Alunno infortunato durante un’escursione: la scuola non è responsabile se la liberatoria firmata dai genitori specificava i rischi

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La Corte d’Appello di Genova il 4 maggio scorso ha chiarito che in caso di escursione degli alunni con la scuola, quest’ultima, in caso di infortunio dello studente, non ha la responsabilità se non è riuscita a impedire tragici (tuttavia possibili) incidenti. E se la liberatoria firmata dai genitori era dettagliata.

La pronuncia parte dalla vicenda in cui un bambino è caduto da bicicletta durante una gita con la scuola e aveva subìto la drammatica rottura della milza.

L’ammissione ad una escursione scolastica, scrive Il Sole 24 Ore, determina l’instaurazione di un vincolo dal quale sorge a carico dell’istituto l’obbligazione di vigilare sulla incolumità dell’alunno. Se il bambino si fa male l’istituto scolastico deve dimostrare di avere adottato, non solo nel frangente dell’incidente, ma anche in via preventiva, tutte le cautele organizzative idonee a evitare infortuni in relazione all’età degli alunni ed alla specifica attività da espletarsi.

Il motivo che ha condotto la Corte d’Appello a stabilire la mancanza di responsabilità da parte della scuola è dovuto al fatto che i genitori del bambino infortunato nell’esprimere il consenso avevano avuto a disposizione tutte le informazioni necessarie per una “scelta consapevole”.

Nel modulo di consenso, infatti, si poteva leggere che l’escursione si sarebbe svolta lungo una strada secondaria e non asfaltata. Secondo la Corte di Genova in tali casi l’incidente rientra nel “rischio consentito” connaturato al fatto stesso di partecipare ad una simile attività; ed assunto consapevolmente dal genitore nel momento della propria manifestazione di consenso.

Pertanto, la caduta di un bambino su una strada sterrata è evento possibile e quindi prevedibile, ma ogni valutazione in ordine all’opportunità di correre un simile rischio spetta ai genitori e non certo alla scuola.

Bisogna anche aggiungere, secondo il giudice, che a differenza dei genitori, la scuola non è in grado di valutare destrezza e agilità del bambino. 

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