Alternanza scuola-lavoro, l’appello di Mattarella: “Mai più morti assurde”

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“Saluto cordialmente tutti i presenti, rivolgendomi con speciale affetto ai familiari di Lorenzo Parelli che ringrazio per la loro presenza. Sono qui anzitutto per esprimere la mia vicinanza e la mia partecipazione all’immenso, insanabile dolore dei genitori, della sorella, degli amici e compagni di Lorenzo. È una ferita profonda che interroga l’intera comunità, a cominciare dalla quella scolastica di cui era parte, dai ragazzi e gli insegnanti del suo corso di formazione professionale”.

Così il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, a Udine all’Istituto Salesiano “G. Bearzi”, il Centro formazione professione dell’Istituto salesiano, che era frequentato da Lorenzo Parelli, il 18enne morto lo scorso gennaio, schiacciato da una putrella – una trave d’acciaio – durante l’ultimo giorno di stage nell’ambito di un percorso scuola-lavoro.

“La natura del suo percorso formativo – sottolinea Mattarella – lo aveva portato in azienda. Ma è accaduto ciò che non può accadere, ciò che non deve accadere. La morte di un ragazzo, di un giovane uomo, con il dolore lancinante e incancellabile che l’accompagna è qui a interrogarci affinché non si debbano più piangere morti assurde sul lavoro”.

“La crescita complessiva del livello di istruzione e, in essa, della formazione tecnica e professionale qualificata, è fondamentale. Cambia la vita delle persone. Esperienze come questa in cui ci troviamo – è stato opportunamente sottolineato – sono uno strumento di forte contrasto alla dispersione scolastica e, sovente, sollecitano il raggiungimento di un titolo di studio secondario superiore”.

Prima del capo dello Stato ha parlato Matteo Lorenzon, uno dei ragazzi della scuola. “Ha dato voce – a nome di tanti – a un’amicizia che mai verrà meno – ha detto il presidente – Il segno di Lorenzo è destinato a rimanere nella vita di chi lo ha conosciuto, di chi lo ha amato, di chi ha apprezzato la sua passione. Ringrazio don Lorenzo Teston e il professor Giulio Armano per le parole che mi hanno rivolto”. 

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