fornita bensì, al contrario, era emerso che non si trattava di un evento imprevedibile e, inoltre, sussisteva la possibilità per il personale scolastico di intervenire.

La responsabilità del Comune. E’ stata affermata dai giudici d’appello sul rilievo che la minore altezza della ringhiera, pari a 90 cm circa, rispetto a 1 metro prescritta dalla normativa di riferimento, aveva avuto un ruolo decisivo nella dinamica del sinistro, in quanto una maggiore elevazione della ringhiera avrebbe svolto un’efficace funzione di contenimento e protezione e, quindi, evitato al giovane di sbilanciarsi troppo in avanti perdendo l’equilibrio e cadendo nel vuoto.

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