Alti valori da ansia da valutazione, i risultati di una ricerca: INTERVISTA alla docente Emanuela Botta

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Sull’ultimo numero di ECPS è stato pubblicato un interessante lavoro dal titolo “«Io e la scuola»: percezione di ansia e benessere degli studenti in ambiente scolastico” di Pietro Lucisano e Emanuela Botta. Si tratta di un brillante studio sulla percezione di ansia e sul benessere a scuola da parte di adolescenti.

I risultati – come avrà modo di illustrare la professoressa Emanuela Botta  – indicano che nel campione indagato a fronte di un basso livello di Ansia generale si riscontra un livello molto alto nella scala dell’Ansia da valutazione.

“Nel complesso – come sottolinea in un suo post il prof. Cristiano Corsini  – trovano conferma risultati emersi in precedenti ricerche, come il fatto che il senso di protezione sia un attenuatore dell’Ansia da valutazione e che entrambe le scale di Ansia siano sensibili alle differenze di genere e che Ansia da valutazione e Ansia generale sono costrutti distinguibili fra loro. Nella ricerca l’Ansia da valutazione non sembra aumentare semplicemente con il progredire dell’età essendo probabilmente influenzata da fattori di contesto”.

Ne parliamo con Emanuela Botta, dirigente scolastico e docente di Pedagogia Sperimentale all’Università “La Sapienza” di Roma da anni impegnata in ricerche scientifiche sui temi della valutazione, di sistema e per l’apprendimento, con un particolare riferimento allo sviluppo di prove adattative, sul profilo dei professionisti dell’educazione, insegnanti e dirigenti scolastici, e sui fattori di benessere e disagio negli ambienti educativi e scolastici.

Professoressa, come lei stessa scrive nell’articolo “In questo periodo, che ancora risente degli effetti della pandemia, la richiesta da parte degli studenti di far sentire la propria voce è rilevante”. In che forma si denota e come fanno sentire la loro voce i nostri studenti?

«Lo scorso anno ci sono stati diversi segnali rilevanti, la lettera aperta degli studenti di oltre 20 scuole superiori pubblicata dal Corriere della Sera, ad esempio, in cui esprimono con molta chiarezza il loro bisogno non di studiare meno ma di studiare meglio, in un ambiente più sereno, instaurando rapporti umani nuovi e diversi fra loro e con i loro insegnanti. Il disagio è presente a diversi livelli, e come abbiamo potuto ascoltare nel discorso della studentessa dell’Università di Padova, all’università sembra acuirsi. Già dal 2015 il nostro gruppo  di ricerca lavora all’osservatorio Teens’ Voice in collaborazione con Campus Orienta, con l’obiettivo di ascoltare gli studenti in uscita dalla secondaria superiore per comprenderne bisogni, valori e aspirazioni. La ricerca presentata nell’articolo nasce dalla richiesta esplicita degli studenti di un noto liceo romano. Percepivano un disagio diffuso e, insieme alla loro dirigente, hanno maturato la convinzione che fosse necessario indagarne più a fondo le ragioni. Dopo la pandemia si aspettavano una scuola diversa e invece, alla ripresa delle attività didattiche in presenza, si sono ritrovati a fare un salto indietro nel tempo. La scuola sembrava essere tornata esattamente quella di prima, ma loro avevano bisogni diversi o forse semplicemente una maggiore consapevolezza di quei bisogni. Lo strumento utilizzato nella ricerca, «Io e la scuola», è nato proprio dalle loro richieste, al servizio delle quali abbiamo messo le nostre competenze.»

Professoressa, quali sono i fattori che incidono sui diversi aspetti del benessere sia nei bambini che negli adolescenti?

«In generale sono numerosi i fattori che incidono sui diversi aspetti del benessere sia nei bambini che negli adolescenti e spaziano dalla condotta prosociale, all’empatia, al legame con la natura, agli atteggiamenti e alle azioni a favore dell’ambiente, alla consapevolezza e alla regolazione emotiva di sé stessi, fino alla la soddisfazione di vita, che ovviamente riguarda diversi ambiti fra cui la scuola. Molti studi correlano il benessere soggettivo nei ragazzi in particolare con il rendimento scolastico e con le relazioni con i pari e la famiglia.    Fra i diversi fattori connessi al benessere emerge inoltre il costrutto dell’ansia.»

Professoressa, cosa dobbiamo intendere quando parliamo di ansia? Esistono più tipologie di ansia?

«In relazione a questo tema è importante ricordare che l’ansia è un costrutto a sé stante, multidimensionale, che si può presentare sia come tratto della personalità sia come stato contingente, legato a situazioni transitorie, come l’ingresso a scuola, l’inserimento nel gruppo dei pari, l’impegno in una prova che implica una valutazione esterna. L’ansia si presenta in varie forme, oltre all’ansia generale, intesa come la tendenza a preoccuparsi in diversi contesti della vita quotidiana, ci sono numerose varianti specifiche come ansia da valutazione, ansia da test e ansia sociale, per citare quelle più studiate in ambito educativo. L’ansia da valutazione in particolare è riferibile al contesto scolastico e alla paura di fallire e di sperimentare un insuccesso. È legata quindi alle valutazioni da parte dell’insegnante, allo svolgimento delle verifiche in classe ma anche alle aspettative e alle pressioni di genitori e insegnanti in relazione ai risultati scolastici.»

A quali comportamenti osservabili vi riferite quanto parlate di ansia da valutazione?

«Naturalmente esistono diverse definizioni di ansia da valutazione. Noi abbiamo fatto riferimento in particolare a quella di Zeidner. Abbiamo dunque indagato la presenza di preoccupazioni specifiche legate al contesto scolastico, di alcune risposte fisiologiche che possono presentarsi durante lo svolgimento di una interrogazione o di una verifica scritta, o immediatamente prima di essa, quali ad esempio sudore, tremore, aumento del battito cardiaco, e di alcuni comportamenti, come la tendenza a evitare le situazioni che generano ansia.»

La ricerca che è stata al centro del Vostro articolo si proponeva di costruire e validare uno strumento atto a stimare il benessere degli studenti di scuola secondaria superiore in ambito scolastico e a esplorare gli eventuali legami fra i diversi aspetti che possono influenzare il sentirsi bene e a proprio agio a scuola. Lo strumento nasceva, avete specificato, da due esigenze. Di quali esigenze parliamo e in cosa consiste questo strumento?

«La prima esigenza, come già detto, era ascoltare la voce degli studenti per comprendere quali fattori a loro parere dovessero essere tenuti in considerazione per migliorare la loro esperienza di vita scolastica. La seconda nasceva invece da un’istanza delle scuole e dei dirigenti scolastici. La maggior parte degli studi sulla rilevazione del benessere o del disagio non tiene in considerazione le particolarità del contesto scolastico e non può quindi essere utilizzato per definire azioni o strategie che supportino i membri della comunità scolastica sia nell’acquisizione di consapevolezza dello stato dell’arte sia delle possibili vie per il miglioramento. In quest’ottica risulta fondamentale la fase della restituzione dei risultati alle scuole, sperimentata con successo, riunendo studenti, rappresentanti dei genitori e dirigente scolastico, per discutere insieme gli esiti e attribuire ad essi un significato specifico leggibile esclusivamente nel contesto di quella data istituzione scolastica.

Lo strumento è un questionario, denominato “Io e la scuola”, composto da 66 item, articolati rispetto a tre dimensioni: Benessere, Ansia generale e Ansia da valutazione. Lo strumento comprende poi tre domande aperte, nelle quali gli studenti possono fornire esplicitamente suggerimenti per migliorare la loro scuola. L’analisi delle risposte a queste domande è in corso e sarà presentata al convegno Siped di Perugia il 19 gennaio. Inoltre è in via di predisposizione un portale del gruppo di ricerca, denominato Ricerca con la scuola, nel quale saranno disponibili una serie di strumenti indirizzati a studenti e/o insegnanti, utili per supportare le scuole da vari punti di vista, consentendo loro di confrontarsi con i risultati della ricerca.»

La ricerca fornisce una prima validazione di uno strumento pensato per stimare i fattori di disagio e benessere degli studenti secondari e fornire utili elementi di riflessione alle scuole in fase di restituzione dei dati. Quali sono questi fattori di disagio e quali i fattori di benessere?

«I fattori indagati, relativamente al Benessere, sono numerosi e comprendono il sentirsi rispettati e considerati e il percepire il contesto scolastico come protettivo e sicuro. Centrali sono poi i rapporti umani, con i docenti, ai quali si richiedono maggiore empatia e disponibilità all’ascolto, ma anche professionalità e competenza nella propria disciplina, e fra pari. La dinamica scolastica sembra essere centrata sulla valutazione più che sulla didattica, e mancano spazi e momenti di confronto. Un ruolo importante è rivestito anche dall’ambiente scolastico, che spesso è poco dignitoso e confortevole. I bagni sporchi o rotti, e quindi di fatto scarsamente utilizzabili, rappresentano ad esempio un fattore di disagio ricorrente. Abbiamo poi l’alta incidenza dell’ansia da valutazione, che risulta alta o molto alta per oltre il 60% degli studenti del campione, ma più rilevante per le studentesse e per coloro che si sentono parte di una minoranza e incrementata dal timore del giudizio dei pari.»

La valutazione è tornata al centro del dibattito non solo pedagogico ma anche politico. Ma di quale valutazione avrebbero bisogno i nostri alunni? E i nostri docenti?

«Le evidenze della ricerca ci dicono chiaramente che dovremmo andare verso una valutazione per l’apprendimento, che non stigmatizzi l’errore e che non si limiti al piano del misurazione. Gli studenti dovrebbero essere coinvolti nell’intero processo valutativo, a partire da una condivisione dei criteri adottati, perché la capacità di autovalutarsi e di assumere valutazioni e formulare giudizi nelle diverse situazioni della vita è il fine ultimo del processo di apprendimento.  I diversi interventi educativi, feedback e riscontri descrittivi che possano indicare agli studenti la strada verso un miglioramento dei propri apprendimenti e superare i limiti del voto, hanno tutti lo scopo di aiutare gli studenti a diventare protagonisti dei propri apprendimenti e migliorare le proprie abilità e conoscenze.»

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