Alternanza scuola lavoro. Novità della Riforma della scuola, ma non tutto sta filando liscio

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Da quest'anno, in base alla legge 107/2015, le classi terze delle nostre scuole secondarie di secondo grado dovranno avviare i percorsi di alternanza scuola-lavoro, per un totale di poco meno di 70 ore a testa tra svolgere in azienda per un totale di mezzo milione di studenti che varcheranno i cancelli e i portoni di aziende e uffici.

Da quest'anno, in base alla legge 107/2015, le classi terze delle nostre scuole secondarie di secondo grado dovranno avviare i percorsi di alternanza scuola-lavoro, per un totale di poco meno di 70 ore a testa tra svolgere in azienda per un totale di mezzo milione di studenti che varcheranno i cancelli e i portoni di aziende e uffici.

Entro la fine del percorso quinquennale, gli studenti del liceo dovranno aver fatto 200 ore totali, 400 invece gli allievi di tutti gli altri istituti tecnici e professionali.

Negli istituti tecnici e professionali di molte province specie al Nord del nostro Paese l’alternanza scuola lavoro è una prassi consolidata da decenni anche grazie alla collaborazione di migliaia di imprese che si sono prestate negli anni per accogliere gli studenti e al lavoro certosino dei docenti utilizzati dalle scuole in questo compito.

La Riforma Renzi ha potenziato l’esperienza e la normativa sul lavoro fa diventare lavoratori, sia pure temporanei, gli studenti che frequenteranno gli stages con annessi problemi di sicurezza, formali e sostanziali.

Ma alcuni deputati tra i quali Manuela Ghizzoni e Simona Malpezzi hanno sollecitato con un’interrogazione parlamentare a risposta immediata il governo ad affrontare alcuni problemi che stanno rallentando l’avvio della novità.

"Attualmente – si legge nell’interrogazione – si ravvisano molteplici difficoltà che le scuole superiori stanno incontrando nel rivolgersi agli enti pubblici e privati per avviare questa parte della riforma molto importante per la formazione completa degli studenti, difficoltà, il più delle volte, motivate da una scarsa conoscenza della normativa e da una certa diffidenza nell'aprire certe istituzioni al mondo della scuola”.

Per questo i parlamentari interroganti hanno chiesto “quali iniziative il Ministro interrogato intenda adottare per rimuovere tali ostacoli e per dare certezze al percorso formativo dei ragazzi”.

Sarebbe singolare, come hanno notato in tanti, per il governo ammettere che le aziende italiane siano restie ad aprire le porte ai nostri studenti dopo che il ministro del lavoro Giuliano Poletti aveva accusato i nostri alunni di fare vacanze troppo lunghe e che invece dovrebbero essere interrotte da periodi da trascorrere in azienda a contatto con il mondo del lavoro. A breve la risposta del Miur.

 

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