Alunni dopo 3 mesi di vacanze dimenticano quanto appreso a scuola? L’esperta: “No se si continua a stimolarli durante l’estate con attività divertenti”

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I bambini durante le vacanze dimenticano quello che hanno appreso durante l’anno scolastico? Si tratta di una delle domande più frequenti che pongono soprattutto i genitori.

Una ricerca pubblicata su Sage Journals iniziata nel 1996, ha posto in relazione 39 studi, evidenziando come gli alunni tendano, durante la pausa estiva, a dimenticare con più facilità come si facciano le operazione matematiche, e quali siano le regole ortografiche, riporta Fanpage.it.

La ricerca mostra come il contesto socio-culturale sia importante in questo argomento, evidenziando come gli studenti provenienti da contesti economico-sociali e culturali maggiormente sfavorevoli abbiano più difficoltà a trattenere quanto appreso.

Su Fanpage la dottoressa Aglaia Vignoli, professoressa di neuropsichiatria infantile presso l’Università Statale di Milano, ha parlato del tema, evidenziando come “non ci sono degli studi di immagini che mostrano il cervello dei bambini prima e dopo le vacanze estive. Gli studi a cui si fa riferimento valutano le competenze de bambini attraverso dei test, cui i piccoli vengono sottoposti al termine della scuola e alla ripresa dopo le vacanze”.

Ciò che risulta evidente – spiega l’esperta – è che dopo un’interruzione delle attività scolastiche di più di 7 settimane vi è una perdita di competenze, ma solo temporanea. Basta tornare a scuola, riprendere l’allenamento e si torna a ricordare i meccanismi”.

A proposito del contesto socio-culturale, “il ruolo dei genitori e del contesto socio-economico in cui trascorrono l’estate i bambini è fondamentale. Pensiamo a quanto accaduto durante la pandemia, quando i bambini più seguiti a casa, grazie alle condizioni più agiate dei propri genitori e al migliore livello culturale ed economico, hanno avuto meno difficoltà a continuare a seguire le lezioni e ad apprendere, rispetto ai bambini provenienti da situazioni di povertà culturale”.

Infatti, secondo Vignoli, è “importante stimolare i bambini in famiglia o in strutture educative apposite se se ne ha la possibilità, che non significa obbligare i bimbi a fare tantissimi compiti, ma permettere loro di mantenere quanto acquisito durante l’anno attraverso attività ludiche“.

I giochi infatti – prosegue – permettono ai piccoli studenti di generalizzare l’apprendimento che hanno acquisito sui banchi di scuola in un contesto più divertente, uscendo dalla logica verifica-interrogazione”.

Per esempio i bimbi – aggiunge – per esercitare la lettura non devono leggere solo libri di testo, possono leggere i menù dei ristoranti, i fumetti, le scritte che trovano per strada“.

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