Alternative all’insegnamento per chi ha più di 60 anni ma non può andare in pensione

di redazione
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Gianfranco Scialpi – Alternative all’insegnamento da inserire nel nuovo contratto giuridico ci sono. Alcune sono già una realtà. Rappresentano delle valide alternative all’insegnamento. Soprattutto per chi sta uscendo dalla scuola per raggiunti limiti di età.

L’insegnamento è un lavoro usurante

Si legge in un articolo pubblicato su questa testata : “Gli studi scientifici a disposizione (l’ultimo pubblicato nel 2016 ad opera della Università La Sapienza di Roma) dimostrano che l’alta usura psicofisica dei docenti è analoga in tutti i livelli d’insegnamento e prescinde pure dalla differenza dei generi maschile e femminile.”

Per chi entra tutti i giorni in aula, conosce benissimo la tensione che affianca la propria azione didattica. Questa è sempre “contagiata” da altri aspetti indiretti, ma ugualmente importanti: la cura della relazione costituita spesso da comunicazioni non verbali e che risultano in molti casi decisiva e propedeutica a un apprendimento significativo; la presenza di aspetti giuridici con risvolti civili e penali ( allergie, consegna in uscita  dell’alunno a persone autorizzate…). A questi aggiungiamo il livello acustico che gli alunni/studenti tengono sempre oltre la soglia di accettabilità. E per finire (per essere sintetici)  le classi pollaio (Gelmini) e superpollaio (Renzi) che amplificano tutti i suddetti problemi, aggiungendone di nuovi.

Tutto questo grava sull’insegnante e in particolare sulla sua sfera psico-nervosa, che oggettivamente è più debole con l’avanzare dell’età anagrafica e con l’aumento degli anni di servizio.

Le alternative all’insegnamento già esistono

Da qui la necessità di differenziare la funzione docente, superando l’idea storicamente codificata che la professione dell’insegnante si identifica solo con il lavoro diretto  con i ragazzi.

Le alternative all’insegnamento già esistono. Penso all’Animatore digitale, al Referente Cyberbullismo, al tecnico di laboratorio informatico, al responsabile dei progetti Pon, al responsabile della biblioteca con funzioni anche di promotore all’educazione alla lettura, al tutor dei neo-assunti, al formatore…

Queste mansioni sono svolte “a latere” dell’insegnamento, spesso tra gli spezzoni o buchi-orario. Con l’aggravante di essere  gratis o quasi, concretizzando il nuovo mantra del liberismo economico che si nasconde dietro l’espressione tecnica dell’ottimizzazione. La strategia comunicativa ha il solo scopo di nascondere la realtà: il massimo dei risultati con costi contenuti o azzerati.

Sindacato, batti un colpo se sei presente

Chi può contrattualizzare questi profili con distacco dall’insegnamento ? Chi può dare dignità economica a queste funzioni, facendole entrare a pieno titolo nella funzione docente? Il sindacato. Quello che preoccupa è la sua scarsa sensibilità verso il problema. E purtroppo il contratto appena firmato, lo conferma. Se si esclude qualche aggiornamento ( ad esempio sanzioni disciplinari) il resto è un copia/incolla del contratto del 2007. E’ un contratto che conferma il criterio dell’ottimizzazione delle risorse umane. Concludendo, continueremo ad avere degli insegnanti-nonni in classe. Quali le conseguenze?

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