Alunni con disabilità: quale futuro per chi termina il secondo ciclo di istruzione. A volte genitori chiedono bocciatura per rimandare scontro con realtà

WhatsApp
Telegram
#insegnanti #studenti

Uno sbalzo nell’incognito, quello degli studenti con disabilità e delle loro famiglie, al termine dell’ultimo anno della scuola secondaria di secondo grado. La prospettiva di giorni interminabili trascorsi al pc o sullo smartphone è l’inquietante pensiero che ricorre nelle menti dei tanti genitori ai cui figli con disabilità non sembra venga data nessuna altra alternativa. Motivo per il quale sovente, giungono richieste dai genitori di far ripetere nuovamente l’ultimo anno ai propri figli, pur di tutelarli da un futuro incerto.

In realtà il Ministero dell’Istruzione con il Decreto interministeriale n. 182 del 29 dicembre 2020 attraverso la diffusione del nuovo PEI a livello nazionale ha evidenziato la necessità di mettere al centro del processo di inclusione e formazione l’alunno disabile nella sua diversità, attraverso la personalizzazione degli apprendimenti e l’individuazione di strumenti, strategie e modalità per creare ambienti favorevoli al processo di apprendimento. Inclusione che dovrebbe continuare anche al termine della scuola dell’obbligo.

La situazione attuale

Alla luce di quanto fatto fino ad oggi, il processo di inclusione sembra arrestarsi nella scuola dell’obbligo e innalzare nuove barriere, basti pensare che il decreto legislativo n. 151 del 2015 in tema di collocamento mirato delle persone con disabilità, dava particolari indicazioni, quali:

  • l’istituzione della Banca Dati del collocamento mirato, che consenta di raccogliere e incrociare numerose informazioni di flusso sul lavoro delle persone disabili;
  • la definizione di Linee Guida per il collocamento mirato, con la declinazione operativa di numerosi indirizzi della Convenzione ONU;
  • la modifica del sistema degli incentivi, con una particolare attenzione alla loro durata prolungata nel tempo e a quelli rivolti ai lavoratori con disabilità psichica o intellettiva;
  • l’introduzione del finanziamento forfettario parziale di tutti quegli “accomodamenti ragionevoli”, previsti dalla Convenzione ONU, che consentano la valorizzazione del lavoro delle persone disabili senza comportare oneri sproporzionati alle imprese.

Purtroppo come sottolineato anche da Vincenzo Falabella, presidente della FISH (Fondazione italiana per il superamento dell’handicap) “Mancano ancora, dopo 6 anni, le linee guida per l’inclusione lavorativa e manca ancora l’attivazione della banca dati. Due strumenti essenziali: il primo per rendere i servizi più efficaci, il secondo per attuare politiche più oculate “.

Inoltre il presidente denuncia che sono 1,6 milioni i disabili in Italia in età lavorativa e di questi il 69% non ha ancora un lavoro. La percentuale delle donne disabili disoccupate è ancora più alta con la discriminazione di genere che ha un effetto moltiplicatore sull’emarginazione.

La scuola superiore come veicolo verso il mondo del lavoro

Se indiscutibili appaiono le direttive del Ministero dell’Istruzione affinché gli studenti con disabilità vengano accompagnati nel loro processo di crescita, risulta ancora insufficiente l’esplicazione di percorsi che possano dare loro l’opportunità di acquisire delle competenze professionali per poter poi mettere in campo nel mondo del lavoro.

Infatti soltanto l’inserimento nel mondo del lavoro, potrà dare loro la possibilità di uscire, stare insieme alla gente, e continuare quel processo di integrazione avviato dalle scuole dell’obbligo.

Se il leitmotiv deve essere la motivazione è opportuno che anche il loro ruolo sociale debba dargli la possibilità di sentirsi gratificati e in qualche modo autosufficienti.

Il compito della Scuola superiore è quello di preparare ed orientare al lavoro lo studente con disabilità ed offrirgli una preparazione spendibile nel mercato del lavoro, attraverso la creazione di “spazi didattici” adeguati alle caratteristiche e ai bisogni degli alunni disabili favorendo una reale integrazione che parte, in primo luogo, dalla promozione delle potenzialità emergenti degli alunni stessi. In tutti gli istituti occorre procedere in modo omogeneo, incrementando e promuovendo una formazione lavorativa attraverso attività pratiche e stage che preparino i giovani disabili ai propri bisogni e all’integrazione socio-lavorativa post scolastica.

Anche le Regioni da parte loro, dovrebbero incrementare corsi/percorsi di formazione al lavoro e orientamento a favore di giovani studenti disabili al termine della scuola, al fine di evidenziare quelle che sono le loro capacità e attitudini, per poi concretizzarle nella futura collocazione lavorativa.

WhatsApp
Telegram

Concorso a cattedra ordinario secondaria, il corso: con esempi di prova orale già pronti e simulatore EDISES per la prova scritta. A 150 EURO