Alunni DSA, Anief: aumentati notevolmente ma scuole impreparate

di redazione
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comunicato Anief – Nelle scuole italiane cresce in modo costante il numero di alunni che necessitano del docente di sostegno, avendo fatto registrare un incremento del +106% negli ultimi vent’anni. Similmente, sale in modo sensibile il numero di allievi con disturbi specifici dell’apprendimento. A sostenerlo è il Ministero dell’Istruzione che in settimana ha pubblicato, attraverso l’Ufficio Studi e Statistica, un dettagliato focus sugli allievi con Dsa dell’anno scolastico 2016/17. L’incremento è sensibile: se nell’a.s. 2010/11 la percentuale di alunni con DSA sul totale degli alunni si attestava ad appena lo 0,7%, a distanza di appena sei anni la percentuale è salita fino al 2,9%. Il disturbo mediamente più diffuso è la dislessia (42,5% delle certificazioni), anche se più disturbi possono coesistere in una stessa persona. Seguono le certificazioni per la disortografia (20,8%), quelle per la discalculia (19,3%) e quelle per la disgrafia (17,4%).

Nel 2017 si contano 254.61 alunne e gli alunni delle scuole italiane di ogni ordine e grado con Disturbi Specifici dell’Apprendimento. La percentuale più alta di alunne e alunni con DSA si trova nella scuola secondaria di I grado: sono il 5,40% dei frequentanti, contro il 4,03% della secondaria di II grado e l’1,95% della primaria. Le scuole dell’infanzia hanno trasmesso dati riguardo a casi sospetti di disturbi specifici dell’apprendimento: si tratta di un numero esiguo, 774 bambine e bambini nel 2016/2017, pari allo 0,05% del totale dei frequentanti. A livello territoriale, le alunne e gli alunni con disturbi specifici dell’apprendimento sono maggiormente presenti nelle regioni del Nord-Ovest (4,5% sul totale della popolazione studentesca), seguite dalle regioni del Centro (3,5%), del Nord-Est (3,3%) e del Sud (1,4%).

“Dal 2010-2011 al 2016-2017 – ha sottolineato il Miur – si osserva una notevole crescita delle certificazioni di DSA dovuta all’introduzione della legge 170 del 2010, grazie alla quale la scuola ha assunto un ruolo di maggiore responsabilità nei confronti delle alunne e degli alunni con questi disturbi, con più formazione per il corpo docente e una sempre maggiore individuazione dei casi sospetti”.

Ma perché la Legge 170/2010 non ha mai trovato applicazione? Cosa fanno le scuole per assicurare il diritto allo studio ai 250mila alunni con disturbi specifici di apprendimento? Quella legge, infatti, ha rappresentato una svolta per i giovani con tali disturbi, anche presenti in più tipologie, acclarando i problemi, recita l’articolo 1, “che si manifestano in presenza di capacità cognitive adeguate, in assenza di patologie neurologiche e di deficit sensoriali, ma possono costituire una limitazione importante per alcune attività della vita quotidiana”. A questo scopo, sempre la legge 170/10, ha previsto la possibilità per gli alunni con Dsa di “fruire di appositi provvedimenti dispensativi e compensativi di flessibilità didattica nel corso dei cicli di istruzione e formazione e negli studi universitari”.

Inoltre, l’anno successivo, nell’estate del 2011, sono stati anche pubblicati il Decreto attuativo e le Linee Guida ad esso associate, che introducono in modo chiaro tutte le azioni pratiche che gli Uffici Scolastici Regionali, le scuole e le famiglie devono attuare per la tutela e il supporto degli allievi con disturbi specifici di apprendimento.

Nello specifico, l’art. 4 del D.M. 5669 del 2011 prevede che le scuole provvedano ad attuare i necessari interventi pedagogico-didattici per il successo formativo degli alunni DSA, avviando percorsi di didattica individualizzata e personalizzata, e ricorrendo anche a strumenti compensativi e misure dispensative. Le linee guida, a loro volta, si soffermano sulla didattica individualizzata e personalizzata come strumento di garanzia del diritto allo studio, quindi insistono sulla centralità delle metodologie didattiche da attuare in aula.

Diventa, pertanto, centrale, per soddisfare il diritto allo studio dei 250mila alunni che frequentano le nostre scuole, quanto stabilito nel Piano Didattico Personalizzato, realizzato con tutte le parti interessate, ad iniziare dalla famiglia. E qui sta il punto: i docenti del Consiglio di classe, adottano sempre le adeguate misure dispensative e compensative previste dal Pdp? Viene adottata, in tutti i casi, una esauriente valutazione specifica? Considerando l’alto numero di lamentele e ricorsi attuati, sembrerebbe proprio di no.

“Le denunce che raccoglie il nostro sindacato – spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – sono indirizzate verso una sostanziale superficialità da parte della scuola nei confronti degli alunni con questi disturbi di apprendimento. Le misure dispensative e compensative non sempre vengono messe a disposizione degli alunni Dsa: soprattutto laddove le famiglie non seguono le ‘pratiche’ amministrative, le scuole non riescono sempre a subentrare e ad assicurare la fornitura degli strumenti adeguati”.

“Inoltre, anche le valutazioni, intermedie e finali, in sede di scrutinio, risultano spesso non adeguate alle circostanze. In questi casi, che non sono purtroppo residuali, si attua un vero e proprio disinteresse per le leggi che lo Stato italiano ha approvato negli ultimi anni e anche delle linee guida successive emesse dal Ministero dell’Istruzione. Infine, è indispensabile che vi sia una maggiore consapevolezza da parte del corpo insegnante verso le esigenze degli alunni Dsa: sarebbe bene, quindi, che i docenti ancora a digiuno di conoscenze e competenze in materia le facciano loro nell’ambito dell’aggiornamento professionale”, conclude Pacifico.

A questo proposito, l’Ente formativo Eurosofia – riconosciuto dal Miur – offre la possibilità di acquisire nuovi approcci metodologici in differenti aree tematiche, anche per alunni Dsa, attraverso specifici corsi di aggiornamento professionale: per informazioni o per trovare il corso più adatto alle proprie esigenze di insegnamento, tutti fruibili con i 500 euro annui previsti dalla “carta del docente”, cliccare qui.

22 aprile 2018

Ufficio Stampa Anief

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