Alunna bullizzata costretta a lasciare la scuola. Crepet: “Il sistema scuola è fallito, i docenti hanno le mani legate. Chi è severo viene visto male, chi è permissivo genera il caos”

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Lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet si è espresso con amarezza e sconcerto sulla vicenda della 18enne di origini marocchine che ha abbandonato il liceo dopo essere stata vittima di bullismo da parte dei suoi compagni di classe.

In un’intervista a La Stampa, Crepet ha condannato senza riserve il comportamento dei bulli, definendolo come una “barbarie culturale e sociale” sempre più diffusa nelle scuole italiane.

Secondo Crepet, il fenomeno del bullismo è alimentato da una “recrudescenza di cattiveria e vigliaccheria” nei confronti di chi è percepito come diverso, e troppo spesso questa violenza viene tollerata o sottovalutata. Lo psichiatra ha sottolineato che se la giovane vittima fosse appartenuta a una famiglia benestante, la situazione sarebbe stata affrontata in modo diverso e con maggiore attenzione da parte della scuola.

Crepet ha criticato duramente il sistema scolastico, definendolo “fallito” per la sua incapacità di gestire casi di bullismo e proteggere gli studenti più vulnerabili. Lo psichiatra ha sottolineato che gli insegnanti spesso non sanno come comportarsi e che anche i giudici faticano a prendere decisioni adeguate in queste situazioni.

Lo psichiatra ha suggerito che, nel caso specifico, avrebbe ascoltato di più la ragazza vittima degli insulti, proponendo un confronto con i suoi compagni e le loro famiglie. Secondo Crepet, si deve tentare di tutto pur di evitare che un giovane abbandoni la scuola a causa del bullismo.

Crepet ha anche evidenziato il ruolo dei social media nel facilitare il bullismo e nel diffondere rapidamente contenuti dannosi, sottolineando che alcuni giovani si sono persino suicidati a causa di questo fenomeno.

Infine, lo psichiatra ha sottolineato l’importanza del ruolo degli adulti nel contrastare il bullismo, dando esempi solidi e concreti ai giovani. Crepet ha criticato la tendenza a etichettare come “fascisti” gli insegnanti più severi e di creare caos con un atteggiamento troppo permissivo, invitando gli adulti a ribellarsi contro questa situazione e a fare di tutto per evitare che casi come quello della studentessa di Torino si ripetano.

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