Alternanza scuola lavoro, facciamo in modo che funzioni. Lettera

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Scrivo in risposta al Signor Giuseppe Firinu che nell’articolo pubblicato da Orizzonte Scuola il 5 Marzo riconosce all’Alternanza Scuola/Lavoro “la medaglia all’inutilità, allo sfruttamento, all’inganno e all’idiozia!”

Non conosco né lei né le sue esperienze e sono realmente dispiaciuta che l’ambiente in cui opera abbia causato il disastro che trapela da ogni sua parola.

Sono una docente di 52 anni, recentemente assunta in ruolo dal Ministero della Pubblica Istruzione, dopo 20 anni di onorato e vario servizio nelle scuole della Provincia di Reggio Emilia.

Nel mio curriculum ho riportato 36 contratti di lavoro, ho svolto incarichi di docente di scuola secondaria di primo e secondo grado, insegnante di sostegno, collaboratrice di presidenza, docente formatore, direttore organizzativo di eventi culturali, concorsi musicali, concerti e spettacoli, ho scritto anche un libro di testo ed infine sono stata membro di commissione dell’ultimo concorso regionale…eppure ho atteso 20 anni per l’assunzione in ruolo.

Nonostante tutto questo non mi sono mai permessa di sputare nel piatto in cui a malapena mangiavo!
Perché? Perché credo fermamente nel mio lavoro che so appartenere alla Pubblica Amministrazione e sono consapevole di dover applicare ciò che la legge dello Stato prevede.

Non creda, caro signore, che ciò significhi essere sempre convinti che tutto funzioni …ho semplicemente utilizzato la mia libertà di docente per fare sempre “del mio meglio”.
Posso comunque assicurare che nessuno dei Ministri dell’Istruzione per i quali ho lavorato (e sono stati molti) ha minimamente scalfito la mia idea di scuola, anche se ho sempre osservato le normative imposte dallo Stato. Noi docenti dobbiamo applicare gli strumenti che ci sono messi a disposizione divenendo Culturalmente Alternativi!

Quando ho preso servizio nella mia attuale e “tanto sospirata” sede ero consapevole di dovermi impegnare in un progetto di Istituto, poiché sono “una docente dell’organico potenziato” (questa qualifica mi mancava nel curriculum…).
Mi sono rimboccata le maniche ed insieme ad una Dirigente” illuminata” (anche i Presidi non sono tutti da scartare come molti insegnanti lasciano intendere) ho elaborato un progetto per il PTOF che rendesse l’Alternanza Scuola/Lavoro una vera opportunità formativa.

Nell’Istituto Superiore Liceale in cui lavoro ho trovato colleghi competenti e disposti a mettersi in gioco: abbiamo compreso che la vera progettualità è dentro all’Istituto!

Noi non rinunciamo a formare personalmente i nostri studenti, ci siamo aggiornati e offriamo loro la formazione sulla sicurezza, sui diritti e doveri, sulla comunicazione. Abbiamo istituito una commissione specifica sull’Alternanza che coinvolge i docenti rappresentanti di tutti gli indirizzi di studio, oltre al docente referente del gruppo di sostegno.
Simuliamo colloqui di lavoro specifici, progettiamo allestimenti museali con partners d’eccellenza, sul tema dell’inclusione, organizziamo anche corsi di Inglese per adulti, gestiti dai nostri ragazzi…e tanto altro ancora!

Non interrompiamo l’attività didattica per mandarli in stage: i nostri ragazzi effettuano l’alternanza Scuola/Lavoro con cadenza settimanale pomeridiana durante l’anno scolastico, oppure con frequenza intensiva in periodo estivo. Abbiamo selezionato i nostri Partners aziendali attraverso il monitoraggio (che non è riservato solo agli studenti) e abbiamo operato scelte anche controcorrente.
Personalmente dedico alla scuola tre ore di docenza e quindici ore settimanali all’Alternanza/Scuola/Lavoro, sette delle quali le utilizzo per ricevere gli studenti, allo scopo di progettare insieme il loro percorso formativo.

Molti di loro, dopo il secondo anno di esperienza, stanno definendo il loro orientamento in uscita consapevoli di insospettate competenze emerse proprio in occasione dello stage.
Nessuno si sente sfruttato e i genitori riconoscono la validità dell’esperienza lavorativa che per i liceali ha un doppio valore perché finalmente sperimentano che le abilità e le conoscenze solo se esercitate sul territorio possono divenire competenze.

Il mondo è in trasformazione, caro Signor Firinu e anche se non ci è dato sapere quanto durerà il nostro viaggio, dobbiamo sempre ricordare che la vera scoperta è la strada che percorriamo per raggiungere la meta.
I ragazzi viaggiano velocemente e con entusiasmo, ma se non riusciamo più a tenere il loro passo non dobbiamo denigrare il loro percorso.

Ieri, mentre rientravo a casa qualcuno mi ha salutato ad alta voce da lontano…ho immediatamente riconosciuto uno dei miei tanti studenti, ormai cresciuto…uno di quelli che non ti dimentichi perché ti ha fatto sudare molte camicie!
In cinque minuti mi ha raccontato gli ultimi anni di adolescenza tribolata per la fatica di comprendere cosa fare da grande. Ora è felice, ha aperto un’attività di ristorazione e migliorato la sua autostima, non ha proseguito gli studi e ha voluto mettersi in gioco – “a scuola non era possibile farlo, Prof.”, mi ha detto come per scusarsi.

Ho corretto la sua frase sorridendo – “non ERA possibile farlo, caro!”.
Buona strada Sig.Giuseppe
Senza rancore
Prof.ssa Patrizia Vezzani

Alternanza scuola-lavoro, medaglia all’inutilità, allo sfruttamento, all’inganno e all’idiozia! Lettera

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