Alternanza scuola lavoro, richiesta bella presenza. Gli studenti scrivono alla Fedeli: intervenga

di redazione
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Lettera di Giammarco Manfreda, Coordinatore Nazionale Rete degli Studenti Medi 

“Egregia Ministra Valeria Fedeli,

siamo gli studenti che negli scorsi mesi sono scesi più volte nelle piazze per chiedere maggiore attenzione alle modalità con cui venivano attivati i percorsi di alternanza, per chiedere diritti e tutele, per chiedere che l’alternanza non dovesse essere un costo ulteriore che gravasse sulle nostre famiglie, per chieder quello che quindi dovrebbe essere un nostro diritto, dato dall’obbligatorietà, ovvero la garanzia che tutti si trovino ad affrontare unicamente percorsi di qualità.

A dicembre ci siamo confrontati durante gli Stati generale provando a fare un bilancio delle cose che non hanno funzionato negli anni dall’introduzione dell’obbligatorietà, e sulle misure necessarie per rendere quella pratica realmente un percorso formativo per tanti. Tralasciando le valutazioni di merito su una cosa ci troviamo d’accordo, tanto che anche lei stessa ha ribadito, come ci sia la necessità che l’alternanza sia una metodologia didattica e non altro, come purtroppo troppo spesso è accaduto. Un tema centrale nella discussione dell’Alternanza è senz’altro quello che va a stabilire i criteri con cui possono essere selezionate le aziende che ospitano i percorsi e come queste vadano ricercate all’interno del registro nazionale delle imprese.

Ed è proprio di questo su cui vogliamo concentrare l’attenzione, un‘inchiesta del Fatto Quotidiano racconta come tra i requisiti per fondamentali per frequentare alcuni percorsi, per lo più nel settore della ristorazione e del turismo, sia necessaria, prima di qualsiasi tipo di competenza, bella presenza, no piercing o tatuaggi. Ancora prima di competenze quali lingua o uso strumenti informatici, si chiede che uno studente abbia un bel aspetto. Tralasciando il fatto che sembra assurdo che le aziende possano imporre condizioni limiti agli studenti, al contrario le aziende non devono rispondere a nessun requisito di capacità formative, oltre quelle che garantisce la frequentazione di un determinato istituto e una determinata classe, vorremmo comprendere e capire la sensatezza di rendere parte di un percorso formativo suddetti soggetti e come il diritto di tutti ad una alternanza di qualità possa conciliarsi con queste discriminazioni alla base.

A questo punto dobbiamo tornare un attimo indietro e ragionare su quali sono gli scopi di tutto ciò e se queste clausole possano essere davvero imposte all’interno del mondo dell’istruzione che se da una parte ha necessità di incontro alla società in cui è immersa, non ha di certo il bisogno di apprendere e farsi imporre richieste di questo genere.

Per queste ragione le chiediamo che suddette attività vengano rimosse dalla possibilità di ospitare percorsi di alternanza qualora non ammettessero l’errore compiuto, insieme ad una revisione generale delle aziende presenti sul portale che contengono percorsi che anche se conditi da belle parole siamo sicuri non possano essere definiti come dall’alto valore formativo (magazziniere o semplice segretario).

Insieme a questo crediamo che sia fondamentale rendere operativo il prima possibile l’osservatorio nazionale sull’alternanza scuola lavoro per avviare una revisione complessiva dei percorsi presenti sul portale perché pensiamo che l’alternanza non può e non deve essere lo strumento con il quale i luoghi di cultura e conoscenza del nostro paese si piegano alle peggiori logiche che sfortunatamente sono diffuse nel nostro mondo del lavoro.
Anzi dovrebbe essere il modo per combatterle.

Giammarco Manfreda, Coordinatore Nazionale Rete degli Studenti Medi”

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