Alternanza scuola lavoro, serve a conoscere meglio l’Europa. Intervista a Sofia Fiorellini

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L’introduzione dell’Alternanza scuola lavoro, a prescindere dalle valutazioni di merito, ha sicuramente avuto un forte impatto sul mondo della scuola.

È un argomento su cui non esiste una posizione univoca, esiste invece un acceso dibattito sulle sue conseguenze. Come molti analisti hanno però sottolineato, servirà del tempo per arrivare a una valutazione del rapporto costi-benefici dell’alternanza rispetto alla formazione degli studenti.

Per avere una visione più completa di cos’è e come funziona l’Alternanza scuola lavoro è bene anche mettere in luce alcune “buone pratiche”, con lo scopo di valorizzare coloro che sono riusciti a offrire proficue esperienze formative e di dare interessanti spunti a chi è chiamato ad attivarne di nuove. Ad esempio, abbiamo raccontato di come un liceo classico di Roma abbia utilizzato il fundraising per fare esperienza “lavorativa”, o di come un liceo scientifico di Barletta abbia coinvolto gli studenti in attività di alternanza collegate alla sostenibilità ambientale. Oggi vi proponiamo un’intervista a Sofia Fiorellini, Segretaria della Gioventù Federalista Europea Lazio e membro della Direzione Nazionale della Gioventù Federalista Europea, che offre agli studenti percorsi di alternanza.

WeCanJob: buongiorno Sofia, a un primo impatto si potrebbe pensare che l’Alternanza scuola lavoro e le attività della Gioventù Federalista Europea non abbiano molto in comune. Come è nata in voi l’idea di offrire agli studenti percorsi di Alternanza?

Sofia Fiorellini: buongiorno, grazie mille per questa intervista. In realtà le attività con le scuole che la Gioventù federalista europea (GFE) porta avanti da molto tempo prima della nascita dell’esperienza dell’Alternanza scuola lavoro si inseriscono perfettamente all’interno di questa realtà. Da sempre la GFE infatti si propone ad istituti scolastici per tenere lezioni, seminari o giornate dedicati alla sensibilizzazione degli studenti sulle tematiche europee, purtroppo spesso dimenticate nei programmi scolastici. Lo strumento dell’alternanza ha permesso di dare una forma regolamentata e organizzata a queste nostre attività formative, così da garantire una continuità durante tutto l’anno scolastico e in parte anche la partecipazione degli studenti, coscienti dell’obbligatorietà dell’attività.

WCJ: Come si sviluppa la didattica all’interno di questi percorsi?

Sofia Fiorellini: chiaramente la didattica può variare a seconda del singolo progetto, ma in generale il nostro obiettivo principale è quello di fornire a questi giovani studenti innanzitutto delle nozioni di base, quali per esempio sul funzionamento delle istituzioni europee e la storia dell’integrazione europea; questo normalmente avviene con delle lezioni frontali. In un secondo momento cerchiamo invece di stimolare in loro delle riflessioni, avanzando una serie di questioni critiche che attualmente coinvolgono l‘Unione Europea. In questa fase i ragazzi sono chiamati a lavorare in gruppi e a discutere tra loro, insieme ad un tutor della GFE, sulle singole tematiche che investono l’UE oggi. Successivamente ogni gruppo di lavoro si impegna a relazionare e a discutere con gli altri degli argomenti da loro prescelti e delle possibili soluzioni o criticità individuate. In particolari progetti, come il Processo all’Europa, le fasi successive prevedono che ogni gruppo lavori ad un unico tema, accusando o difendendo l’Ue su una precisa questione, per poi svolgere alla fine dell’anno un vero e proprio processo.

WCJ: Che risposta avete dagli studenti? Sono interessati a queste tematiche?

Sofia Fiorellini: Di solito quando si lavora con classi intere il livello di interesse degli studenti può variare notevolmente. Ci rendiamo perfettamente conto che spesso l’Europa è percepita come distante e a volte per i giovani studenti anche difficile da comprendere. Proprio per questo motivo tentiamo di rendere questi momenti formativi il più possibile interattivi, spesso basta far capire che sono loro stessi i protagonisti, i cittadini europei, con le loro perplessità, dubbi, richieste. Normalmente sono più coinvolti e interessati nella fase in cui si analizza la situazione attuale, che spesso conoscono poco, ma che comunque in qualche modo percepiscono quotidianamente, e quando capiscono che possono discutere di questioni che non sono su un libro scolastico ma nella vita di tutti i giorni, sono molto più interessati.

WCJ: In conclusione, ringraziandola per averci offerto la sua testimonianza, le chiediamo un’ultima riflessione sull’Alternanza. Questo tema sembra molto divisivo sia nell’opinione pubblica, sia all’interno del mondo della scuola. Voi che opinione avete dell’Alternanza scuola lavoro?

Sofia Fiorellini: Sicuramente quello dell’Alternanza è un tema divisivo, soprattutto all’interno del mondo scolastico, tuttavia la GFE non ha certo un’opinione specifica al riguardo e per il perseguimento dei nostri obiettivi non risulta una questione da dibattere. Quello che interessa a noi è diffondere il più possibile la conoscenza sulle tematiche europee, favorire la formazione su questi temi e stimolare la riflessione anche e soprattutto nelle scuole, tra i giovani che si accingono a diventare cittadini attivi. È nostro interesse fornire una visione ben precisa di quella che deve essere l’Europa e come sempre cerchiamo di farlo con tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione, cercando di ottenere il massimo rendimento, e così anche per mezzo dell’Alternanza scuola-lavoro.

Se concordate con la nostra intervistata e ritenete che lo spazio dell’Unione Europea vada conosciuto meglio dagli studenti, vi segnaliamo anche la piattaforma web eTwinning, che offre alle scuole primarie e secondarie la possibilità di attivare gemellaggi elettronici tra scuole europee. Qui studenti e insegnanti possono comunicare, scambiarsi informazioni, condividere contenuti live, confrontandosi su pratiche di insegnamento innovative.

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