Alternanza scuola lavoro, solo il 16% degli studenti la promuove. Negli ultimi anni 3 su 5 non hanno messo piede in luoghi lavoro

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La sicurezza delle ragazze e dei ragazzi sui luoghi di lavoro è sicuramente il problema principale e più urgente da affrontare quando si parla di Pcto, i Percorsi per le Competenze Trasversali e l’Orientamento, l’ex Alternanza Scuola-Lavoro.

Ma anche assicurare l’effettivo incontro tra studenti e aziende, per dare loro un vero assaggio di quello che significa “lavorare”, non è una questione da sottovalutare. Lo evidenzia l’Osservatorio sui Pcto del portale Skuola.net, pubblicato proprio nella Giornata dedicata alla Sicurezza sul Lavoro e costruito interpellando 2.500 alunni dell’ultimo triennio delle scuole superiori.

Negli anni più recenti, infatti, complice la pandemia con i suoi strascichi, la stragrande maggioranza degli alunni interessati dall’Alternanza formativa si è dovuta accontentare di esperienze “simulate”: il 61% degli intervistati dice essere stato costretto a ricorrere ad attività (teoriche o pratiche) senza il coinvolgimento diretto imprese e uffici. Privando i PCTO del loro senso più profondo, almeno per come erano stati concepiti.

Alla fine, dunque, solamente 2 studenti su 5 dicono di essere stati a contatto con realtà lavorative: il 24% per tutte le ore sin qui svolte, il 15% alternandosi tra vita lavorativa reale e simulata. Ma anche in questi casi non è che ci sia stata sempre la possibilità di toccare con mano le dinamiche del mondo del lavoro, visto che solo 6 su 10 sono stati presenti in azienda per tutto il tempo.

Al 29% è stato invece proposto un mix di presenza fisica e collaborazione “a distanza”, l’11% ha svolto solo “smart working”. Addentrandosi di più nello sviluppo dei vari Pcto, si continua a dover registrare che spesso i ragazzi non vengono accolti nel migliore dei modi nei posti di lavoro. O almeno è quello che lamentano i diretti interessati. Meno della metà (45%) degli studenti dicono di essere stati assegnati a un tutor che li ha seguiti per l’intero svolgimento dello stage e oltre un quarto (26%) racconta che questa fantomatica figura non è gli stata nemmeno presentata ufficialmente.

Solamente un terzo scarso (32%), poi, ha potuto lavorare con i team interni sui compiti principali. In tutti gli altri casi si è rimasti spettatori o quasi: al 26% è stato solo spiegato in modo sia teorico che pratico il tipo di lavoro fatto in quella realtà, per il 14% ci si è fermati alla “teoria”, circa 1 su 5 si è limitato a eseguire compiti di contorno, 1 su 10 ha avuto l’impressione di aver perso tempo senza fare nulla. Anche gli aspetti relativi alla sicurezza, come è purtroppo noto, qualche volta sono un po’ trascurati. Un quinto degli studenti (19%) si è presentato sul luogo di lavoro senza aver svolto il corso apposito – erogato online dal Ministero dell’Istruzione e del Merito – e senza indicazioni, da parte delle realtà di approdo, sulle procedure da osservare.

Solamente 1 su 3 ha potuto beneficiare di entrambi i percorsi formativi (corso online e approfondimento in loco), quasi la metà (47%) solo del corso ministeriale. E, tra chi si è trovato a svolgere mansioni “manuali”, con l’utilizzo di macchinari o strumentazioni, il 17% ha temuto in almeno un’occasione per la propria incolumità e il 4% per buona parte della sua presenza in azienda. Infine, dovendo fare un bilancio complessivo dell’esperienza, la maggioranza (57%) la giudica più inutile che utile dal punto di vista formativo, appena il 16% la promuove a pieni voti.

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