Alternanza scuola-lavoro: i pro e i contro secondo i protagonisti del mondo della scuola

di redazione

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L’Alternanza scuola-lavoro è forse il tema che più di altri incendia il dibattito pubblico sulla scuola e sull’istruzione, scatenando negli ultimi tempi un polverone di pareri, spesso polarizzati tra gli “assolutamente favorevoli” e gli “assolutamente contrari”. In ragione di ciò, attraverso le pagine del suo blog, il portale di orientamento alla formazione e al lavoro WeCanJob ha cercato di dare inizio a un dibattito sul tema, chiamando a raccolta i pareri dei protagonisti del mondo della scuola e della pubblica istruzione: quali sono i pro e i contro dell’alternanza? Quali minacce e quali opportunità si presentano?

A fornire il loro parere sono stati, nell’ordine, Christian Raimo (docente di scuola superiore, giornalista e scrittore), Giordano Checchetti (docente di suola superiore e responsabile dell’alternanza nell’ITIS “Michael Faraday” di Ostia), Francesca Picci (Coordinatrice Nazionale dell’UDS, il sindacato studentesco Unione degli Studenti) e Fabrizio Proietti (dirigente del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca).

Vediamo i punti più importanti emersi nelle quattro interviste.

Alternanza scuola-lavoro secondo i protagonisti della scuola

Sul versante “critico” si posiziona senza dubbio Christian Raimo, per il quale l’alternanza scuola-lavoro ha una contraddizione di fondo, ineliminabile, perché “in realtà non prevede alcuna impostazione pedagogica, secondo quanto invece dice la Costituzione, ma è un mascheramento del lavoro gratuito”. Una posizione che non lascia spazio a mezzi termini e che sottolinea come la scuola, piuttosto che dare alla società ciò che essa richiede in termini professionali, secondo quanto previsto dall’alternanza, dovrebbe invece formare persone che siano in grado di porsi in maniera critica nei suoi confronti. Infatti “a scuola” – sottolinea Raimo – “si studiano i disadattati sociali, come Dante, Leopardi, Spinoza, Galilei, tutti modelli di disadattamento sociale, nemici della società, e invece con il modello cui fa riferimento l’alternanza insegniamo agli studenti a come adattarsi alla società”. In questo quadro, l’alternanza andrebbe totalmente eliminata, in favore, per esempio, dell’insegnamento dell’educazione civica.

Anche Francesca Picci, rappresentante UDS, si posiziona sul versante “critico”. Da una parte, sottolinea come l’alternanza sia un dispositivo il cui scopo è alimentare “l’economia della promessa, ovvero l’idea per cui svolgendo percorsi di alternanza sarà più semplice per noi studenti trovare lavoro. Si tratta di un falso, in questo momento storico, perché l’alternanza scuola-lavoro non ci forma qualitativamente, bensì ci mette al lavoro”. Dall’altra, tuttavia, Picci auspica un futuro in cui l’alternanza sia “cogestita dagli studenti e dai docenti attraverso delle commissioni che, scuola per scuola, possano definire gli obiettivi formativi e valutare la reale incidenza di questi percorsi sulla formazione degli studenti”. Un’indicazione senza dubbio interessante, che mette in risalto la necessità di cooperazione nella definizione dei progetti.

Favorevole, invece, seppure con delle riserve legate all’impegno delle scuole, la posizione di Giordano Checchetti, responsabile dei percorsi di alternanza per l’ITIS “Michael Faraday” di Ostia. Secondo il docente, infatti, dei percorsi di alternanza in armonia con le esigenze e le vocazioni di un territorio avrebbero senza dubbio un impatto favorevole sulla vita dei ragazzi, perché metterebbero in campo anche la tanto citata meritocrazia: l’alternanza, infatti, serve anche “per avvicinare le distanze tra scuola e mondo reale. Deve passare il messaggio che chi è in gamba, motivato, preparato e ‘preciso’ […] trova lavoro alla fine di cinque anni di scuola, anche senza la famigerata raccomandazione”. Naturalmente, sottolinea Checchetti, anche l’alternanza ha bisogno di una fase di rodaggio, nella quale necessariamente emergono dei problemi: “Partendo da problemi oggettivi, bisogna trovare i giusti correttivi e il giusto cammino. […] Vediamo di fare tanti piccoli passi e non divertiamoci a demonizzare e distruggere ogni cosa del nostro Paese. A volte noi italiani in questo siamo veramente autodistruttivi e autolesionisti. Voglio dire: se i problemi ci sono, si trovano le soluzioni e miglioriamo…”.

Anche Fabrizio Proietti, dirigente MIUR, spende parole di tono positivo per l’alternanza, cogliendo il suo ruolo fondamentale di messa in comunicazione tra scuola e lavoro, ruolo che, andando al di là della trasmissione di competenze, potrebbe servire anche per contrastare uno dei maggiori problemi della scuola italiana: la dispersione. “Il fatto di venire a contatto con il mondo del lavoro” sottolinea Proietti “offre agli studenti l’opportunità di toccare con mano la realtà lavorativa che un domani più o meno prossimo costituirà l’ambiente in cui si muoveranno e, quindi, di orientare le loro scelte, anche relative agli studi superiori (ITS, Università, ecc.), più consapevolmente. Inoltre, l’esperienza on the job può risvegliare l’interesse di quei ragazzi più inclini agli aspetti operativi, combattendo in tal modo il fenomeno della dispersione scolastica”. Le criticità emerse nell’utilizzo dell’alternanza, di sicuro presenti, non devono tuttavia offuscare il dibattito: “Le notizie di studenti che fanno esperienze di alternanza di bassa qualità” continua infatti Proietti “sovrastano spesso quelle di giovani (e sono tanti) inseriti in percorsi di successo, qualificanti […]. Credo che il dibattito che interessa l’alternanza, come tutti i dibattiti aperti in occasione dell’introduzione di grandi novità, debba essere condotto in maniera serena e obiettiva, evidenziando le criticità che inevitabilmente il sistema comporta, ma anche mettendo in luce gli innumerevoli aspetti da cui gli studenti possono trarre vantaggio”.

Facendo nostre le parole di Proietti, concludiamo dunque augurandoci che il dibattito sull’alternanza abbia la possibilità di svilupparsi secondo un registro sereno e obiettivo, sottolineando tanto i punti negativi quanto i positivi, in attesa che l’alternanza possa arrivare a definirsi nella maniera migliore possibile per il sistema formativo italiano e per i ragazzi delle scuole superiori.

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