Alunni bravi perché si abbassano standard. Verso l’elementarizzazione della scuola secondaria di primo grado. Lettera

di redazione
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inviata da Francesco Manetti – Già da tempo si parla della licealizzazione dei corsi di laurea triennale, dove col termine “licealizzazione” si intende l’abbassamento delle richieste allo studente universitario di un corso di laurea triennale (in concreto: il livello di preparazione richiesto per superare un esame) al livello di quanto si può chiedere a uno studente liceale.

Coerentemente, anche il livello di preparazione richiesta a uno studente delle superiori si è abbassato. Lo dimostra, ad esempio, il momento decisivo della valutazione di fine anno.

Al termine dell’anno scolastico 2015/2016 il liceo più prestigioso della mia città contava, nelle sole classi prime, 11 non ammessi alla classe successiva su un totale di 258 alunni (poco più del 4% degli alunni delle prime).
Al termine dell’anno scolastico 2016/2017, lo stesso liceo contava 8 non ammessi alla classe successiva su tutte le classi prime, seconde, terze e quarte, ovvero 8 non ammessi su 936 alunni (meno dell’1% del totale degli alunni).

Gli alunni di questo liceo sono diventati improvvisamente tutti bravi da un anno all’altro? O forse sono state abbassate le pretese nei confronti degli alunni da parte del corpo docente?

Si può quindi immaginare che cosa sia successo e stia succedendo per quanto riguarda il primo ciclo di istruzione.

Nella scuola primaria, come si sa, era ormai diffusa da anni la prassi di promuovere sempre e comunque gli alunni, anche in caso di gravissime carenze negli apprendimenti registrate nel corso di tutti e cinque gli anni di primaria. Adesso la recente normativa (il D.lgs 62/2017) ha ufficializzato questa consuetudine, decretando (art.3) che “le alunne e gli alunni della scuola primaria sono ammessi alla classe successiva e alla prima classe di scuola secondaria di primo grado anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione” e prevedendo la possibilità di non ammissione “solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione”, con decisione presa all’unanimità.

Per quanto riguarda la valutazione nella scuola secondaria di primo grado, lo stesso D.lgs 62/2017 sembrava concedere un maggior grado di discrezionalità, decretando, al comma 2 dell’articolo 6, che “nel caso di parziale o mancata acquisizione dei livelli di apprendimento in una o più discipline, il consiglio di classe può deliberare, con adeguata motivazione, la non ammissione alla classe successiva o all’esame conclusivo del primo ciclo”.

La successiva CM 1865/2017 ha però aggiunto all'”adeguata motivazione” formulata dai docenti degli specifici consigli di classe il dover tener conto “dei criteri definiti dal collegio dei docenti” riguardo la non ammissione.

E’ così accaduto che i vari collegi dei docenti degli istituti comprensivi di tutta Italia stiano approvando dei criteri estremamente rigidi. Provate a digitare su Google la stringa di testo “Il Collegio dei docenti ha stabilito la non ammissione alla classe successiva” e troverete già dei PTOF (Piani triennali dell’offerta formativa) che stabiliscono la non ammissione alla classe successiva o all’esame finale del primo ciclo

• in caso di gravi insufficienze in almeno quattro discipline comprendenti italiano e matematica o in cinque discipline comprendenti italiano o matematica

• oppure in caso di almeno tre insufficienze gravi e due lievi (tre 4 e due 5) o di due insufficienze gravi e tre lievi (due 4 e tre 5), senza gerarchizzare per importanza fra le varie discipline

Il che è come dire che un alunno di terza che registra tre o quattro insufficienze gravi anche in discipline come inglese e matematica (che sono prove scritte all’esame finale del primo ciclo), ma non in italiano e che ha il sei in tutte le altre discipline deve essere ammesso, senza eccezioni, all’esame finale (e, si suppone, deve a quel punto superare l’esame).

Per questo parlo di “elementarizzazione” della scuola secondaria di primo grado. In barba alla meritocrazia di cui parlava l’ex-presidente del Consiglio dei Ministri Matteo Renzi, anche nella scuola secondaria di primo grado, come già nella scuola primaria, la promozione sarà di fatto assicurata, indipendentemente dai risultati conseguiti, per chiunque.

Se tanto mi darà tanto, si arriverà così facilmente, per tutti, al diploma assicurato, che consentirà ai non meritevoli ma con le conoscenze giuste di trovare un lavoro a scapito dei meritevoli senza conoscenze, che resteranno disoccupati.

Non equivocate, per favore. Non sono per la bocciatura facile. Io sono sempre stato disponibile ad aiutare anche oltre il dovuto chi, una volta tesagli la mano, faceva quel piccolo sforzo per raggiungere anche soltanto in parte quelli che noi insegnanti chiamiamo “obiettivi minimi” per almeno le discipline più importanti. Con i criteri che stanno approvando i vari collegi dei docenti accadrà però che troppi studenti, una volta capito di essere diventati intoccabili, non si sforzeranno neppure di portare in classe penna e quaderno.

Io ritengo che fra la scuola spietata, classista, elitaria, che precedeva il Sessantotto e, all’estremo opposto, la scuola della promozione assicurata di oggi possa esserci un “giusto mezzo” che non un collegio dei docenti, ma un concreto consiglio di classe possa di volta in volta, alunno per alunno, caso per caso, individuare.

Ed io ritengo che, promuovendo degli ignoranti, persino degli analfabeti (e ignoranti e analfabeti decisi a restare tali), si faccia, sul lungo periodo, un danno sia a chi viene promosso pur essendo ignorante (a meno che, ripeto, non sappia a chi rivolgersi per trovare un lavoro una volta ottenuto il diploma regalato), sia a tutta la società italiana, progressivamente popolata, di anno in anno, da ignoranti patentati.

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