Alunno con DSA bocciato: i docenti non avevano applicato le misure compensative e dispensative nelle prove di recupero. Intervengono i giudici

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Va annullato il provvedimento di non ammissione alla classe successiva se l’istituto non ha applicato le misure compensative/dispensative previste dal PDP nello svolgimento dell’esame di recupero. Inoltre, nel giudizio di ammissione deve tenersi conto del disturbo di apprendimento, alla luce del quale devono essere valutate le carenze riscontrate e le prospettive di miglioramento. Lo ha sentenziato il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, Sezione IV Bis, il 27 dicembre

La mancata ammissione anche dopo l’esame di recupero

Un alunno certificato dalla ASL con “Disturbo specifico di Apprendimento, Dislessia e Disortografia in associazione”, al termine del secondo quadrimestre del III anno di un liceo ha conseguito una valutazione positiva in tutte le discipline, tranne che in italiano e di latino, dove ha riportato un voto finale di 5/10, tale da riconoscergli due debiti scolastici da recuperare nella sessione di esami da svolgersi nel mese di agosto. Frequentati i corsi di recupero, l’alunno sosteneva gli esami di recupero tramite lo svolgimento di compiti scritti, senza l’espletamento delle prove orali, a seguito dei quali, il Consiglio di Classe deliberava la non ammissione dell’alunno alla classe IV del liceo. I genitori si sono rivolti al TAR contestando, tra l’altro, le modalità di svolgimento delle prove di recupero e la motivazione alla base del giudizio di non ammissione.

La normativa sui provvedimenti compensativi e dispensativi

L’art. 5, c. 4, l. n. 170/2010 dispone che “gli studenti con diagnosi di DSA hanno diritto a fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione”. Inoltre l’art. 10, c. 1, del D.P.R. n. 122/2009, stabilisce che “per gli alunni con difficoltà specifiche di apprendimento (DSA) adeguatamente certificate, la valutazione e la verifica degli apprendimenti, comprese quelle effettuate in sede di esame conclusivo dei cicli, devono tenere conto delle specifiche situazioni soggettive di tali alunni; a tali fini, nello svolgimento dell’attività didattica e delle prove di esame, sono adottati, nell’ambito delle risorse finanziarie disponibili a legislazione vigente, gli strumenti metodologico-didattici compensativi e dispensativi ritenuti più idonei”.

La mancata attivazione delle misure

Nell’accogliere il ricorso, quindi ammettere lo studente al IV anno, il TAR ha rilevato che:

  • il piano didattico personalizzato 2022/2023, relativo all’alunno, prevedeva per le materie oggetto di recupero “tempi più lunghi per l’esecuzione delle prove” (Italiano e Latino) nonché “valutazioni più attente alle conoscenze e alle competenze… piuttosto che alla correttezza formale” (Italiano);
  • nello svolgimento dell’esame di recupero non erano state applicate le misure compensative/dispensative previste dal PDP ma, al contrario dagli atti risulta che la medesima prova è stata assegnata a tutti gli alunni con i medesimi tempi di svolgimento;
  • non è stata rilevata prova che il giudizio di ammissione abbia tenuto conto del disturbo di apprendimento, alla luce del quale avrebbero dovuto essere valutate le carenze riscontrate e le prospettive di miglioramento.

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