Alternanza scuola lavoro: il progetto è seguito solo dall’8,7% degli studenti dei tecnici e professionali, solo dal 2,7% dei liceali, maglia nera alla Basilicata

di Giulia Boffa
ipsef

GB – Si è svolta a Lecco la Seconda giornata nazionale sul tema dell’alternanza e , durante l’incontro, sono stati presentati i dati relativi ai progetti di alternanza scuola lavoro. Ce ne parla il Sole24Ore.

Ad una prima lettuta si registra una crescita del 20% nel numero di studenti coinvolti, saliti a quota 227mila nell’anno scolastico 2012-2013.

GB – Si è svolta a Lecco la Seconda giornata nazionale sul tema dell’alternanza e , durante l’incontro, sono stati presentati i dati relativi ai progetti di alternanza scuola lavoro. Ce ne parla il Sole24Ore.

Ad una prima lettuta si registra una crescita del 20% nel numero di studenti coinvolti, saliti a quota 227mila nell’anno scolastico 2012-2013.

Purtroppo non basta a far crescere il dato di utilizzo di questo strumento, che storicamente è sempre stato basso: oggi l’alternanza coinvolge appena l’8,7% degli studenti italiani, anche se è realizzata nel 45,6% delle scuole secondarie ma all’interno di questo campione lo squilibrio è evidente, con il 44,4% di istituti professionali, il 34,2% di istituti tecnici, il 20% dei licei.
Solo il 2,4% degli studenti liceali sperimenta concretamente la vita dell’impresa durante il proprio percorso di studio.

In Italia sono 3177 istituti coinvolti nel progetto, con un impegno annuo limitato ad un centinaio di ore: i risultati peggiori sono al sud, il primato negativo appartiene alla Basilicata con appena 74 ore all’anno.

Inoltre il 51,1% dei programmi di alternanza scuola-lavoro si sviluppa  nell’ambito di un percorso annuale, mentre solo l’11,1% abbraccia un triennio di studi.

Tra gli ostacoli principali all’organizzazione vi è la difficoltà delle scuole nel rivedere gli orari scolastici, fondamentale per prevedere l’uscita degli studenti e la loro presenza in azienda: solo il 22,1% delle scuole lo fa.

"C’è molto da fare – spiega il vice presidente per l’education di Confindustria Ivan Lo Bello – perché noi oggi subiamo un deficit di orientamento che provoca un forte disallineamento tra domanda e offerta di lavoro. L’azienda ha una funzione formativa essenziale e noi dobbiamo provare a cancellare l’idea, molto diffusa in Italia, che la cultura tecnica sia di serie B. Il nostro sistema scolastico va innovato"

"Eppure la strada è questa – aggiunge Giovanni Maggi, presidente di Confindustria Lecco – perché l’obiettivo finale per noi è sempre e comunque quello di trovare per i giovani un posto di lavoro: avvicinare i giovani alle imprese significa offrire maggiori chance e magari non costringerli ad emigrare".

 "In apparenza si tratta di cose semplici – aggiunge Marco Campanari, presidente della Fondazione Badoni – che tuttavia non si riescono a realizzare. Per noi si tratta di formazione sul campo, che dovrebbe avere pari dignità rispetto alle ore di lezione".

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